TEGUCIGALPA – L’Honduras si trova sull’orlo di una grave crisi istituzionale. A seguito di un processo elettorale lungo e controverso, la Presidente uscente Xiomara Castro ha emesso un decreto che ordina un riconteggio totale delle schede delle elezioni presidenziali tenutesi a novembre. La decisione arriva dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) aveva proclamato, il 24 dicembre, la vittoria del candidato del Partito Nazionale (destra), Nasry ‘Tito’ Asfura.

Un risultato contestato sul filo di lana

Lo spoglio, durato oltre un mese, si era concluso con un risultato estremamente risicato. Secondo i dati ufficiali del Cne, Asfura avrebbe ottenuto il 40,27% dei voti, superando di poco il suo principale avversario, Salvador Nasralla del Partito Liberale (centro), fermatosi al 39,39%. Un margine esiguo che, unito a una serie di problemi tecnici e ritardi, ha alimentato fin da subito le contestazioni. Sia Nasralla che il partito di governo, Libertad y Refundación (Libre), avevano sollevato dubbi sulla regolarità del processo, denunciando anomalie e la mancata revisione di centinaia di ricorsi. In particolare, la Presidente Castro ha accusato il Cne di non aver conteggiato 4.774 schede e di non aver esaminato 292 ricorsi presentati dopo il voto.

Le elezioni si sono svolte in un clima di forte tensione, caratterizzato da accuse di brogli, manipolazione del sistema di trasmissione dei risultati (TREP) e persino ingerenze straniere. La candidata del partito Libre, Rixi Moncada, aveva denunciato pressioni da parte degli Stati Uniti e il coinvolgimento del crimine organizzato per coartare il voto.

La mossa di Xiomara Castro e le reazioni a catena

Di fronte a questo scenario, la Presidente Castro ha deciso di forzare la mano, ordinando un riconteggio “voto per voto” per garantire trasparenza e fare chiarezza. La sua richiesta sarebbe sostenuta da 69 deputati del parlamento. Tuttavia, l’iniziativa ha scatenato una tempesta politica. L’opposizione ha respinto con fermezza il decreto, così come importanti settori imprenditoriali del paese. Anche i vertici delle Forze Armate hanno preso una posizione netta, annunciando che “faranno rispettare la volontà popolare” espressa dal primo conteggio, facendo temere uno scontro istituzionale senza precedenti.

La crisi ha rapidamente superato i confini nazionali, attirando l’attenzione della comunità internazionale. Il governo degli Stati Uniti, che durante la campagna elettorale aveva appoggiato esplicitamente Asfura, si è espresso duramente contro il riconteggio. In una nota ufficiale, il Dipartimento di Stato ha avvertito che ci saranno “gravi conseguenze per coloro che cerchino di annullare il risultato delle elezioni”. Questo intervento si inserisce in un contesto geopolitico complesso, in cui l’amministrazione statunitense ha mostrato un chiaro interesse per l’esito del voto in Honduras.

Un paese polarizzato e un futuro incerto

La decisione di Xiomara Castro, se da un lato mira a fugare i dubbi sulla legittimità del voto, dall’altro rischia di gettare il paese centroamericano in una spirale di instabilità. La profonda polarizzazione politica, le accuse incrociate di frode e le pressioni esterne creano una miscela esplosiva. La proclamazione di Asfura era giunta al termine di uno scrutinio speciale per verificare oltre 2.000 verbali con errori o anomalie, un processo che non è bastato a placare le polemiche. Ora, con l’esercito e gli Stati Uniti schierati contro il riconteggio, il futuro democratico dell’Honduras appare più incerto che mai. La risoluzione di questa crisi richiederà un difficile equilibrio tra legalità, dialogo politico e rispetto della volontà popolare, in un contesto già segnato da profonde divisioni sociali ed economiche.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *