TORINO – Clima di alta tensione nel quartiere Vanchiglia di Torino, a quasi un mese dallo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna. L’operazione, condotta dalle forze dell’ordine all’alba del 18 dicembre 2025, continua a generare un’onda lunga di polemiche e proteste. A farsi portavoce del malcontento sono ora “Le famiglie del quartiere Vanchiglia” e “Il Comitato Genitori dell’istituto comprensivo Gino Strada”, che hanno indirizzato una lettera dai toni fermi e indignati al prefetto di Torino, Donato Cafagna.
Nella missiva, i cittadini esprimono “il più profondo sconcerto e la ferma indignazione in merito alle modalità con cui è stata condotta l’operazione di sgombero”. L’accusa principale rivolta alle istituzioni è quella di una gestione dell’ordine pubblico “sproporzionata e gravemente lesiva dei diritti della cittadinanza”, con un impatto particolarmente pesante sui soggetti più fragili, i minori.
La chiusura delle scuole e il quartiere “zona rossa”
Il nodo centrale della protesta, come emerge chiaramente dalla lettera, è la chiusura improvvisa e il blocco totale di ben quattro plessi scolastici facenti capo all’istituto comprensivo “Gino Strada”: la scuola dell’infanzia Rodari, la primaria Fontana e il nido di via Balbo. La comunicazione della sospensione delle lezioni è arrivata alle famiglie tramite un’email inviata solo alle 7:30 del mattino dello stesso giorno dello sgombero, lasciando circa 400 famiglie e 80 docenti senza preavviso e in preda al caos organizzativo. Questa decisione ha trasformato di fatto il quartiere in una “zona rossa” invalicabile, impedendo a centinaia di bambini e ragazzi di esercitare il loro diritto-dovere all’istruzione.
I genitori denunciano con forza la “negazione del diritto allo studio”, sottolineando come la sospensione delle attività didattiche non sia avvenuta a fronte di un “pericolo imminente e documentato”, bensì come conseguenza di una scelta logistica che ha privilegiato le esigenze dell’operazione di polizia a discapito dei diritti fondamentali dei minori. Un’azione che ha generato un profondo “disagio sociale e organizzativo” per l’intera comunità.
Le ragioni della protesta e la minaccia di azioni legali
La lettera al prefetto non si limita a denunciare i disagi, ma articola una protesta ben strutturata su più punti:
- Negazione del diritto allo studio: L’interruzione del pubblico servizio scolastico è considerata una violazione dei diritti costituzionali dei minori.
- Disagio sociale e organizzativo: La chiusura delle scuole e la militarizzazione del quartiere hanno causato notevoli difficoltà pratiche e un clima di tensione.
- Perdita di un luogo di socialità: Askatasuna, al di là delle controversie, era percepito da una parte del quartiere come un punto di aggregazione e promotore di attività sociali, come la polentata con i bambini delle scuole prevista proprio nei giorni dello sgombero.
- Richiesta di progettualità futura: Le famiglie chiedono chiarezza sul futuro dell’area e degli spazi comuni.
Di fronte a quella che definiscono “una violazione dei diritti costituzionali dei minori”, i firmatari della lettera dichiarano di non voler rimanere “inerti”. La conclusione della missiva è netta e contiene una “riserva di azione legale”: “Siamo pronti a procedere per vie legali per accertare le responsabilità di un’interruzione di pubblico servizio (quello scolastico) avvenuta in assenza di una reale emergenza che giustificasse tale privazione”.
Il contesto dello sgombero e le reazioni politiche
Lo sgombero dello stabile di corso Regina Margherita 47, occupato dal 1996, ha segnato la fine di un lungo e complesso capitolo per la città di Torino. L’operazione è stata commentata con toni trionfalistici da esponenti del governo, tra cui il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha parlato di un “segnale chiaro” da parte dello Stato contro “la violenza”. La decisione ha interrotto bruscamente il “patto di collaborazione” che era in corso tra il centro sociale e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Lo Russo, volto a trovare una soluzione per la regolarizzazione dello spazio.
L’operazione ha scatenato un’immediata reazione degli attivisti, con manifestazioni e cortei che hanno registrato momenti di forte tensione e scontri con le forze dell’ordine. La militarizzazione dell’area, con la presenza costante di agenti e mezzi blindati, continua a caratterizzare la vita del quartiere Vanchiglia, alimentando un dibattito acceso e dividendo l’opinione pubblica tra chi plaude all’azione di forza e chi, come le famiglie e i genitori, ne denuncia le pesanti ricadute sulla vita quotidiana e sui diritti dei cittadini.
