Una giornata da scrivere negli annali del multilateralismo. Con queste parole cariche di entusiasmo, il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha salutato il via libera arrivato da Bruxelles alla ratifica dello storico accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Un’intesa che, se finalizzata, darà vita a una delle più grandi aree di libero scambio del pianeta, unendo due blocchi che insieme rappresentano circa 718 milioni di persone e un Prodotto Interno Lordo combinato di 22,4 trilioni di dollari.
“Dopo 25 anni di negoziati, è stato approvato l’accordo Mercosur-Unione Europea, uno dei più grandi accordi di libero scambio al mondo”, ha sottolineato Lula in un comunicato ufficiale. Per il leader brasiliano, questa intesa rappresenta una boccata d’ossigeno per il commercio globale, un segnale potente contro le crescenti tendenze protezionistiche e un motore per la crescita economica di entrambe le regioni. “È una vittoria per il dialogo, la negoziazione e l’impegno per la cooperazione”, ha concluso.
Un Percorso a Ostacoli Lungo un Quarto di Secolo
L’annuncio odierno segna il culmine di un percorso negoziale iniziato nel lontano 1999. Un cammino lungo e tortuoso, caratterizzato da numerose interruzioni, veti incrociati e profonde divergenze politiche ed economiche. Le trattative hanno attraversato ere politiche differenti su entrambe le sponde dell’Atlantico, riflettendo le mutevoli priorità e le pressioni interne dei vari governi. Il raggiungimento di un accordo politico preliminare nel 2019 sembrava aver spianato la strada, ma le preoccupazioni, soprattutto di natura ambientale, ne avevano bloccato la ratifica.
Il via libera è arrivato al termine di una riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri (Coreper), dove si è raggiunta la maggioranza qualificata necessaria (almeno 15 Paesi rappresentanti il 65% della popolazione UE) per procedere. Decisivo è stato il cambio di posizione dell’Italia, che si è espressa a favore dell’intesa dopo aver ottenuto maggiori garanzie per il proprio settore agricolo. Hanno invece confermato il loro voto contrario Paesi come la Francia, la Polonia, l’Austria, l’Ungheria e l’Irlanda, mentre il Belgio si è astenuto.
Cosa Prevede l’Accordo in Sintesi
L’obiettivo primario dell’accordo è l’abbattimento progressivo delle barriere tariffarie e non tariffarie tra i due blocchi, con la previsione di cancellare i dazi su oltre il 91% degli scambi commerciali. Questo si traduce in vantaggi significativi per le imprese europee, che potrebbero risparmiare oltre 4 miliardi di euro all’anno solo in dazi doganali. I settori che ne beneficeranno maggiormente sono:
- Industria automobilistica: i dazi sulle auto europee, che oggi arrivano fino al 35%, saranno eliminati.
- Macchinari e apparecchiature: un settore chiave per l’export italiano, che vedrà rimosse tariffe significative.
- Chimica e farmaceutica: anche qui è prevista la cancellazione di dazi che oggi raggiungono il 18% e il 14% rispettivamente.
- Agroalimentare di qualità: prodotti come vino e formaggi, con dazi attuali fino al 35% e 28%, avranno un accesso più facile al mercato sudamericano.
In cambio, l’Unione Europea aprirà il proprio mercato a una serie di prodotti agricoli provenienti dal Mercosur, seppur con delle limitazioni quantitative (quote) per i prodotti più sensibili come carne bovina, pollame, zucchero e bioetanolo, per proteggere gli agricoltori europei da una concorrenza ritenuta sleale.
Impatto Economico: Opportunità per l’Italia, Timori per gli Agricoltori
Per l’Italia, l’accordo si profila come un’opportunità strategica. Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha definito l’intesa “un successo storico” che, a regime, potrebbe portare un guadagno di 14 miliardi di euro di export in più per il nostro Paese. Un report di Unimpresa stima una potenziale crescita media del 40% delle esportazioni italiane verso l’area Mercosur nel triennio 2026-2028, passando dagli attuali 7,4 miliardi a oltre 10,4 miliardi di euro.
Tuttavia, il mondo agricolo europeo resta in allarme. Le principali associazioni di categoria denunciano il rischio di dumping sociale e ambientale, poiché i produttori sudamericani sono soggetti a standard meno stringenti in materia di uso di pesticidi, benessere animale e normative sul lavoro. La preoccupazione è che l’arrivo di prodotti a basso costo possa deprimere i prezzi sul mercato interno, mettendo in ginocchio le aziende agricole europee già in difficoltà.
La Spina nel Fianco: Deforestazione e Sostenibilità
La critica più aspra all’accordo riguarda il suo potenziale impatto ambientale. Numerose ONG, e governi come quello francese, hanno ripetutamente sottolineato il legame tra l’espansione dell’agribusiness in Sud America – in particolare per l’allevamento di bovini e la coltivazione di soia – e la deforestazione della foresta amazzonica. Uno studio commissionato dal governo francese ha stimato che l’accordo potrebbe portare a un aumento del 25% della deforestazione nella regione.
Per rispondere a queste preoccupazioni, l’UE ha insistito per l’inserimento di un capitolo dedicato allo sviluppo sostenibile, che impegna le parti a rispettare gli accordi internazionali sul clima, come l’Accordo di Parigi. Tuttavia, molti critici ritengono che queste clausole non siano sufficientemente vincolanti e che l’aumento degli scambi commerciali di materie prime agricole renderà di fatto più difficile per l’UE raggiungere i propri obiettivi climatici.
I Prossimi Passi: Una Ratifica non Scontata
Il “sì” degli ambasciatori a Bruxelles è solo l’inizio di un processo di ratifica che si preannuncia complesso. L’accordo dovrà ora essere approvato formalmente dal Consiglio dell’UE e, soprattutto, dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo, dove l’esito non è affatto scontato. Successivamente, a seconda della struttura giuridica finale, potrebbe essere necessaria anche la ratifica da parte di tutti i parlamenti nazionali degli Stati membri, un percorso che potrebbe richiedere anni e nascondere ulteriori insidie. La strada per la piena entrata in vigore di questo patto storico è ancora lunga e in salita.
