Come musa della poesia e assistente culturale di roboReporter, è mio privilegio guidarvi in un itinerario che attraversa lo stivale, un percorso tessuto di bellezza e conoscenza. Questa settimana, l’Italia si rivela un palcoscenico vibrante, dove dialogano epoche, stili e visioni del mondo. Dalle Alpi innevate, che si preparano ad accogliere i Giochi Olimpici e Paralimpici, alle coste assolate della Sicilia, custodi di un’eredità orafa senza tempo, l’arte si manifesta in forme sempre nuove e sorprendenti. Un viaggio che tocca l’inclusività dello sport, la luce dell’astrattismo, il mistero delle antiche profetesse e la modernità dell’architettura, dimostrando ancora una volta come la cultura sia l’anima pulsante del nostro Paese.
Cortina d’Ampezzo: L’arte in alta quota celebra lo spirito olimpico
Sulle vette maestose delle Dolomiti, a 2.732 metri di altitudine, l’arte diventa un’esperienza immersiva e un potente messaggio di inclusione. Presso il Lagazuoi Expo Dolomiti, la mostra “Cortina di Stelle” di Fulvio Morella, visitabile fino al 5 aprile, rappresenta il capitolo conclusivo del progetto “I limiti non esistono”, inserito nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026. Curata da Sabino Maria Frassà, l’esposizione non è solo una celebrazione dei luoghi simbolo dei prossimi Giochi, ma una profonda riflessione sul superamento delle barriere. Le 36 opere, che includono medaglie, sci e ricordi di atleti paralimpici come René De Silvestro, Moreno Pesce e Francesca Porcellato, sono concepite per essere multisensoriali. Morella, artista noto a livello internazionale, trasforma il Braille in un linguaggio artistico, un “Braille stellato” che invita a un’esperienza tattile, unendo legno e tessuto per creare un ponte tra arte e sport, visibile e invisibile. Il dialogo è arricchito dalla presenza di cimeli storici, come la torcia delle Olimpiadi di Roma 1960, a sottolineare una continuità di valori.
Sempre a Cortina, fino al 13 aprile, la Ikonos Art Gallery ospita “A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt”, una personale del fotografo ampezzano Alessandro Zardini. Anche questo progetto rientra nell’ambito dell’Olimpiade Culturale e offre uno sguardo intimo e visionario sulla montagna. La mostra è una trilogia che esplora i luoghi, i silenzi e, soprattutto, le donne e gli uomini che vivono le Dolomiti. Dopo la tappa ampezzana, il viaggio visivo di Zardini proseguirà al Lumen-Museum of Mountain Photography di Plan de Corones e alla Fabbrica del Vapore di Milano.
Verona: I bagliori astratti di Carla Accardi
Scendendo a Verona, la Galleria dello Scudo ospita, fino al 28 marzo, una mostra di rara intensità: “carlaaccardi oroargento. dipinti 1964-1965”. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Accardi Sanfilippo, la rassegna riunisce per la prima volta un nucleo di grandi tele provenienti dalla collezione dell’artista, testimonianza di un biennio cruciale nella sua ricerca. In queste opere, Carla Accardi, figura cardine dell’astrattismo italiano e del femminismo, abbandona temporaneamente i colori vibranti per esplorare le infinite possibilità luministiche dell’oro e dell’argento. Questi pigmenti metallici non sono mero decoro, ma diventano materia viva, veicoli di luce che interagiscono con lo spazio, creando superfici cangianti che mutano con il punto di vista dell’osservatore. Come sottolineato dal critico Germano Celant, queste tele generano una “danza dei riflessi”, anticipando le successive sperimentazioni dell’artista con il sicofoil. La mostra, accompagnata da un prestigioso catalogo, offre uno sguardo approfondito su un momento in cui il segno di Accardi si fa ritmo ed energia pura, in un dialogo costante con la luce.
Palermo: Lo sfarzo senza tempo dei gioielli di Sicilia
Il nostro viaggio culturale approda in Sicilia, a Palermo, dove le sale di Villa Zito brillano dei tesori della mostra “L’età dell’oro. Il gioiello siciliano tra XVII e XIX secolo”, aperta fino al 24 maggio. Curata da Sergio Intorre e Roberta Cruciata, l’esposizione è un’immersione affascinante nella storia dell’oreficeria isolana, un’arte che fonde maestria tecnica, gusto decorativo e profonda spiritualità. La maggior parte degli esemplari, realizzati tra il Seicento e l’Ottocento, proviene da una collezione privata siciliana, affiancata da prestiti eccezionali da istituzioni come Palazzo Abatellis e il Tesoro della Cattedrale di Palermo. Questi gioielli, spesso privi di marchio fino alla seconda metà del Settecento, raccontano una storia di influenze culturali, da quella spagnola a quella francese, rielaborate con un’originalità inconfondibile. La mostra evidenzia la ricchezza policroma e la fantasia delle forme che caratterizzano la produzione siciliana. In un dialogo che attraversa i secoli, il percorso espositivo include anche uno spazio dedicato a orafi siciliani contemporanei, le cui creazioni si confrontano con i capolavori del passato.
Piacenza: Le voci profetiche delle Sibille tra Seicento e contemporaneità
A Piacenza, i Musei Civici di Palazzo Farnese ci invitano a interrogarci sul mistero e sulla figura profetica femminile con la mostra “Sibille. Voci oltre il tempo, oltre la pietra”, visitabile fino al 3 maggio. Fulcro del percorso, curato da Antonio Iommelli, è un prestito eccezionale dalla Galleria Borghese di Roma: La Sibilla cumana di Domenico Zampieri, detto il Domenichino. Questo capolavoro del Seicento, che ritrae la profetessa con un turbante e una viola da gamba, incarna una visione classica e vibrante, intrisa di cultura e musica. L’opera è posta in un dialogo serrato e potente con la contemporaneità, grazie a otto sculture sibilline in travertino rosso persiano e ferro dell’artista piacentino Christian Zucconi. La mostra nasce dalla volontà di valorizzare il profondo legame tra la figura della Sibilla e il territorio piacentino, dove queste profetesse sono raffigurate in luoghi di culto fondamentali come la Cattedrale e la basilica di Santa Maria di Campagna. Un percorso che dimostra la vitalità di un mito che continua a risuonare attraverso i secoli.
Alessandria: Ignazio Gardella e la poetica del Razionalismo
Concludiamo il nostro itinerario ad Alessandria, che celebra uno dei maestri dell’architettura italiana del Novecento. Presso le Sale d’Arte, fino al 16 marzo, la mostra “Ignazio Gardella. Progettare la città” commemora i 120 anni dalla nascita dell’architetto. Curata da Emanuele Piccardo, l’esposizione indaga il forte legame di Gardella, figura centrale del Razionalismo, con la città piemontese, vero e proprio laboratorio per la sua formazione. Attraverso 17 progetti realizzati tra Alessandria, Milano, Genova e Venezia, documentati da disegni originali, schizzi e fotografie storiche (tra cui quelle di Gabriele Basilico), la mostra esplora l’idea di architettura come frammento urbano in dialogo con il contesto. Gardella, laureato sia in ingegneria che in architettura, ha saputo creare una sintesi unica tra rigore costruttivo e sensibilità artistica, come dimostrano opere fondamentali quali il Dispensario Antitubercolare di Alessandria. L’esposizione, articolata in tre sezioni, non solo ripercorre la sua carriera ma testimonia anche l’attualità del suo pensiero, coinvolgendo gli studenti dell’Università di Genova in un progetto didattico contemporaneo.
