I mercati finanziari asiatici hanno archiviato una seduta prevalentemente positiva, in un contesto complesso caratterizzato da una serie di eventi macroeconomici e geopolitici che stanno ridisegnando gli equilibri globali. A trainare i listini è stato principalmente il comparto tecnologico, spinto da un rinnovato ottimismo sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Tuttavia, a tenere banco sono soprattutto le notizie provenienti dagli Stati Uniti, dove un’indagine penale nei confronti del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, sta indebolendo il dollaro e alimentando la corsa verso i beni rifugio.
L’impatto dell’indagine su Jerome Powell e la reazione dei mercati
La notizia che il Dipartimento di Giustizia statunitense ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell ha scosso i mercati. L’inchiesta riguarda la ristrutturazione della sede centrale della Fed a Washington e la possibilità che Powell abbia fornito informazioni non veritiere al Congresso riguardo alla portata e ai costi del progetto. Powell ha definito l’azione “senza precedenti”, suggerendo che si tratti di un pretesto utilizzato dall’amministrazione Trump per esercitare pressioni sulla banca centrale e influenzarne le decisioni sui tassi di interesse. Questo scontro istituzionale ha introdotto un elemento di incertezza sulla credibilità e l’indipendenza della Fed, spingendo gli investitori a ricalibrare le proprie strategie.
La conseguenza più immediata è stata un indebolimento del dollaro statunitense sui mercati valutari internazionali. Questo calo ha favorito, di riflesso, le piazze asiatiche, rendendo più convenienti gli asset denominati in altre valute. Sul fronte valutario, lo yen giapponese si è rafforzato sia sul dollaro, attestandosi a un livello di 158,03, sia sull’euro, scambiato a 184,41.
Performance delle borse asiatiche: Tokyo e la Cina guidano i rialzi
In questo scenario, la maggior parte delle borse della regione Asia-Pacifico ha chiuso in territorio positivo. Ecco una panoramica dettagliata delle principali piazze finanziarie:
- Tokyo: L’indice Nikkei 225 ha registrato un solido rialzo dell’1,6%, trainato dai titoli tecnologici e dall’indebolimento relativo dello yen che favorisce le esportazioni.
- Cina: Le borse cinesi hanno mostrato un andamento positivo, con l’indice di Shanghai che ha guadagnato l’1% e quello di Shenzhen che ha messo a segno un progresso dell’1,9%.
- Hong Kong: L’indice Hang Seng è salito dell’1,2%, in linea con il sentiment positivo della regione.
- Seul: La borsa sudcoreana ha chiuso con un incremento dello 0,8%.
- Mumbai: In controtendenza, l’indice BSE Sensex ha registrato una flessione dello 0,6%, risentendo di dinamiche interne specifiche.
Oro e Argento: la corsa ai beni rifugio tocca nuovi record
L’incertezza generata dall’indagine sulla Fed e dalle tensioni geopolitiche ha innescato una forte domanda di beni rifugio. L’oro ha superato per la prima volta la soglia storica dei 4.600 dollari l’oncia, con i future che hanno toccato un massimo di 4.600,33 dollari. Anche l’argento ha partecipato al rally, aggiornando i propri massimi e sfiorando gli 85 dollari l’oncia. Questi movimenti riflettono la ricerca di protezione da parte degli investitori in un contesto di potenziale instabilità istituzionale e finanziaria.
Tensioni in Iran e l’impatto sul prezzo del petrolio
A complicare ulteriormente il quadro internazionale contribuiscono le crescenti tensioni in Iran. Le proteste interne al paese e la dura repressione del regime stanno alimentando i timori di possibili interruzioni nell’offerta di greggio. L’Iran è un produttore chiave dell’OPEC e qualsiasi instabilità nella regione può avere ripercussioni significative sui prezzi energetici globali. Di conseguenza, il prezzo del petrolio ha registrato un rialzo, con il WTI che si è riportato in area 59 dollari al barile. Gli operatori monitorano attentamente l’evolversi della situazione, così come le mosse degli Stati Uniti, che stanno valutando diverse opzioni in risposta alla crisi.
Dati macroeconomici e prospettive future
La giornata è stata relativamente scarna di dati macroeconomici di rilievo. Dall’Eurozona è atteso l’indice Sentix sulla fiducia degli investitori, che fornirà indicazioni sullo stato d’animo degli operatori economici nel Vecchio Continente. I dati preliminari indicano un miglioramento superiore alle attese, con l’indice salito a -1,8 punti a gennaio, il livello più alto da luglio 2025. Questo segnale, seppur in territorio ancora negativo, suggerisce un cauto ottimismo per l’economia europea, sostenuta in parte dalla crescita in altre aree del mondo.
In conclusione, i mercati si trovano a navigare in acque agitate, tra le incertezze politiche negli Stati Uniti, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le dinamiche complesse del settore tecnologico. La reazione degli investitori nelle prossime sedute dipenderà in gran parte dagli sviluppi dell’indagine su Powell e dalla capacità delle banche centrali di mantenere la stabilità in un contesto globale sempre più imprevedibile.
