Milano – Il futuro di Pirelli, icona del Made in Italy e leader globale nella produzione di pneumatici ad alte prestazioni, è appeso a un filo teso tra Roma, Pechino e Washington. La pressione del governo statunitense affinché il colosso cinese Sinochem, primo azionista della Bicocca con il 34,1% del capitale, riduca o azzeri la sua ingombrante presenza, sta subendo una decisa accelerazione. In gioco non c’è solo un riassetto azionario, ma la possibilità per Pirelli di continuare a operare in un mercato strategico come quello americano, che da solo vale circa un quinto dei suoi ricavi.
Il nodo dei Cyber Tyre e la sicurezza nazionale USA
Al centro della contesa geopolitica e industriale si trova una delle innovazioni più avanzate di Pirelli: i Cyber Tyre. Questi pneumatici intelligenti, dotati di sensori interni, sono in grado di raccogliere e trasmettere in tempo reale una vasta gamma di dati: dalla pressione alla temperatura, fino a informazioni dettagliate sulle condizioni del manto stradale. Una tecnologia che, dal mio punto di vista di fisico e ingegnere, rappresenta un salto quantico per la sicurezza e le performance dei veicoli connessi.
Tuttavia, è proprio questa capacità di “dialogare” con il veicolo e potenzialmente con infrastrutture esterne ad aver allarmato il Dipartimento del Commercio di Washington. Il timore è che, attraverso la partecipazione di Sinochem, un’azienda di stato cinese, dati sensibili sulla mobilità e la privacy dei cittadini americani possano finire nelle mani di Pechino. Per questo, l’amministrazione USA ha varato normative stringenti che, a partire da metà marzo, vieteranno l’utilizzo di software e hardware di produttori legati a “nazioni avversarie”, come Cina e Russia, nei veicoli connessi venduti sul suolo americano.
La corsa contro il tempo e il ruolo del Golden Power
La scadenza di metà marzo è un vero e proprio ultimatum. Entro quella data, Pirelli deve dimostrare di non utilizzare software riconducibile a entità cinesi per non vedere i suoi prodotti banditi dal mercato a stelle e strisce. Questo ha spinto il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, a intensificare il dialogo con tutte le parti in causa, con l’obiettivo di trovare una soluzione che garantisca la piena competitività dell’azienda.
Sul tavolo c’è l’ipotesi di un nuovo intervento tramite il Golden Power, lo strumento che consente all’esecutivo di porre veti o condizioni su operazioni in settori strategici per l’interesse nazionale. Già nel giugno del 2023, il governo era intervenuto per limitare l’influenza di Sinochem, proteggendo l’autonomia del management di Pirelli e la tecnologia dei sensori Cyber. Ora, però, la mossa potrebbe essere molto più drastica. Secondo indiscrezioni del Financial Times, se non si arriverà a un accordo entro gennaio, l’esecutivo potrebbe spingersi fino a sospendere i diritti di voto di Sinochem, sterilizzandone di fatto il potere decisionale.
Le opzioni sul tavolo: da un’uscita ordinata alla riduzione della quota
Nonostante la contrapposizione tra i soci italiani, rappresentati dalla Camfin di Marco Tronchetti Provera (azionista al 25,3% con possibilità di salire), e il socio cinese sia stata a tratti molto dura – con Sinochem che ha votato contro bilanci e trimestrali dopo che il CdA ha dichiarato la fine del suo controllo – segnali di una possibile negoziazione emergono. La recente nomina di Bnp Paribas come advisor da parte di Sinochem lascia intravedere una volontà di esplorare le opzioni, tra cui l’uscita dal capitale.
Le ipotesi in campo sono diverse e complesse:
- Riduzione della quota: Secondo quanto riportato da Bloomberg, Pirelli sarebbe in trattativa per far scendere la partecipazione di Sinochem dall’attuale 34% a circa il 10%, trasformando il gruppo cinese in un “investitore passivo”.
- Uscita totale: Un disimpegno completo, con modalità e tempi da definire, che risolverebbe alla radice le preoccupazioni americane.
- Altre soluzioni finanziarie: Si parla anche di operazioni come un accelerated bookbuild (vendita accelerata di un pacchetto di azioni) o l’emissione di un bond convertibile per facilitare un’uscita graduale.
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato l’importanza del dialogo per “rendere Pirelli conforme alle normative e pienamente competitiva”. L’obiettivo è arrivare a un nuovo assetto di governance prima del 19 maggio, data di scadenza del patto parasociale tra Sinochem e Camfin, che permetta a Pirelli di “competere al meglio nei mercati più avanzati”.
La reazione dei mercati e le prospettive future
La speranza di una tregua e di una soluzione imminente ha avuto un effetto positivo sul titolo Pirelli in Borsa, che ha registrato un significativo rialzo. Gli investitori sembrano scommettere su un esito che salvaguardi gli interessi strategici dell’azienda e il suo accesso al cruciale mercato nordamericano. La partita è ancora aperta e si gioca su più tavoli, da quello diplomatico a quello finanziario. La capacità di Pirelli di navigare queste acque turbolente, bilanciando complesse dinamiche geopolitiche e interessi industriali, determinerà non solo il suo futuro assetto proprietario, ma anche la sua traiettoria di crescita e innovazione nel panorama automobilistico globale.
