Roma – La questione della sicurezza urbana torna a surriscaldare l’arena politica, creando una vistosa crepa all’interno della maggioranza di governo. A innescare la polemica è il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, che con una nota dai toni decisi ha rivendicato la necessità di rafforzare la presenza dei militari nelle città, puntando il dito contro chi, all’interno della stessa coalizione, mostrerebbe un cambio di rotta rispetto a una misura considerata un baluardo del centrodestra.

Le origini dello scontro: l’Operazione “Strade Sicure”

Al centro del contendere vi è l’operazione “Strade Sicure”, avviata il 4 agosto 2008 durante il quarto governo Berlusconi, con Ignazio La Russa, oggi Presidente del Senato, allora Ministro della Difesa. Nata come misura eccezionale per specifiche esigenze di prevenzione della criminalità in aree metropolitane, l’operazione è diventata negli anni la più longeva e capillare missione delle Forze Armate sul territorio nazionale. I militari, con la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, vengono posti a disposizione dei prefetti per servizi di vigilanza a siti sensibili e pattugliamenti congiunti con le Forze di Polizia.

La dichiarazione di Romeo riaccende i riflettori su questa misura, sottolineandone la paternità politica: “I soldati in strada con compiti di sicurezza furono introdotti nel 2008 dal governo Berlusconi, con il ministro della Difesa di allora Ignazio La Russa”. Un richiamo storico che serve a marcare una continuità ideale che, secondo il leghista, oggi verrebbe messa in discussione.

L’affondo della Lega e le critiche interne alla maggioranza

Il capogruppo leghista non usa mezzi termini e accusa direttamente una parte della maggioranza di incoerenza. “Ci chiediamo perché, oggi, nella maggioranza ci sia chi cambia idea e si comporta come i governi di centrosinistra”, afferma Romeo. Nel mirino, neanche troppo velato, finiscono le recenti dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, che si era mostrato più in linea con la posizione del Ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo cui “i soldati devono fare i soldati”.

Romeo contesta questa visione, evocando il presunto “effetto deterrenza” dei militari, considerato più efficace di molte normative. La Lega, ribadisce, considera la sicurezza una priorità assoluta e vede nell’aumento dei contingenti uno strumento imprescindibile, soprattutto in aree critiche come le stazioni ferroviarie, recentemente al centro delle cronache per episodi di criminalità.

La polemica si innesta anche sulla gestione passata dell’operazione. Romeo ricorda come il governo Conte II abbia progressivamente ridotto il contingente, una decisione che la Lega critica aspramente. Fonti giornalistiche confermano che la legge di Bilancio per il 2021, approvata durante quel governo, stabilì una progressiva diminuzione dei militari impiegati, pur prorogando la missione.

Un dibattito complesso: efficacia, costi e ruolo delle Forze Armate

La posizione della Lega, tuttavia, si scontra con una visione più complessa del problema. Da un lato, ci sono i dati che, nel corso degli anni, sono stati presentati a sostegno dell’efficacia dell’operazione. Nel 2017, a nove anni dal suo avvio, l’Esercito comunicava un bilancio di oltre 15.500 arresti e quasi 2,9 milioni di persone controllate. Dall’altro, emergono critiche e perplessità non solo dall’opposizione, ma anche da settori tecnici e militari.

Il Ministro Crosetto, ad esempio, ha più volte sottolineato come l’impiego massiccio in compiti di ordine pubblico distolga i militari dalle loro funzioni primarie, in un contesto internazionale sempre più teso che richiederebbe un organico pienamente operativo per la difesa. A ciò si aggiungono le voci dei sindacati di polizia, come il MOSAP, che pur accogliendo con favore ogni iniziativa per aumentare la sicurezza, ribadiscono che la gestione dell’ordine pubblico non può essere delegata ai militari o alla vigilanza privata, ma richiede più agenti di polizia, con formazione e competenze specifiche.

Inoltre, l’operazione “Strade Sicure” è stata spesso descritta come una misura nata per rispondere a un’emergenza percepita, ma trasformatasi in una soluzione strutturale, forse per sopperire a carenze di organico nelle forze di polizia. Un impiego che, secondo alcuni analisti, rischia di non essere il più adeguato per le professionalità delle Forze Armate.

Le prospettive future: tra potenziamento e ripensamento

Il governo Meloni si trova ora a gestire questa divergenza interna. Se da un lato la Lega spinge per un potenziamento, in linea con le promesse elettorali, dall’altro il Ministro della Difesa esprime una linea più prudente. Recentemente, sono stati stanziati fondi per incrementare il contingente di 1.400 unità, portando il totale a 6.800 soldati, con un focus particolare proprio sulle stazioni ferroviarie. La legge di bilancio per il 2025 ha inoltre prorogato fino al 2027 l’impiego di 800 unità per l’operazione “Stazioni Sicure”.

La discussione rimane aperta: “Strade Sicure” è ancora uno strumento valido ed efficace o è giunto il momento di ripensare il ruolo dei militari nella sicurezza interna, investendo maggiormente sulle Forze di Polizia? La frattura nella maggioranza dimostra come la risposta a questa domanda non sia affatto scontata e rifletta visioni diverse non solo sulla gestione della sicurezza, ma sul ruolo stesso dello strumento militare.

Di veritas

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