Un segnale inquietante, un atto che scuote le fondamenta delle istituzioni nel cuore di Napoli. Lo scorso 2 gennaio, alla ripresa delle attività dopo le festività, è stata fatta una scoperta allarmante all’interno del Palazzo di Giustizia: un colpo d’arma da fuoco ha perforato e mandato in frantumi una delle vetrate della Torre C del centro direzionale, al dodicesimo piano, dove hanno sede gli uffici della Procura Generale. Un evento di una gravità eccezionale, non solo per il luogo simbolico colpito, ma anche perché a quel piano si trova l’ufficio del Procuratore Generale, Aldo Policastro.
LA SCOPERTA E I PRIMI RILIEVI
Il foro nel vetro, netto, è stato notato alla riapertura degli uffici. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della Polizia di Stato e della Polizia Scientifica per i rilievi del caso. L’ogiva del proiettile è stata rinvenuta sul pavimento all’interno dei locali, un elemento cruciale per le indagini balistiche. Secondo le prime analisi, il colpo sarebbe stato esploso da un fucile, ma gli accertamenti per determinare con esattezza calibro, traiettoria e arma utilizzata sono ancora in corso e si preannunciano complessi. La traiettoria del proiettile, che ha perforato la vetrata ad altezza uomo, suggerisce che lo sparo non sia partito dal livello della strada, ma da un punto più elevato, forse un edificio di fronte, o con una traiettoria quasi orizzontale.
LE IPOTESI AL VAGLIO DEGLI INQUIRENTI
Le indagini, attualmente coordinate dalla Procura di Napoli, potrebbero essere trasferite per competenza ai magistrati di Roma, come previsto dalla legge quando la parte lesa è un ufficio giudiziario del distretto napoletano. Sul tavolo degli investigatori, guidati dalla Squadra Mobile, ci sono diverse ipotesi, nessuna esclusa a priori.
- Il proiettile vagante di Capodanno: È la pista al momento considerata più probabile. L’episodio potrebbe essere la conseguenza dei selvaggi “festeggiamenti” di fine anno, una pratica purtroppo diffusa a Napoli e provincia, dove l’esplosione di colpi d’arma da fuoco in aria è una consuetudine pericolosa. A sostegno di questa tesi, vi è un altro episodio avvenuto nella stessa notte di San Silvestro: fori di proiettile sono stati trovati anche sulle finestre della sede dell’EAV, l’azienda di trasporto pubblico locale.
- L’atto intimidatorio: Non si può escludere la matrice dolosa. Colpire un simbolo della giustizia, e in particolare il piano dove opera il Procuratore Generale, potrebbe rappresentare un messaggio intimidatorio da parte della criminalità organizzata o di altri ambienti. Questa ipotesi, sebbene meno accreditata al momento, viene vagliata con la massima attenzione.
- L’ipotesi del drone modificato: Una terza via, considerata più remota ma non impossibile, è quella dell’utilizzo di un drone modificato per sparare il colpo. Questa tecnologia, seppur complessa, consentirebbe di avvicinarsi all’obiettivo con precisione e da angolazioni altrimenti difficili.
LE REAZIONI: “CLIMA DI DELEGITTIMAZIONE”
L’episodio ha suscitato un’ondata di sdegno e preoccupazione. Il procuratore generale Aldo Policastro ha definito il fatto “grave e spiacevole”, riponendo massima fiducia negli organi investigativi e assicurando che “l’attività dell’Ufficio prosegue con la consueta continuità e serenità”.
Durissima la presa di posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) di Napoli, che in una nota ha parlato di “effetto di un crescente e perdurante clima di delegittimazione quotidiana della Magistratura”. Secondo l’ANM, questo clima rischia di “rendere concrete tanto condotte violente quanto gesti istintivi e non ragionati ai danni della istituzione, dei suoi luoghi e dei suoi simboli”. L’associazione ha ribadito con forza la necessità di rafforzare le misure di sicurezza a tutela di magistrati e personale amministrativo.
Anche don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, ha espresso vicinanza e solidarietà, definendo l’accaduto un “atto vile e violento” contro un luogo che “nella tutela dei diritti, rappresenta la nostra Costituzione”.
UN CONTESTO PREOCCUPANTE
L’evento si inserisce in un contesto più ampio di violenza e uso sconsiderato delle armi da fuoco che affligge la città di Napoli. La pratica delle cosiddette “stese”, raid armati con spari in aria a scopo intimidatorio, e l’abitudine di celebrare ricorrenze sparando, creano una situazione di pericolo costante. Colpire, anche solo accidentalmente, un’istituzione come la Procura Generale, rappresenta un salto di qualità che non può e non deve essere sottovalutato. Le indagini proseguono nel massimo riserbo, mentre la città attende risposte su un gesto che ha ferito non solo una vetrata, ma il senso stesso della legalità e della sicurezza.
