Milano, 7 gennaio 2026 – Un silenzio carico di dolore e commozione ha avvolto la basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano, gremita per l’ultimo saluto a Chiara Costanzo, la studentessa di sedici anni la cui giovane vita è stata spezzata nella tragica notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. Una bara bianca accolta da un lungo e rispettoso applauso ha segnato l’inizio di una cerimonia funebre che ha unito nel lutto non solo la famiglia e gli amici, ma un’intera nazione. Presenti alle esequie, accanto ai genitori straziati dal dolore, centinaia di giovani, compagni di scuola del liceo Moreschi, e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Le parole del padre: “Sete di verità perché non accada mai più”
A margine della cerimonia, il padre di Chiara, Andrea Costanzo, ha trovato la forza di rivolgere un appello accorato al Ministro Valditara, parole che risuonano come un monito per l’intero Paese. “Noi siamo stati abbracciati da tutta Italia, abbiamo tutti sete di verità e che queste cose non succedano mai più”, ha dichiarato con voce ferma ma rotta dall’emozione. Un messaggio chiaro, che va oltre il lutto personale per trasformarsi in una richiesta collettiva di giustizia e responsabilità. “L’Italia ha dimostrato umanità e sensibilità veramente notevoli, però adesso è ora di dimostrare professionalità ed efficienza e scoperchiare tutto quello che c’è”, ha concluso, sottolineando l’urgenza di fare piena luce sulle dinamiche della tragedia.
Il ricordo della figlia è vivo e struggente nelle parole del padre: “Ricordiamoci di fare rivivere Chiara, come gli altri giovani in un mondo pieno, perché Chiara aveva voglia di vita ed è stata costretta troppo presto a rinunciare ai suoi sogni. Ma nessun ragazzo deve farlo”. Un tributo all’amore per la vita di una ragazza descritta da tutti come solare, ironica e piena di interessi, una studentessa modello e un’atleta di ginnastica acrobatica.
La tragedia di Crans-Montana: un bilancio drammatico
La notte di Capodanno, una festa si è trasformata in un inferno nel locale “Le Constellation” a Crans-Montana. Un incendio, le cui cause sono ancora al vaglio degli inquirenti svizzeri, ha provocato una strage. Il bilancio definitivo è pesantissimo: 40 morti e circa 120 feriti. Tra le vittime, sei giovani italiani, le cui salme sono rientrate in Italia con un volo di Stato dell’Aeronautica Militare. Oltre a Chiara Costanzo, l’Italia piange Achille Barosi, 16 anni di Milano, i cui funerali si sono tenuti in contemporanea nella basilica di Sant’Ambrogio; Giovanni Tamburi, 16 anni di Bologna; Emanuele Galeppini, 17enne di Genova; Riccardo Minghetti, 16enne di Roma; e Sofia Prosperi, 15 anni.
La procura svizzera ha aperto un’indagine per incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, concentrandosi sulla sicurezza del locale, sulle uscite di emergenza e sul possibile uso di candele pirotecniche. Una tragedia che, come sottolineato dallo zio di Chiara, poteva essere “evitabile”.
Il cordoglio delle istituzioni e della scuola
La partecipazione del Ministro Valditara ai funerali testimonia la vicinanza del governo alle famiglie colpite. “Vediamo di accertare al più presto la verità in Svizzera, questo è fondamentale”, ha dichiarato il Ministro al suo arrivo. Valditara ha inoltre sottolineato l’importanza strategica del tema della sicurezza: “Dobbiamo puntare sempre di più sul tema della sicurezza, sicurezza a scuola, nei luoghi di lavoro, è un tema strategico per la nostra civiltà”.
In tutte le scuole d’Italia è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare le giovani vittime. Il liceo Moreschi, frequentato da Chiara, ha organizzato una commemorazione posizionando una sua foto all’ingresso e donando un fiore a ogni compagno e docente. Iniziative simili si sono svolte negli istituti frequentati dalle altre vittime, a testimonianza di una comunità scolastica profondamente scossa e unita nel dolore.
Il ricordo commosso della sorella e degli amici
Durante la cerimonia, le parole della sorella di Chiara, Elena, hanno toccato il cuore di tutti i presenti. “Sono così arrabbiata che sei stata portata via dalla vita a 16 anni, non dovevi nemmeno essere lì”, ha detto in un discorso commovente. Gli amici la ricordano come “una ragazza d’oro, sempre piena di gioia contagiosa che con il suo sorriso trasmetteva serenità e felicità”. Un ricordo che, come ha auspicato il padre, dovrà essere il motore per costruire un futuro in cui nessun giovane debba più rinunciare ai propri sogni a causa di tragedie evitabili.
