Un percorso costellato di successi critici, nomination prestigiose e il plauso commosso della leggenda musicale che ne ha ispirato la storia. Ma anche un cammino segnato da aspre polemiche familiari che gettano un’ombra sulla narrazione. “Song Sung Blue – Una melodia d’amore”, il nuovo film del regista Craig Brewer, sbarca nelle sale italiane l’8 gennaio distribuito da Universal, portando con sé un carico di emozioni contrastanti. La pellicola, interpretata da Hugh Jackman e Kate Hudson, ripercorre la vera e toccante storia di Mike e Claire Sardina, coppia nella vita e sul palco, che alla fine degli anni ’80 diede vita a “Lightning & Thunder”, una tribute band dedicata all’iconico Neil Diamond.
Una storia di musica, amore e resilienza
Il film si addentra nella vita di Mike e Claire, due anime unite dalla passione per la musica e da un amore incondizionato. Dalle umili origini nei locali del Midwest, la loro ascesa li ha portati a conquistare una certa notorietà, culminata con l’incredibile opportunità di esibirsi insieme a Eddie Vedder dei Pearl Jam nel 1995. “Song Sung Blue” è un racconto intriso di forte carica emotiva, che esplora i sogni infranti e quelli realizzati, la capacità di affrontare drammi improvvisi e la forza di ricominciare. La narrazione, basata sul documentario omonimo del 2008 di Greg Kohs, scava nel profondo del loro legame, mostrando come la musica sia stata il collante della loro esistenza, una vera e propria medicina per le ferite, sia fisiche che dell’anima.
La performance di Kate Hudson, che come Jackman ha cantato realmente tutte le canzoni del film, è stata particolarmente apprezzata, tanto da meritarle una candidatura ai Golden Globe come migliore attrice in un film commedia o musicale. La coppia di attori ha inoltre già ricevuto il plauso della critica, vincendo insieme il Gotham Award per il miglior tributo musicale. Lo stesso Neil Diamond si è detto “profondamente commosso” dalla pellicola, invitando personalmente Jackman e Hudson a casa sua e regalando all’attore una chitarra autografata come segno di stima.
L’altra faccia della medaglia: le accuse del figlio di Mike Sardina
Nonostante il successo e il supporto di Claire Sardina, che ha collaborato attivamente come consulente per il film, una voce dissonante e potente si è levata a contestare la veridicità del racconto. Michael Sardina Jr., figlio di Mike nato da un precedente matrimonio, ha pesantemente attaccato i realizzatori e i protagonisti, definendoli “mostri” e accusandoli di aver raccontato “molte bugie”.
Pur avendo un credito formale come consulente, Sardina Jr. sostiene di non essere stato realmente coinvolto nel progetto e di essere stato escluso dalla narrazione. Le sue accuse, riportate dal Daily Mail, dipingono un quadro familiare ben diverso da quello edulcorato del film, parlando di una famiglia “estremamente violenta”, uso di droghe e rivalità tra fratelli. “Mio padre si sta rivoltando nella tomba”, ha dichiarato, sostenendo che il film ruba tutto il duro lavoro che suo padre ha fatto nella sua vita. Anche la sorella, Angelina Sardina, pur riconoscendo la veridicità dell’amore tra il padre e Claire, ha affermato che la storia non è accurata.
Queste polemiche, sulle quali finora il cast e la produzione hanno preferito non esprimersi, sollevano un’importante questione sull’etica dei biopic e sulla libertà narrativa che ci si può concedere quando si raccontano storie di persone reali, specialmente quando queste storie coinvolgono dinamiche familiari complesse e dolorose.
Un omaggio sincero, ma non senza compromessi
Al di là delle controversie, “Song Sung Blue” si presenta come un’opera sincera e profondamente americana. Il regista Craig Brewer ha scelto di concentrarsi sul lato positivo del sogno americano, raccontando la dedizione assoluta dei protagonisti per la musica piuttosto che la ricerca del successo a tutti i costi. La chimica tra Hugh Jackman e Kate Hudson è palpabile e le loro interpretazioni riescono a catturare l’essenza dei veri Mike e Claire, senza cadere in una mera imitazione.
La pellicola esplora temi universali come l’amore coniugale, il recupero personale e i piaceri semplici dell’intrattenimento locale, rielaborando le tragedie reali – come il grave incidente che nel 1999 causò a Claire l’amputazione di parte di una gamba e la prematura scomparsa di Mike nel 2006 – in un melodramma che, pur sfiorando a tratti la manipolazione emotiva, risulta irresistibile nel suo racconto di “underdog”. Un film che, nel bene e nel male, non lascia indifferenti, invitando a una riflessione sul confine tra realtà e finzione cinematografica e sul diritto di raccontare, e di vedersi raccontata, la propria storia.
