NAPOLI – Esistono partite che sfuggono a qualsiasi logica, che vivono di strappi emotivi, di errori inspiegabili e di giocate che riaccendono la speranza. Napoli-Verona è stata una di queste: un thriller sportivo conclusosi con un 2-2 che lascia sensazioni contrastanti. Da un lato, l’orgoglio per una rimonta incredibile, dall’altro l’amarezza per due punti persi che pesano come macigni sulle ambizioni scudetto. Per Antonio Conte, una serata di risposte caratteriali importanti ma anche di profonde riflessioni tattiche.
Un primo tempo da incubo: Napoli shock, Verona cinico e spietato
L’avvio di gara al Maradona è un cortocircuito totale per gli azzurri. Conte, costretto a fare i conti con una lunga lista di infortunati e la squalifica di Mazzocchi, vara una formazione d’emergenza che appare subito fragile e priva di idee. Il Verona, perfettamente organizzato, capisce subito le difficoltà dei partenopei e colpisce con una precisione chirurgica. Al 16′, una rapida transizione sulla destra libera Niasse, il cui cross viene trasformato in oro da una magia di Martin Frese: un colpo di tacco geniale che gela Milinkovic-Savic e tutto lo stadio. È il gol che apre le crepe nella diga napoletana. La reazione non arriva, la squadra di casa appare lenta, prevedibile e priva di quella “rabbia agonistica” che è il marchio di fabbrica del suo allenatore.
Il raddoppio veneto arriva al 27′ e porta con sé un carico di polemiche. Su un pallone spiovente in area, un contatto aereo tra Buongiorno e Valentini si conclude con un tocco di braccio del difensore azzurro in ricaduta. L’arbitro Marchetti, dopo una lunga consultazione con il VAR e una revisione al monitor, assegna un calcio di rigore che appare molto severo. Dal dischetto, Gift Orban è glaciale, spiazza il portiere e firma uno 0-2 che ha il sapore della sentenza. Il primo tempo si chiude così, tra i fischi di un pubblico incredulo e l’immagine di una squadra in totale balia dell’avversario.
La scossa di Conte e la furia della ripresa
Come spesso accade, la pausa negli spogliatoi trasforma il Napoli. Le parole di Conte devono aver scosso profondamente l’ambiente, perché in campo torna una squadra completamente diversa. Con un pressing asfissiante e un ritmo forsennato, gli azzurri chiudono il Verona nella sua metà campo, in quello che un commentatore spagnolo ha descritto come “una partita a una sola porta, come si faceva a scuola”. La spinta produce subito i suoi frutti. All’8′ della ripresa (53′ totali), una conclusione di Lang viene deviata in angolo. Dalla bandierina, lo stesso Lang disegna una traiettoria perfetta su cui Scott McTominay svetta più in alto di tutti, anticipando un’incerta uscita di Montipò e insaccando di testa il gol che riapre la partita.
Conte non si accontenta e getta nella mischia forze fresche: prima Spinazzola per Gutierrez, poi il giovane Marianucci per Elmas, ridisegnando l’assetto per dare maggiore libertà a Di Lorenzo. La mossa si rivelerà decisiva. La pressione del Napoli diventa un assedio, ma è anche una battaglia contro la sfortuna e il VAR. A Rasmus Hojlund vengono annullati ben due gol: il primo per un suo fallo di mano molto contestato, che ha scatenato la polemica di Conte nel post-partita.
Il cuore del capitano: Di Lorenzo firma il pari
Quando la partita sembra stregata, emerge l’anima del capitano. All’82’, il Napoli costruisce l’azione del meritato pareggio. È proprio il neo-entrato Marianucci a servire un cross basso e teso dalla destra, su cui Giovanni Di Lorenzo si avventa con la ferocia di un attaccante, anticipando tutti sul primo palo e battendo Montipò. È il gol del 2-2, un’esplosione di gioia e rabbia che scuote il Maradona, ora diventato una bolgia a sostegno dei propri beniamini. Negli ultimi minuti, compresi sette di recupero, il Napoli si riversa in avanti alla ricerca di una vittoria che avrebbe del miracoloso, ma il Verona, pur soffrendo, si difende con ordine e riesce a portare a casa un punto preziosissimo. L’ultima, grande occasione, capita addirittura in contropiede ai veneti, ma il pallonetto di Giovane finisce di poco a lato, facendo correre un ultimo brivido sulla schiena dei tifosi azzurri.
Un punto che serve a poco: analisi e statistiche
Il fischio finale consegna un pareggio che lascia l’amaro in bocca al Napoli. Se da un lato viene allungata a 22 gare consecutive l’imbattibilità casalinga, dall’altro si perdono due punti sanguinosi nella corsa al vertice. Le statistiche finali raccontano di un dominio territoriale netto ma a tratti sterile: il Napoli ha chiuso con quasi il 70% di possesso palla, ma ha pareggiato il conto dei tiri in porta (4 a 4) con un Verona estremamente concreto. La squadra di Conte ha dimostrato un cuore immenso, ma anche una preoccupante vulnerabilità iniziale, pagando a caro prezzo le assenze e un approccio alla gara inspiegabilmente molle.
