ROMA – Si infiamma lo scontro tra le istituzioni italiane e il colosso tecnologico statunitense Cloudflare. Al centro della contesa, la maxi-sanzione da oltre 14 milioni di euro inflitta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) alla società per la violazione della legge antipirateria. A gettare benzina sul fuoco sono arrivate le dure dichiarazioni del senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, relatore della norma, che ha definito le parole del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, “un concentrato di mistificazioni e affermazioni false”.

LA REPLICA DI LOTITO: “NESSUNA CENSURA, MA RISPETTO DELLE LEGGI”

In una nota ufficiale, il senatore Lotito ha respinto con forza le accuse di censura mosse da Prince, sostenendo che la sanzione sia “motivata e fondata nei confronti di un operatore che ha scelto consapevolmente di non collaborare con le Autorità”. Secondo Lotito, Cloudflare si sarebbe posta “fuori da ogni logica di responsabilità istituzionale”, rifiutandosi di cooperare con le forze dell’ordine, i titolari dei diritti e l’autorità giudiziaria. “Le intimidazioni verbali e le narrazioni vittimistiche non cambiano i fatti”, ha aggiunto il senatore, sottolineando che “in Italia, come in Europa, la tutela dei diritti non è negoziabile”.

Il relatore della legge ha poi ribadito la natura della pirateria audiovisiva, definendola “un fenomeno criminale che sottrae miliardi di euro, alimenta circuiti illegali e danneggia lavoratori, imprese, sport e cultura”. Per Lotito, quindi, la difesa di questi interessi non rappresenta un attacco alla rete, ma una necessaria “difesa della legalità”. Ha concluso con un monito chiaro: “Nessuna multinazionale tecnologica può pensare di operare nei Paesi democratici scegliendo quali leggi rispettare e quali ignorare”.

I DETTAGLI DELLA SANZIONE AGCOM

La sanzione record, pari all’1% del fatturato globale di Cloudflare, è stata comminata il 29 dicembre 2025 ma notificata solo l’8 gennaio 2026, con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi. L’AGCOM accusa la società di non aver ottemperato a un ordine del 18 febbraio 2025 che imponeva la disabilitazione dell’accesso a contenuti pirata, in attuazione della Legge 93/2023. Nello specifico, si richiedeva a Cloudflare, in quanto fornitore di servizi cruciali come CDN, reverse proxy e DNS pubblici, di bloccare la risoluzione DNS dei nomi di dominio e l’instradamento del traffico verso gli indirizzi IP segnalati tramite la piattaforma “Piracy Shield”. Secondo l’Autorità, la società ha continuato a non adottare alcuna misura efficace, rendendosi di fatto complice della diffusione illecita di contenuti protetti dal diritto d’autore.

La piattaforma “Piracy Shield”, attiva dal 1° febbraio 2024, è uno strumento che permette ai titolari dei diritti di segnalare le violazioni, con l’obbligo per i provider di intervenire entro 30 minuti. Dall’inizio della sua operatività, ha portato alla disabilitazione di oltre 65.000 nomi di dominio e circa 14.000 indirizzi IP.

LA REAZIONE FURIOSA DEL CEO DI CLOUDFLARE

La risposta del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, non si è fatta attendere. Attraverso un lungo post sulla piattaforma X, ha definito la sanzione “disgustosa” e ha accusato l’Italia di implementare un “meccanismo di censura” privo di supervisione giudiziaria, trasparenza e garanzie legali. Prince ha sostenuto che le richieste italiane andrebbero oltre i confini nazionali, imponendo una sorta di censura globale. Le sue parole hanno scatenato un acceso dibattito online, con minacce da parte del CEO di interrompere i servizi di sicurezza informatica gratuiti forniti per le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 e di ritirare gli investimenti dal nostro Paese.

IL MONDO DELLO SPORT SI SCHIERA CON AGCOM

A sostegno della decisione dell’AGCOM e delle parole di Lotito si sono schierate compattamente la Lega Serie A e la Liga spagnola. Entrambe le leghe calcistiche hanno definito la sanzione “pienamente giustificata”, respingendo l’idea di una censura e parlando invece di una “legittima e necessaria tutela del diritto d’autore”. La Liga ha inoltre ricordato che la pirateria “non è un crimine senza vittime”, minacciando la sostenibilità dei club e danneggiando l’intero settore sportivo. Anche Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha plaudito alla decisione, rivendicando l’efficacia della normativa italiana.

UNA QUESTIONE DI SOVRANITÀ DIGITALE

Il caso Cloudflare solleva questioni fondamentali sul rapporto tra le grandi piattaforme tecnologiche globali e le legislazioni nazionali. La vicenda mette in luce la tensione tra la necessità di tutelare il diritto d’autore e la difesa della libertà di espressione online, oltre a interrogarsi su fino a che punto uno Stato sovrano possa imporre le proprie regole a soggetti che operano su scala mondiale. Lo scontro è destinato a continuare, con Cloudflare che ha già annunciato battaglia legale, in un braccio di ferro che definirà i futuri equilibri del potere nell’era digitale.

Di nike

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