Un 2025 da profondo rosso per Stellantis in Italia. La produzione del colosso automobilistico ha registrato una contrazione allarmante, attestandosi a 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali. Si tratta di un calo complessivo del 20% rispetto all’anno precedente, un dato che diventa ancora più preoccupante se si analizzano i singoli comparti: le autovetture sono crollate del 24,5%, con sole 213.706 unità prodotte, mentre i veicoli commerciali hanno segnato un -13,5%, fermandosi a 166.000 unità. Questi numeri, illustrati dal segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, dipingono un quadro critico che ha portato la produzione a dimezzarsi in meno di due anni rispetto alle 751.384 unità del 2023.

Una flessione così significativa, lontanissima dall’obiettivo di un milione di veicoli indicato in sede ministeriale, ha avuto un impatto diretto e pesante sull’occupazione. Secondo il sindacato, quasi la metà della forza lavoro del gruppo in Italia è stata interessata da ammortizzatori sociali nel corso del 2025. Un segnale inequivocabile della crisi che attraversa il settore e che richiede, secondo Uliano, un’azione immediata: “È necessario anticipare i tempi del nuovo piano industriale” e “servono investimenti e modelli”.

L’analisi degli stabilimenti: Mirafiori in controtendenza, Melfi in caduta libera

L’analisi dei dati a livello dei singoli stabilimenti rivela una situazione a macchia di leopardo, con una sola nota positiva in un contesto prevalentemente negativo. Lo stabilimento di Mirafiori, infatti, è l’unico a registrare una crescita, con un +16,5% rispetto al 2024. Questo risultato è in gran parte dovuto all’avvio della produzione della Fiat 500 ibrida nell’ultimo trimestre, che ha permesso di invertire un trend altrimenti negativo. In poco più di un mese, sono state prodotte 4.580 unità di questo modello. Sebbene il dato sia incoraggiante, non basta a compensare le difficoltà generali del polo torinese, che vede la produzione complessiva ancora lontana dai livelli degli anni passati.

La situazione è drammatica in altri siti strategici. Lo stabilimento di Melfi ha subito il crollo più pesante, con una riduzione della produzione del 47,2%. Anche qui, il lancio della nuova Jeep Compass nell’ultimo trimestre ha parzialmente attenuato le perdite, ma la situazione resta critica. Perdite a doppia cifra si registrano anche a Pomigliano d’Arco (-21,9%), dove persino un modello di punta come la Fiat Panda ha subito una flessione, e ad Atessa (-13,5%), specializzato in veicoli commerciali. Particolarmente preoccupante è il caso di Cassino, dove il rinvio del lancio delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia, inizialmente previsto per il 2025, ha aggravato le difficoltà dello stabilimento.

Le cause della crisi e le prospettive per il 2026

La crisi produttiva di Stellantis in Italia si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà del mercato automobilistico nazionale, che nel 2025 ha registrato un calo complessivo delle immatricolazioni. Le cause sono molteplici e complesse: dalla transizione verso l’elettrico, che procede a rilento e tra molte incertezze, all’inflazione che riduce il potere d’acquisto delle famiglie, fino a politiche di incentivazione giudicate discontinue e poco efficaci. La debolezza della domanda interna si ripercuote inevitabilmente sui volumi produttivi.

Per il 2026, si intravede qualche spiraglio di luce. L’anno dovrebbe beneficiare della produzione a pieno regime della 500 ibrida e della nuova Jeep Compass. Sono inoltre attesi i lanci di nuovi modelli come la DS8, la DS7 e la Lancia Gamma. Tuttavia, questi nuovi ingressi dovranno compensare l’uscita di produzione di modelli come la Renegade e la 500X. La Fim-Cisl sottolinea che il raggiungimento di livelli produttivi simili a quelli del 2023 dipenderà in larga misura dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e, soprattutto, Cassino.

Il sindacato ribadisce con forza la necessità di un intervento deciso da parte di Stellantis, con un nuovo piano industriale che non solo confermi gli investimenti previsti, ma li rafforzi e li anticipi. La richiesta è chiara: servono nuovi modelli da assegnare agli stabilimenti italiani per saturare la capacità produttiva, garantire la continuità occupazionale e riportare l’Italia a essere un pilastro centrale nella strategia globale del gruppo.

Di atlante

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