La tensione politica sulla riforma della giustizia, voluta dal governo di Giorgia Meloni, raggiunge nuovi picchi. Il Movimento 5 Stelle lancia un’offensiva diretta alla Presidente del Consiglio, accusandola di celare le vere intenzioni di una riforma che, a loro dire, mira a “indebolire e rendere la magistratura supina alla politica”. A scatenare la reazione dei pentastellati sono state le recenti dichiarazioni della premier, ritenute confuse e contraddittorie, riguardo al futuro ruolo del Parlamento nell’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Le accuse del Movimento 5 Stelle

I rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato hanno puntato il dito contro un’affermazione specifica della Meloni: “noi togliamo al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm”. Una frase che, secondo i parlamentari Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato, dimostrerebbe la volontà di nascondere la realtà dei fatti.

Secondo la loro analisi, se la riforma passasse, il Parlamento non solo continuerebbe a designare una quota di componenti dei nuovi CSM, ma il loro peso specifico aumenterebbe notevolmente. Questo perché, sostengono, i membri “laici” (non togati) verrebbero scelti di fatto dalla sola maggioranza di governo, mentre i membri “togati” (magistrati) sarebbero estratti a sorte, un meccanismo che il M5S paragona a una “tombola natalizia”.

I punti chiave della riforma Nordio

Il disegno di legge costituzionale, fortemente voluto dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, si fonda su tre pilastri fondamentali che andrebbero a modificare in modo sostanziale l’assetto del potere giudiziario italiano. Trattandosi di una modifica alla Carta, dopo aver completato l’iter parlamentare senza ottenere la maggioranza dei due terzi, la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo nella prossima primavera.

  • Separazione delle carriere: Viene introdotta una netta distinzione tra la carriera dei magistrati giudicanti (i giudici che emettono le sentenze) e quella dei magistrati requirenti (i pubblici ministeri che conducono le indagini e sostengono l’accusa). Attualmente la carriera è unica, sebbene con limitate possibilità di passaggio tra le funzioni.
  • Sdoppiamento del CSM: L’attuale Consiglio Superiore della Magistratura verrebbe sostituito da due organi distinti: un CSM per la magistratura giudicante e uno per quella requirente. Entrambi sarebbero presieduti dal Presidente della Repubblica. La composizione prevedrebbe per due terzi membri togati, estratti a sorte, e per un terzo membri laici, provenienti da un elenco compilato dal Parlamento.
  • Istituzione dell’Alta Corte Disciplinare: Nasce un nuovo organo, l’Alta Corte, a cui viene affidata in via esclusiva la giurisdizione disciplinare nei confronti di tutti i magistrati. Tale competenza è oggi in capo a una sezione specializzata del CSM.

Le preoccupazioni per l’indipendenza della magistratura

Il M5S sostiene che questa architettura istituzionale consegni di fatto un potere sproporzionato alla politica. “I due nuovi Csm avranno membri laici, di nomina politica, molto più forti dei togati”, affermano i parlamentari. A questo si aggiunge la critica alla composizione della nuova Alta Corte Disciplinare, definita una “mordacchia” per mettere sotto scacco i magistrati.

Questo nuovo organo sarà composto da 15 giudici:

  • 3 nominati dal Presidente della Repubblica.
  • 3 estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento.
  • 6 magistrati giudicanti estratti a sorte.
  • 3 magistrati requirenti estratti a sorte.

Il presidente dell’Alta Corte dovrà essere scelto obbligatoriamente tra i membri di nomina politica (cioè quelli nominati dal Quirinale o sorteggiati dalla lista parlamentare). Inoltre, il M5S sottolinea come i magistrati sanzionati non potranno più ricorrere al giudizio terzo della Cassazione, ma solo alla stessa Alta Corte, in una composizione diversa, meccanismo paragonato a “un criceto sulla ruota”.

Le parole di Nordio e la visione del Governo

A smentire la versione della premier, secondo il M5S, sarebbe lo stesso Ministro Nordio, che in diverse occasioni ha affermato come la riforma serva “alla politica per recuperare il suo primato”. Il Guardasigilli ha difeso a più riprese l’impianto della legge, in particolare il meccanismo del sorteggio per i membri togati del CSM, definendolo uno strumento per “evitare quel mercimonio di cariche e di funzioni che esiste oggi nell’ambito delle correnti della magistratura”. Per il governo, la riforma mira a garantire maggiore terzietà del giudice e a scardinare il potere delle correnti interne alla magistratura, che influenzerebbero nomine e carriere.

D’altro canto, le opposizioni vedono nella separazione delle carriere il preludio a un assoggettamento dei Pubblici Ministeri al potere esecutivo, un timore che, secondo loro, troverebbe conferma nelle “affermazioni dal sen fuggite” e in alcune proposte di legge del centrodestra. L’obiettivo finale, concludono i pentastellati, sarebbe quello di “mettere i Pm sotto le direttive del governo”.

Il dibattito è destinato a infiammarsi ulteriormente in vista del referendum confermativo, che vedrà contrapposte due visioni diametralmente opposte sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sul futuro dell’indipendenza della magistratura in Italia.

Di veritas

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