DRO, TRENTINO – Una nuova tragedia scuote il mondo degli sport estremi. Nella mattinata di oggi, lunedì 5 gennaio 2026, un base jumper austriaco di 44 anni, Philip Haidinger, residente a Vienna, è deceduto in seguito a un lancio dal Monte Brento, una delle mete più celebri e ambite dagli appassionati di questa disciplina in Europa e nel mondo. L’incidente si è verificato intorno alle ore 9:00, quando l’uomo si è lanciato dal punto di uscita noto come “Spartacus”, un dente di roccia particolarmente apprezzato per la sua esposizione.

Secondo le prime ricostruzioni, qualcosa è andato terribilmente storto pochi istanti dopo il decollo. L’uomo avrebbe perso il controllo della propria traiettoria, finendo per schiantarsi violentemente lungo un pendio scosceso della parete rocciosa sottostante. A dare l’allarme è stato un amico e compagno di escursione che si trovava con lui e che stava documentando il volo con una videocamera. Testimone impotente della scena drammatica, ha immediatamente contattato il Numero Unico per le Emergenze 112.

L’INTERVENTO DEI SOCCORSI E LA TRAGICA CONSTATAZIONE

La macchina dei soccorsi si è attivata con la massima tempestività. La Centrale Unica di Emergenza ha richiesto l’intervento dell’elicottero di soccorso, mentre una squadra di quattro operatori della stazione di Riva del Garda del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino si è diretta verso la località Gaggiolo di Dro, ai piedi della parete, per fornire supporto logistico.

L’elicottero ha effettuato un primo sorvolo che ha permesso di individuare rapidamente il corpo del base jumper. Una volta raggiunto il punto dell’impatto, il tecnico di elisoccorso e l’equipe medica sono stati calati con il verricello. Purtroppo, per il 44enne austriaco non c’era più nulla da fare: i sanitari non hanno potuto far altro che constatarne il decesso, avvenuto a causa delle gravissime lesioni riportate nell’impatto con la roccia.

Ottenuto il nulla osta da parte delle autorità competenti per la rimozione della salma, le operazioni di recupero si sono rivelate complesse. L’elicottero ha trasportato in parete tre dei quattro soccorritori per coadiuvare nelle operazioni di ricomposizione del corpo. Successivamente, la salma è stata elitrasportata a valle, in località Gaggiolo, dove è stata affidata alle autorità per le procedure formali di identificazione e le indagini del caso.

IL MONTE BRENTO: PARADISO E PERICOLO PER I BASE JUMPER

Il Monte Brento, e in particolare la parete nota come “Becco dell’Aquila”, è considerato un vero e proprio “tempio” per i praticanti del base jumping. Con i suoi oltre 1.200 metri di dislivello verticale, attira ogni anno migliaia di appassionati da tutto il mondo, diventando uno degli spot con il maggior numero di lanci a livello globale. Questa fama, tuttavia, è accompagnata da un’elevata pericolosità. Non si tratta, purtroppo, del primo incidente mortale su questa parete, che ha già visto numerose tragedie in passato.

Il base jumping è una disciplina che non ammette il minimo errore. Richiede una preparazione tecnica, fisica e mentale di altissimo livello, oltre a una profonda conoscenza delle condizioni meteorologiche, del vento e dell’attrezzatura. Nonostante l’esperienza, il rischio intrinseco di questa attività rimane estremamente elevato. La morte del base jumper austriaco è la seconda tragedia legata a lanci estremi in pochi giorni nella stessa area geografica, sollevando nuovamente interrogativi sulla sicurezza e sulla necessità di una maggiore consapevolezza dei pericoli.

IL DIBATTITO SULLA REGOLAMENTAZIONE

In Italia, il base jumping si colloca in una sorta di “zona grigia” normativa: non è esplicitamente illegale, ma non è nemmeno regolamentato da leggi specifiche. Da anni si discute sulla possibilità di introdurre delle regole per aumentare la sicurezza, come la richiesta di brevetti, un numero minimo di lanci di esperienza e controlli sull’attrezzatura. Sul Monte Brento, grazie all’iniziativa di esperti locali, è stato introdotto un sistema di autoregolamentazione per monitorare gli accessi e promuovere buone pratiche, ma l’adesione resta su base volontaria. Episodi come quello odierno riaccendono inevitabilmente il dibattito sulla necessità di un quadro normativo più chiaro per una disciplina tanto affascinante quanto letale.

Di veritas

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