MOSCA – La guerra in Ucraina ha subito una nuova, pericolosa accelerazione. Nella notte del 9 gennaio 2026, la Russia ha impiegato una delle sue armi più avanzate e temute, il missile balistico a raggio intermedio (IRBM) Oreshnik, contro “obiettivi strategici” in territorio ucraino. Il Ministero della Difesa russo ha rivendicato l’attacco come una “risposta” a un presunto attentato con droni contro una residenza del presidente Vladimir Putin, avvenuto a fine dicembre 2025. Una giustificazione che Kiev ha immediatamente bollato come una “bugia” e una “farsa”, creata ad arte per giustificare l’intensificazione della violenza.
L’attacco, che ha visto l’impiego anche di decine di altri missili e droni, ha colpito duramente diverse regioni, inclusa la capitale Kiev, causando morti, feriti e gravi danni alle infrastrutture critiche. Ma è l’uso dell’Oreshnik, in particolare contro la regione di Leopoli, a pochi chilometri dal confine con la Polonia e quindi con la NATO, a segnare un punto di svolta e a lanciare un sinistro messaggio all’Occidente.
Il Nuovo Arsenale del Cremlino: Cos’è il Missile Oreshnik?
L’Oreshnik (che in russo significa “nocciolo”) non è un’arma convenzionale. Si tratta di un missile balistico a raggio intermedio, derivato dal sistema RS-26 Rubezh, capace di raggiungere velocità ipersoniche, superiori a Mach 10 (oltre 12.000 km/h). La sua caratteristica più allarmante è la capacità di trasportare un carico bellico di tipo MIRV (Multiple Independently targetable Reentry Vehicles), ovvero più testate che possono essere dirette verso obiettivi diversi e indipendenti. Questa tecnologia, finora associata principalmente ai missili balistici intercontinentali con capacità nucleare, rende l’Oreshnik estremamente difficile, se non impossibile, da intercettare con gli attuali sistemi di difesa aerea a disposizione dell’Ucraina.
Il suo primo impiego documentato risale al 21 novembre 2024, quando colpì un obiettivo nella città di Dnipro. L’attacco del 9 gennaio 2026 contro Leopoli ne rappresenta il secondo utilizzo in combattimento, una mossa che analisti militari e leader politici interpretano non solo come un’escalation militare, ma anche come una forma di “ricatto nucleare” e pressione psicologica.
La Versione di Mosca: “Risposta a un Atto Terroristico”
Secondo la narrativa ufficiale del Cremlino, l’ondata di attacchi, incluso il lancio dell’Oreshnik, sarebbe una rappresaglia diretta. Il Ministero della Difesa russo ha affermato che i raid hanno colpito “gli impianti di produzione di droni utilizzati durante l’attacco terroristico” contro la residenza di Putin nella regione di Novgorod, avvenuto tra il 28 e il 29 dicembre 2025. Mosca sostiene che in quell’occasione le sue difese aeree avrebbero abbattuto decine di droni ucraini.
Tuttavia, questa versione è stata accolta con forte scetticismo a livello internazionale. L’Ucraina ha negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento, definendo l’accusa una “completa falsità”. Anche fonti di intelligence statunitensi, come la CIA, hanno messo in dubbio la veridicità dell’attacco alla residenza presidenziale, non trovando prove a sostegno delle affermazioni russe.
La Ferma Smentita di Kiev e l’Appello all’Occidente
La reazione ucraina è stata immediata e dura. Il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, ha definito “assurdo” che la Russia cerchi di giustificare l’attacco con un evento “mai avvenuto”. Per Kiev, si tratta dell’ennesima prova che “Mosca non ha bisogno di vere ragioni per il suo terrore e la sua guerra”. Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato la brutalità dei raid, che hanno causato vittime civili e lasciato senza riscaldamento ed elettricità migliaia di persone a Kiev in pieno inverno. Zelensky ha lanciato un appello diretto agli Stati Uniti, chiedendo “una chiara reazione del mondo” e “segnali forti” che facciano capire alla Russia le conseguenze delle sue azioni.
L’Ucraina ha annunciato di voler portare la questione ai massimi livelli internazionali, chiedendo una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del Consiglio NATO-Ucraina.
Implicazioni Strategiche e Reazioni Internazionali
L’uso di un’arma come l’Oreshnik così vicino ai confini della NATO è universalmente visto come un messaggio intimidatorio rivolto all’Europa e agli Stati Uniti. Molti leader europei hanno condannato l’attacco. Regno Unito, Francia e Germania hanno definito “inaccettabile” l’impiego del missile. L’Alto Rappresentante dell’UE, Kaja Kallas, ha affermato che l’attacco è un “avvertimento” anche per l’Europa, a dimostrazione che “Putin non vuole la pace”.
L’episodio riaccende il dibattito sulla fragilità degli equilibri strategici globali e sul vuoto lasciato dalla fine del trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), che vietava proprio i missili a raggio intermedio come l’Oreshnik. L’impatto di questo attacco, dunque, va oltre i danni materiali e le vittime in Ucraina: rappresenta un chiaro tentativo di Mosca di alzare la posta, dimostrare capacità militari avanzate e influenzare le decisioni politiche dei paesi che sostengono Kiev, il tutto mentre il conflitto continua a evolversi in forme sempre più pericolose e imprevedibili.
