Avvio di seduta in territorio negativo per il mercato europeo del gas naturale. Nella mattinata di oggi, i future sul Title Transfer Facility (TTF), il principale hub di riferimento per il gas in Europa con sede ad Amsterdam, hanno registrato una flessione del 3,6%, portando il prezzo a 27,7 euro al megawattora. Questo calo si inserisce in un trend ribassista che ha caratterizzato gli ultimi mesi, con quotazioni che rimangono vicine ai minimi degli ultimi due anni.
Le Cause Strutturali del Calo dei Prezzi
La dinamica attuale dei prezzi del gas è il risultato di una complessa interazione di fattori sia a livello europeo che globale. Tra le cause principali che stanno spingendo al ribasso le quotazioni, possiamo identificare:
- Abbondanza di Offerta: Il mercato è attualmente caratterizzato da un’offerta robusta. Un ruolo chiave è giocato dalle importazioni di Gas Naturale Liquefatto (GNL), che nel 2025 hanno visto un incremento del 28% su base annua in Europa. Questo aumento è stato possibile grazie alla produzione record negli Stati Uniti e a nuovi contratti di fornitura siglati con produttori del Medio Oriente.
- Livelli di Stoccaggio Elevati: Le riserve di gas in Europa, e in particolare in Italia, hanno raggiunto livelli record. Questo “cuscinetto” di sicurezza permette di affrontare con maggiore tranquillità eventuali picchi di domanda o interruzioni impreviste delle forniture, riducendo la pressione al rialzo sui prezzi.
- Domanda Contenuta: Le temperature miti registrate durante l’inverno, unite alle politiche di efficienza energetica e a una minor domanda da parte del settore industriale, hanno contribuito a mantenere i consumi sotto controllo. Le previsioni di temperature più moderate per la fine di gennaio limitano ulteriormente la necessità di riscaldamento intensivo.
- Diversificazione delle Fonti: Gli sforzi europei per ridurre la dipendenza dal gas russo, accelerati dalla crisi ucraina, hanno portato a una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti. L’aumento delle importazioni via gasdotto dalla Norvegia e dall’Azerbaigian, insieme al già citato boom del GNL, ha creato un mercato più resiliente e meno soggetto agli shock di un singolo fornitore.
Contesto Globale e Prospettive Future
È importante sottolineare che, sebbene il prezzo attuale sia significativamente inferiore ai picchi storici raggiunti nel marzo 2022 (quando si superarono i 345 euro/MWh), rimane comunque più alto rispetto ai livelli pre-crisi. Questo indica che il mercato non è ancora tornato alla piena normalità e rimane sensibile a diverse variabili.
Le tensioni geopolitiche, come quelle in Medio Oriente, e la potenziale ripresa della domanda da parte di grandi consumatori come la Cina, rappresentano fattori di incertezza che potrebbero influenzare le quotazioni future. Tuttavia, al momento, l’equilibrio tra una domanda debole e un’offerta abbondante sembra destinato a perdurare, mantenendo i prezzi su livelli contenuti.
Gli analisti prevedono che il gas naturale dell’UE potrebbe essere scambiato a 29,84 EUR/MWh entro la fine del trimestre in corso, con una stima a 12 mesi che si attesta intorno ai 33,36 EUR/MWh. Queste previsioni suggeriscono una stabilità relativa, pur con la consapevolezza della volatilità intrinseca dei mercati energetici.
Impatto su Bollette e Consumatori
Il calo del prezzo del gas all’ingrosso è una notizia positiva per i consumatori finali, sia famiglie che imprese. Sebbene il trasferimento di questi ribassi sulle bollette non sia sempre immediato a causa di costi fissi, oneri di sistema e imposte, la tendenza al ribasso della materia prima energetica alleggerisce la pressione sui costi finali. In Italia, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) utilizza come riferimento il Punto di Scambio Virtuale (PSV), il cui andamento è strettamente correlato a quello del TTF. Un calo sostenuto dei prezzi all’ingrosso si traduce, quindi, in bollette più leggere per gli utenti del mercato tutelato e in offerte più competitive nel mercato libero.
In conclusione, la discesa del prezzo del gas sul mercato di Amsterdam riflette una fase di relativo equilibrio per il sistema energetico europeo, frutto di strategie di diversificazione efficaci e di una congiuntura favorevole. La vigilanza resta d’obbligo, ma i dati attuali offrono un cauto ottimismo per la stabilità dei costi energetici nel breve-medio termine.
