CARACAS – La tensione tra Venezuela e Stati Uniti ha raggiunto un punto di non ritorno. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno venezuelano, Diosdado Cabello, l’ex presidente Nicolás Maduro e la first lady Cilia Flores sarebbero rimasti feriti nel corso di un’operazione militare americana a Caracas, avvenuta lo scorso 3 gennaio. Le dichiarazioni, trasmesse durante un intervento sulla televisione di stato, hanno immediatamente fatto il giro del mondo, disegnando i contorni di una crisi internazionale senza precedenti. “Cilia è stata ferita alla testa e ha ricevuto un colpo al corpo. Il compagno Nicolas è stato ferito a una gamba”, ha affermato Cabello, aggiungendo che fortunatamente entrambi si stanno riprendendo.
L’operazione, denominata dagli Stati Uniti “Absolute Resolve” (Determinazione Assoluta), sarebbe scattata nelle prime ore del mattino del 3 gennaio, con forti esplosioni udite nella capitale venezuelana. L’obiettivo, secondo Washington, era l’esecuzione di mandati di cattura pendenti negli USA contro Maduro dal 2020 per accuse di narcotraffico e terrorismo. L’ex presidente e la moglie sarebbero stati prelevati dalla loro camera da letto e successivamente trasferiti negli Stati Uniti, dove sono comparsi davanti a un tribunale federale di New York il 5 gennaio, respingendo ogni accusa.
Un bilancio drammatico: “Un terribile attacco”
Le conseguenze del blitz, secondo le autorità venezuelane, sarebbero catastrofiche. Diosdado Cabello ha parlato di “un terribile attacco”, fornendo un bilancio che gela il sangue: “almeno 100 morti e un numero simile di feriti”. Tra le vittime, ha specificato il ministro, ci sarebbero non solo militari ma anche civili, tra cui donne, che dormivano nelle loro case al momento del raid. Le forze armate venezuelane avevano precedentemente pubblicato un elenco di 23 caduti in uniforme, mentre da Cuba è giunta la notizia dell’uccisione di 32 propri militari e agenti dell’intelligence presenti sul territorio venezuelano.
La versione statunitense, pur confermando l’operazione, fornisce una diversa narrazione riguardo alle ferite di Maduro e Flores. Fonti dell’amministrazione Trump avrebbero riferito a membri del Congresso che i due si sarebbero feriti urtando la testa mentre tentavano di fuggire dalle forze speciali americane. Durante l’udienza in tribunale, i legali della coppia hanno denunciato le “ferite significative” subite durante il “rapimento”, richiedendo esami medici approfonditi. Schizzi dall’aula di tribunale mostrerebbero Cilia Flores con delle bende in testa.
Reazioni internazionali e scenari futuri
L’operazione ha scatenato un’ondata di reazioni a livello globale. In una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, gli Stati Uniti si sono trovati isolati, ricevendo condanne da più parti per quella che è stata definita una “violazione flagrante del diritto internazionale”. Russia, Cina e molti paesi dell’America Latina hanno criticato duramente l’azione militare, sottolineando come essa violi i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, in particolare il divieto dell’uso della forza e il rispetto della sovranità nazionale. In Venezuela, con Maduro in custodia statunitense, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha giurato come “presidente ad interim”, una mossa la cui legittimità è contestata dalla comunità internazionale.
Mentre Caracas denuncia un “massacro” e una “gravissima aggressione militare”, l’amministrazione americana giustifica l’intervento come un’operazione contro il narcotraffico. Analisti internazionali vedono in questa mossa una riedizione della “Dottrina Monroe”, con cui gli Stati Uniti riaffermano il proprio controllo sull’emisfero occidentale. Il futuro del Venezuela appare ora più incerto che mai, sospeso tra il rischio di un’escalation del conflitto e la speranza, per alcuni settori dell’opposizione, di una transizione democratica dopo anni di crisi politica ed economica. La situazione rimane estremamente volatile, con il mondo che osserva con il fiato sospeso le prossime mosse sulla scacchiera venezuelana.
