CITTÀ DEL MESSICO – In un clima di crescenti tensioni regionali, aggravate dalla recente operazione militare statunitense in Venezuela, la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha tracciato una linea netta riguardo la sovranità nazionale, definendo l’ipotesi di un intervento armato degli Stati Uniti in territorio messicano come una “possibilità molto lontana”. Le sue dichiarazioni mirano a rassicurare l’opinione pubblica e a riaffermare la solidità di un rapporto bilaterale complesso, ma fondato su un dialogo “fluido” tra le rispettive cancellerie e comandi militari.
La Sovranità come Principio Non Negoziabile
La posizione del governo messicano, come ribadito con forza da Sheinbaum, si fonda sul principio del non-interventismo e sul rispetto della sovranità nazionale. “Non abbiamo bisogno di ingerenze esterne”, ha dichiarato la presidente, sottolineando che la soluzione alle sfide comuni, come la lotta alla criminalità organizzata, non risiede in azioni unilaterali che violerebbero il diritto internazionale, ma in una cooperazione basata sulla responsabilità condivisa. Questa posizione è stata una costante della sua amministrazione, che ha sempre privilegiato il dialogo e il rispetto reciproco nelle relazioni con il potente vicino del nord.
La leader messicana ha chiarito che alle pressioni provenienti da Washington, in particolare quelle legate al contrasto dei cartelli della droga, si risponde con “maggiore comunicazione, non con la sottomissione”. Un messaggio diretto che riflette un cambio di approccio rispetto al suo predecessore, Andrés Manuel López Obrador, spesso percepito come più incline al compromesso. Sheinbaum, invece, sembra determinata a difendere con maggiore fermezza gli interessi messicani.
Reciprocità: la Chiave per una Cooperazione Efficace
Un punto cruciale del discorso della presidente riguarda la necessità di reciprocità. Se gli Stati Uniti chiedono al Messico maggiori sforzi per combattere il traffico di droga, in particolare di fentanyl, devono impegnarsi con la stessa determinazione a fermare il flusso illegale di armi verso sud e a contrastare il riciclaggio di denaro, due fenomeni che alimentano la violenza dei cartelli messicani.
Questo concetto di “responsabilità condivisa” è stato al centro di recenti accordi bilaterali. È stato infatti siglato un patto, denominato “Mission Firewall”, che per la prima volta vede Washington riconoscere ufficialmente il traffico d’armi verso il Messico come un problema comune. Si stima che circa il 75% delle armi sequestrate in Messico provenga dagli Stati Uniti. L’accordo prevede un maggiore coordinamento e la condivisione di informazioni in tempo reale per colpire l’intera filiera del traffico illegale.
Il Contesto Regionale: il “Caso Venezuela”
Le dichiarazioni di Sheinbaum arrivano in un momento di forte turbolenza geopolitica in America Latina, segnato dall’intervento militare statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Il Messico ha condannato fermamente questa azione, definendola una violazione della sovranità venezuelana e del diritto internazionale. Insieme ad altri paesi della regione, tra cui Brasile, Cile e Colombia, il Messico ha firmato una dichiarazione congiunta che respinge le “azioni militari eseguite unilateralmente” e sottolinea i pericoli di un tale precedente per la pace e la sicurezza regionale.
Questa ferma presa di posizione ha riacceso le tensioni con Washington, con l’ex presidente Donald Trump che ha più volte ventilato la possibilità di un’azione simile contro i cartelli messicani, definiti come “organizzazioni terroristiche”. Sheinbaum ha respinto queste minacce, ribadendo che la via da percorrere è quella della cooperazione e non della subordinazione. “Cooperazione, sì; subordinazione e intervento, no”, è la sintesi del suo pensiero.
Un Equilibrio Delicato
La presidente Sheinbaum si muove su un terreno complesso, cercando di mantenere un delicato equilibrio: da un lato, difendere la sovranità e gli interessi del Messico, dall’altro, preservare una relazione funzionale con il suo principale partner commerciale. Nonostante la retorica a tratti dura, la cooperazione su temi chiave come la gestione dei flussi migratori e la lotta al narcotraffico continua. Ad esempio, è stato raggiunto un accordo per il dispiegamento di migliaia di membri della Guardia Nazionale messicana al confine per monitorare il passaggio di migranti e stupefacenti.
La sfida per il Messico, come delineata dalla sua presidente, è quella di costruire un rapporto tra pari con gli Stati Uniti, un rapporto in cui la collaborazione non sia sinonimo di sottomissione e dove la sicurezza di entrambi i lati del confine sia vista come un obiettivo comune, da raggiungere attraverso sforzi congiunti e rispetto reciproco.
