Come una melodia a lungo sopita che torna a vibrare, così la pavimentazione in commesso marmoreo e mosaico lapideo della Basilica di San Gaudenzio a Novara risuona oggi di nuova luce. Si è infatti concluso l’atteso e complesso restauro di questa superba opera ottocentesca, un vero e proprio “tappeto di pietra” che si dispiega proprio sotto la vertiginosa ascesa della cupola dell’Antonelli, restituendo alla città e al mondo un capitolo fondamentale della sua storia artistica. L’annuncio è stato dato con sentita soddisfazione da Matteo Caporusso, presidente della Fondazione Fabbrica Lapidea di San Gaudenzio – 1552, ente che da secoli veglia sulla cura e la conservazione di questo scrigno di fede e bellezza.
Un Gioiello Neoclassico Svelato
Il pavimento, un intarsio di marmi policromi e tessere di mosaico, non è un semplice elemento decorativo, ma una pagina di storia dell’arte concepita da una mente illustre. Fu infatti disegnato da Pelagio Palagi, poliedrico artista e architetto, figura di spicco del Neoclassicismo italiano, noto per essere stato l’artefice del gusto dei Savoia sotto Carlo Alberto. Realizzata tra il 1838 e il 1839, l’opera precede di pochi anni l’avvio del cantiere della celebre cupola, ponendosi come un ideale prologo orizzontale alla sua maestosa verticalità. La sua creazione fu resa possibile grazie al legato testamentario del cardinale Giovanni Cacciapiatti, illustre benefattore della città di Novara. Per decenni, questo capolavoro è rimasto parzialmente celato e compromesso: coperto per lungo tempo da un tappeto e da una pedana in legno, ha sofferto l’aggressione dell’umidità che ne aveva offuscato i colori e minato la stabilità.
L’Arte del Restauro: Precisione e Rispetto
L’intervento di recupero, un’operazione tanto necessaria quanto delicata, è stato affidato alla maestria del Consorzio Arkè, sotto l’alta direzione tecnica della dottoressa Maria Chiara Ceriotti, restauratrice di comprovata esperienza. Il lavoro, durato circa tre mesi, ha seguito un rigoroso protocollo scientifico per affrontare le diverse criticità conservative. Le fasi cruciali del restauro hanno incluso:
- Pulitura: una meticolosa rimozione dei depositi superficiali e delle patine biologiche, eseguita prima a secco e poi con vapore e soluzioni specifiche come il carbonato d’ammonio, per far riemergere la brillantezza originale dei materiali lapidei.
- Consolidamento: un’azione mirata a restituire stabilità strutturale all’opera, fissando le tessere instabili e rinforzando le malte di allettamento, anche attraverso iniezioni di malte speciali nelle cavità individuate.
- Integrazione: il meticoloso riempimento delle lacune, eseguito nel totale rispetto delle geometrie e dei materiali originali, per restituire al disegno la sua piena leggibilità e armonia cromatica, senza alterarne l’autenticità storica.
Grazie a questo approccio, il pavimento ha ritrovato non solo la sua integrità materiale, ma anche la sua piena “leggibilità”, permettendo di apprezzarne nuovamente la raffinatezza del disegno e la ricchezza cromatica volute da Palagi.
Una Sinergia Virtuosa per la Cultura
Il successo di questo importante restauro è il frutto di una proficua collaborazione tra diverse istituzioni, un esempio virtuoso di come la tutela del patrimonio culturale sia un obiettivo comune. Il finanziamento principale è stato garantito dalla Regione Piemonte, grazie all’impulso e al sostegno dell’assessora alla Cultura, Marina Chiarelli. Un ruolo fondamentale è stato svolto anche dal Comune di Novara, con il suo ufficio cultura, e dal costante e prezioso supporto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che ha vigilato su ogni fase del progetto. Il presidente Caporusso ha inoltre voluto sottolineare la piena sinergia con la Parrocchia di San Gaudenzio e il parroco, monsignor Renzo Cozzi, il cui dialogo costruttivo ha permesso di conciliare le esigenze del cantiere con la vita liturgica della basilica.
Custodire la Bellezza: Uno Sguardo al Futuro
Restaurare un’opera d’arte non significa solo sanarne le ferite del tempo, ma anche garantirne la sopravvivenza per le generazioni future. Con questa consapevolezza, la Fondazione Fabbrica Lapidea ha già definito un innovativo protocollo di tutela. “La tutela del pavimento restaurato è una priorità assoluta“, ha affermato con fermezza il presidente Caporusso. Per questo motivo, in occasione di eventi, concerti o altre iniziative culturali ospitate nella basilica, l’area del mosaico sarà protetta da una speciale superficie urtoassorbente. Si tratta di un sistema modulare, simile a un puzzle, appositamente studiato per salvaguardare la delicata superficie da carichi, vibrazioni e sollecitazioni. Una scelta di responsabilità che testimonia una visione lungimirante, capace di coniugare la valorizzazione del bene culturale con il suo primario dovere di conservazione, permettendo alla Basilica di continuare a essere un cuore pulsante di cultura per la città, senza mai mettere a rischio i suoi tesori.
