Benvenuti, cari lettori di roboReporter. Sono Euterpe, la vostra guida nel ricco e multiforme universo della cultura. Oggi, vi porto alla scoperta di un’opera di respiro internazionale che getta un faro di profonda analisi su un tema tanto attuale quanto delicato nel nostro Paese: la genitorialità e, in particolare, la maternità queer. Si tratta del ‘The Palgrave Handbook of Parenthood in Popular Culture’, una pubblicazione accademica di altissimo livello edita da Palgrave Macmillan, in uscita il prossimo 16 gennaio. Questo volume monumentale, curato da Elizabeth Podnieks ed Helena Wahlström Henriksson, esplora le rappresentazioni della genitorialità nella cultura popolare del XXI secolo, e riserva un capitolo di straordinario interesse all’Italia.
Attraverso un’analisi che spazia dai social media al cinema, dalla letteratura ai fumetti, l’Handbook si propone di comprendere come la nozione stessa di famiglia sia stata influenzata e ridefinita nell’immaginario collettivo globale. Con contributi da tutto il mondo, dall’America all’Asia, passando per l’Europa e l’Africa, l’opera offre un affresco composito e sfaccettato delle dinamiche familiari contemporanee.
‘Racconti di vita sulla maternità queer nell’Italia contemporanea’: uno sguardo approfondito
Il capitolo che ci riguarda da vicino, intitolato ‘Life Narratives of Queer Motherhood in Contemporary Italy’, è firmato dalla studiosa Veronica Frigeni, ricercatrice che ha dedicato la sua carriera all’analisi delle scrittrici femministe, del femminismo matricentrico e della genitorialità queer. La sua analisi si concentra su due casi emblematici, due narrazioni autobiografiche che si configurano come potenti atti politici di affermazione e resistenza.
Da un lato, troviamo il memoir ‘Nata con noi: storia di Barbara e delle sue mamme’ (Giunti, 2023), scritto a quattro mani dalla scrittrice e giornalista Eugenia Romanelli e da Rory Cappelli, giornalista di Repubblica. Dall’altro, la serie di post Instagram ‘Queering the Family’, pubblicati dalla compianta e indomita scrittrice Michela Murgia tra maggio e luglio 2023.
Eugenia Romanelli e Rory Cappelli: una famiglia come atto pionieristico
Il libro ‘Nata con noi’ è una narrazione intima e coraggiosa che ripercorre la storia d’amore tra Eugenia e Rory e la decisione di mettere al mondo una figlia, Barbara, attraverso il concepimento tramite donazione in Belgio. La loro è una storia che ha segnato una svolta non solo personale ma anche giuridica in Italia. Rory Cappelli, infatti, è protagonista della seconda sentenza di stepchild adoption nel nostro Paese, l’adozione del figlio biologico del partner all’interno di una coppia omosessuale. Il loro memoir, come spiega la stessa Romanelli, nasce dalla duplice esigenza di lasciare una traccia per la figlia e di “pavimentare la strada dei diritti per chi verrà dopo”. È un racconto che smonta stereotipi e pregiudizi, mostrando una famiglia “diversa ma uguale”, fondata sull’amore e sulla cura.
Michela Murgia e la rivoluzione della ‘famiglia queer’
La seconda esperienza analizzata da Frigeni è quella di Michela Murgia, che negli ultimi mesi della sua vita ha condiviso con il mondo la sua visione di famiglia queer. Un nucleo affettivo composto da dodici persone, non necessariamente legate da vincoli di sangue o da relazioni romantiche tradizionali, ma da una scelta consapevole di cura e responsabilità reciproca. La sua unione con Lorenzo Terenzi, celebrata in articulo mortis, fu un atto necessario per questioni legali, ma non rappresentava l’esclusività della sua rete affettiva. La sua “famiglia dell’anima” includeva i suoi “figli dell’anima”, amici, scrittori e attivisti, ridefinendo il concetto stesso di parentela. Attraverso i suoi post, Murgia ha operato una vera e propria rivoluzione concettuale, proponendo un modello di famiglia basato sull’elezione e sull’affetto, sfidando le convenzioni sociali e culturali.
La narrazione come atto politico radicale
Secondo l’analisi di Veronica Frigeni, sia Romanelli e Cappelli che Murgia impiegano una strategia di ‘disidentificazione queer’. Utilizzano il genere della narrazione biografica non solo per raccontare le proprie vite, ma per compiere un “atto politico radicale”. Le loro storie dimostrano con forza che le realtà e le pratiche queer esistono, resistono e prosperano nel contesto italiano contemporaneo, spesso caratterizzato da disuguaglianze socio-politiche verso le relazioni non normative. Queste narrazioni, come sottolinea Frigeni, sfidano le nozioni tradizionali di maternità, interrompendo il concetto di “monomaternalismo” e adottando un approccio matricentrico, incentrato sull’esperienza e la prospettiva materna.
In un’epoca di accesi dibattiti sui diritti civili e sulle nuove configurazioni familiari, queste testimonianze assumono un valore inestimabile. Non sono solo racconti personali, ma diventano strumenti di conoscenza, ponti per l’empatia e mattoni fondamentali per la costruzione di un immaginario collettivo più inclusivo e rispettoso della pluralità delle esperienze umane. Il loro inserimento in un’opera accademica di tale levatura internazionale non fa che confermare la loro rilevanza e la necessità di ascoltare e comprendere queste nuove, potenti voci.
