Il mondo della giustizia e dello sport italiano è in lutto per la scomparsa di Gianpaolo Tosel, storico magistrato friulano e per quasi un decennio volto della giustizia sportiva della Serie A, deceduto stamani all’ospedale di Udine all’età di 85 anni. La sua figura lascia un’eredità profonda, segnata da un impegno inflessibile nella lotta al terrorismo e da una passione autentica per il calcio, ambiti in cui ha operato con eguale rigore e competenza.

UNA VITA IN MAGISTRATURA: DAGLI ANNI DI PIOMBO ALLA PROCURA DI UDINE

Nato a Udine il 26 ottobre 1940, Gianpaolo Tosel intraprese la carriera in magistratura nel 1965, dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara. La sua carriera è stata quasi interamente legata al Friuli, dove per vent’anni, fino al 1985, ha ricoperto il ruolo di sostituto procuratore. In questi anni, l’Italia viveva la drammatica stagione degli anni di piombo e Tosel si trovò in prima linea nella lotta contro il terrorismo.

Il suo nome è indissolubilmente legato ad alcune delle più importanti e delicate inchieste del Nordest. Fu lui, in qualità di pubblico ministero, a sostenere l’accusa nel maxi-processo celebrato nell’aula bunker di Mestre contro le colonne veneta e friulana delle Brigate Rosse. In particolare, si occupò del caso del sequestro e dell’omicidio di Giuseppe Taliercio, dirigente della Montedison di Marghera, rapito nel 1981 e barbaramente assassinato a Tarcento. Un’altra operazione di grande rilievo che lo vide protagonista fu quella che portò a sventare il sequestro dell’industriale Roberto Snaidero, grazie a un’azione coordinata con i reparti speciali dei Carabinieri che si concluse con l’arresto della banda.

Dopo una breve parentesi a Venezia come sostituto procuratore generale, nel 1989 tornò nella sua Udine per ricoprire l’incarico di procuratore capo, ruolo che mantenne con fermezza e autorevolezza fino al suo pensionamento nel 2000. In questi anni, guidò la procura in procedimenti di grande impatto giudiziario e sociale, consolidando la sua fama di magistrato integerrimo e coraggioso.

IL PASSAGGIO ALLA GIUSTIZIA SPORTIVA: IL “GIUDICE” DELLA SERIE A

Lasciata la magistratura ordinaria, Gianpaolo Tosel non abbandonò l’impegno pubblico. Ricoprì, tra gli altri, l’incarico di difensore civico regionale del Friuli Venezia Giulia dal 2001 al 2003. Ma fu la sua grande passione per il calcio a condurlo verso una seconda, e per il grande pubblico ancor più nota, carriera.

Il suo percorso nella giustizia sportiva iniziò con ruoli nell’ufficio inchieste della FIGC e nella Commissione disciplinare. La svolta arrivò nel 2007, quando la Lega di Serie A lo nominò giudice sportivo, un incarico che ha ricoperto fino alla fine del 2016. Per quasi un decennio, i suoi comunicati del martedì sono diventati un appuntamento fisso per addetti ai lavori e tifosi, caratterizzati da uno stile sobrio ma da decisioni sempre improntate al massimo rigore.

Nel periodo post-Calciopoli, Tosel fu un convinto sostenitore dell’utilizzo della prova televisiva, strumento che impiegò ampiamente per sanzionare condotte violente, espressioni blasfeme e atti di discriminazione, in particolare quella di matrice territoriale, non rilevati in campo dagli ufficiali di gara. La sua linea, definita da molti “di pugno fermo”, pur generando talvolta discussioni, è stata ampiamente riconosciuta come coerente e necessaria per garantire il rispetto delle regole e della legalità sui campi da gioco.

IL CORDOGLIO DELLE ISTITUZIONI E DEL MONDO DEL CALCIO

La notizia della sua scomparsa ha suscitato unanime cordoglio. Il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, lo ha ricordato come “una figura di grande rigore, equilibrio e competenza, che ha servito con serietà e senso delle istituzioni il mondo del calcio italiano”. Anche le istituzioni locali, come il Comune di Udine, hanno espresso vicinanza alla famiglia, sottolineando il suo “altissimo senso delle istituzioni” e il suo “contributo fondamentale alla difesa della legalità e alla tutela dello stato di Diritto” in anni cruciali per la democrazia italiana. Gianpaolo Tosel lascia un vuoto incolmabile, ma anche l’esempio di una vita spesa al servizio dello Stato e delle sue regole, sia nelle aule di tribunale che sui campi di calcio.

Di veritas

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