TOKYO – Sembrava l’alba di una nuova era per la sostenibilità nel consumo quotidiano, ma il sole sulle cannucce di carta in Giappone è tramontato quasi altrettanto rapidamente di come era sorto. Dopo un’ondata di entusiasmo ecologista che aveva portato alla loro adozione su larga scala, i giganti del fast-food e delle caffetterie, tra cui McDonald’s e Starbucks, stanno facendo marcia indietro. La causa? Una crescente e inarrestabile ondata di lamentele da parte dei consumatori, delusi da un’esperienza d’uso che si è rivelata tutt’altro che ottimale. Si chiude così un capitolo nella lotta alla plastica monouso, aprendone un altro, forse più maturo, alla ricerca di un equilibrio tra coscienza ambientale e funzionalità.

La genesi di un malcontento: perché la carta non ha convinto

L’introduzione delle cannucce di carta, avviata negli ultimi anni come risposta diretta alla crisi globale dell’inquinamento da plastica, ha presto mostrato i suoi limiti pratici. I clienti giapponesi, noti per gli elevati standard di qualità e attenzione al dettaglio, hanno espresso un chiaro dissenso. Le critiche, raccolte e amplificate da testate come lo Yomiuri Shimbun, si sono concentrate su tre punti fondamentali:

  • Scarsa durabilità: Le cannucce si ammorbidiscono troppo in fretta a contatto con i liquidi, sfaldandosi a metà utilizzo e rendendo difficile finire la propria bevanda.
  • Alterazione del sapore: Molti consumatori hanno lamentato un retrogusto di carta che comprometteva il sapore originale delle bevande.
  • Scomodità generale: L’esperienza complessiva è stata giudicata frustrante e poco piacevole, soprattutto con bevande dense come frullati o frappuccini, molto popolari in Giappone.

Queste reazioni hanno innescato un ripensamento strategico da parte delle grandi catene, spinte a cercare alternative che non tradissero l’impegno ecologico ma che, al contempo, non sacrificassero la soddisfazione del cliente.

Le nuove strategie di McDonald’s e Starbucks

Di fronte al malcontento generale, le risposte dei due colossi americani non si sono fatte attendere, delineando percorsi differenti ma convergenti verso un’innovazione più pragmatica.

McDonald’s Japan, a partire dal novembre 2025, ha deciso di eliminare gradualmente le cannucce di carta per le bevande fredde. La soluzione adottata è un nuovo tipo di coperchio “senza cannuccia” (strawless lid), dotato di un beccuccio che permette di bere direttamente dal bicchiere. Questi coperchi, oltre a essere più funzionali, sono realizzati con plastica riciclata da bottiglie PET, riducendo così l’impiego di materie prime vergini derivate dal petrolio. Un portavoce dell’azienda ha sottolineato come l’obiettivo fosse “privilegiare la facilità di consumo, senza rinunciare a una soluzione ecologica”. Questa mossa si inserisce in un piano più ampio che, dal 2022, mira a ridurre l’uso di nuova plastica di circa 6.600 tonnellate all’anno.

Starbucks Coffee Japan ha intrapreso una strada diversa. Dopo aver introdotto le cannucce di carta nel 2020, già da gennaio 2025 ha iniziato la transizione verso cannucce in plastica a base di biomassa. Queste nuove cannucce, sviluppate in collaborazione con l’azienda chimica Kaneka e commercializzate con il marchio “Green Planet”, sono composte per il 99% da materiali di origine vegetale, come l’olio vegetale. La loro particolarità risiede nell’essere completamente biodegradabili sia in mare che nel suolo, rispondendo così direttamente alla preoccupazione per l’inquinamento da microplastiche. “Abbiamo ascoltato attentamente il feedback dei nostri clienti sulla bevibilità”, ha dichiarato Takafumi Minaguchi, CEO di Starbucks Japan. Il rollout nazionale di queste nuove cannucce, riconoscibili dal colore verde del brand, è previsto a partire da marzo.

Il contesto normativo e la spinta globale

La transizione ecologica in Giappone non è frutto di iniziative isolate, ma si inserisce in un quadro normativo preciso. Nell’aprile del 2022 è entrata in vigore la “Legge sulla promozione della circolazione delle risorse di plastica”, che obbliga ristoranti, negozi e altre attività commerciali a elaborare piani per ridurre il consumo di 12 tipologie di plastica monouso, tra cui posate e cannucce. La legge non impone divieti assoluti, ma incentiva l’adozione di alternative, la riduzione del peso degli imballaggi o l’introduzione di tariffe per i prodotti in plastica.

Questa spinta legislativa è la risposta nazionale a un’emergenza globale, emersa con forza circa quindici anni fa, quando le drammatiche immagini di tartarughe marine e altri animali intrappolati nei rifiuti plastici hanno scosso le coscienze di tutto il mondo, innescando una mobilitazione senza precedenti.

Un dibattito internazionale: il caso degli Stati Uniti

La parabola discendente delle cannucce di carta non è un fenomeno esclusivamente giapponese. Anche negli Stati Uniti, l’entusiasmo iniziale si è scontrato con la realtà pratica. Il dibattito ha assunto toni politici quando, nel febbraio 2025, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per bloccare la promozione delle cannucce di carta da parte del governo federale. Definendola una “campagna irrazionale” e criticandone la scarsa funzionalità (“Non funzionano. Si rompono. Esplodono”), Trump ha promosso un ritorno alle cannucce di plastica, invertendo le politiche del suo predecessore volte a eliminare gradualmente la plastica monouso dagli uffici federali. Questa mossa riflette una spaccatura nell’opinione pubblica e un conflitto tra priorità ambientali e convenienza individuale che risuona a livello globale.

Il futuro è nella ricerca e nell’equilibrio

L’esperienza giapponese con le cannucce di carta è emblematica di una sfida più grande: la transizione ecologica è un processo complesso, fatto di tentativi, errori e continui aggiustamenti. La sostenibilità non può prescindere dall’usabilità e dall’accettazione da parte dei consumatori. L’abbandono della carta non rappresenta una sconfitta per l’ambiente, ma piuttosto una fase di evoluzione. Le soluzioni emergenti, come i coperchi intelligenti in rPET di McDonald’s o le bioplastiche biodegradabili di Starbucks, dimostrano che l’industria sta esplorando attivamente materiali e design innovativi. Il futuro della sostenibilità nel lifestyle moderno risiede proprio in questa capacità di coniugare fisica dei materiali, ingegneria del design e consapevolezza ambientale, per creare prodotti che siano non solo “buoni” per il pianeta, ma anche efficaci e piacevoli da usare nella vita di tutti i giorni.

Di davinci

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