Roma – Il 2026 si annuncia come un anno spartiacque per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Un periodo che il Financial Times ha definito “da la va o la spacca”, in cui la premier dovrà dimostrare di essere non solo una “prudente amministratrice”, ma anche una leader capace di offrire “soluzioni politiche concrete alle pressanti sfide economiche dell’Italia”. Con lo sguardo rivolto alle elezioni del 2027 e a un traguardo storico, il governo si trova a navigare in acque agitate, tra crisi internazionali che impongono scelte complesse e fibrillazioni interne alla maggioranza che minacciano la stabilità faticosamente conquistata.

La Corsa alla Stabilità e il Record nel Mirino

Un obiettivo simbolico ma politicamente rilevante è cerchiato in rosso sul calendario di Palazzo Chigi: il 4 settembre 2026. In quella data, se ancora in carica, il governo Meloni supererà quello di Silvio Berlusconi, diventando il più longevo nella storia della Repubblica Italiana. Un traguardo che certificherebbe quella stabilità politica rivendicata come uno dei principali successi della premier, ma che non basta a placare gli interrogativi sul futuro del Paese. Se da un lato l’esecutivo ha rassicurato investitori e agenzie di rating con la sua prudenza fiscale, dall’altro l’economia italiana mostra segni di affanno, con una crescita del PIL stimata sotto l’1% nonostante gli ingenti fondi del Recovery Fund.

Il Nodo delle Spese per la Difesa: Frizioni tra Alleati

Il fronte più caldo è senza dubbio quello relativo all’aumento delle spese militari. La questione, intrecciata con il sostegno all’Ucraina e gli impegni presi in ambito NATO, sta mettendo a dura prova la coesione della maggioranza. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha confermato in Senato che per attivare la clausola di salvaguardia europea, che consentirebbe di scorporare parte delle spese per la difesa dai vincoli del Patto di Stabilità, sarà necessario un passaggio parlamentare con una richiesta di scostamento di bilancio. Si parla di una cifra intorno ai 12 miliardi di euro in tre anni, un impegno che ha immediatamente provocato la reazione della Lega.

Dal Carroccio, il senatore Claudio Borghi ha precisato che, sebbene la procedura sia tecnicamente corretta, la destinazione di tali fondi è tutta da discutere. “Se le spese addizionali consentite sono solo per la difesa, la nostra richiesta è che siano usate per la sicurezza interna e le forze dell’ordine nelle strade, non certo per mandare militari al fronte”, ha dichiarato Borghi, sottolineando che un eventuale voto favorevole allo scostamento non è affatto scontato. Questa posizione evidenzia una faglia politica all’interno del centrodestra: da una parte Fratelli d’Italia e Forza Italia, più allineati a un atlantismo rigoroso, dall’altra una Lega sempre più scettica sulla linea dura contro Mosca e sull’invio di armi a Kiev.

Il ministro Giorgetti ha cercato di rassicurare, spiegando che l’aumento delle spese per la difesa non comporterà tagli alle politiche sociali, grazie proprio alle flessibilità concesse dall’UE. Tuttavia, la decisione finale dipenderà molto dai dati sul deficit del 2025, che l’Istat comunicherà a marzo. Il prossimo banco di prova sarà il voto sulla risoluzione di maggioranza in occasione delle comunicazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sul decreto Ucraina.

Scenari Internazionali e la “Variabile Trump”

Il contesto geopolitico aggiunge ulteriori elementi di complessità. Le dichiarazioni dell’ex presidente americano Donald Trump sulla NATO e il futuro dell’alleanza hanno suscitato reazioni e riflessioni. Il ministro Crosetto, in risposta ai dubbi sollevati da Trump, ha ricordato su X il tributo di sangue pagato dall’Italia in Afghanistan, con 53 soldati caduti e oltre 700 feriti, proprio in seguito all’attivazione dell’articolo 5 della NATO su richiesta degli Stati Uniti. Un modo per ribadire la lealtà e l’affidabilità italiana all’interno dell’Alleanza Atlantica.

Lo stesso Crosetto ha sottolineato come un eventuale ritorno di Trump alla Casa Bianca imporrà all’Europa di assumersi maggiori responsabilità per la propria difesa e sicurezza, un percorso che “era evidente già prima” ma che ora subisce un’accelerazione. Questa prospettiva rende ancora più urgente e delicato il dibattito interno sulle risorse da destinare al comparto militare.

Le Sfide all’Orizzonte: Dalla Giustizia all’Economia

Oltre ai dossier internazionali, il governo Meloni affronterà nel 2026 una serie di importanti scadenze interne. Tra queste spiccano il referendum confermativo sulla separazione delle carriere dei magistrati, considerato un test cruciale per la maggioranza, e la discussione sulla legge elettorale in vista del 2027. A queste si aggiungono le continue sfide economiche, dal sostegno all’occupazione alla lotta al caro energia, fino alla necessità di favorire gli investimenti per rilanciare una crescita che stenta a decollare. La premier si prepara ad affrontare questi temi nella consueta conferenza stampa di inizio anno, un appuntamento in cui dovrà delineare la rotta per un anno che si preannuncia, per sua stessa ammissione, “molto peggio” del precedente.

Di veritas

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