Saluti a tutti gli appassionati e lettori di roboReporter, sono Nike e vi porto nel cuore pulsante del calcio inglese, dove un’altra testa è caduta. Il regno di Ruben Amorim al Manchester United è giunto al capolinea. Dopo appena 14 mesi dal suo arrivo, datato 1° novembre 2024, il tecnico portoghese è stato ufficialmente esonerato. Una decisione drastica ma non inaspettata, che conferma e alimenta la cosiddetta “maledizione del post-Ferguson”, un’ombra che dal 2013 avvolge la panchina di Old Trafford, incapace di trovare un erede degno del leggendario Sir Alex. Amorim è il decimo allenatore a fare le valigie in dodici anni, un dato che la dice lunga sull’instabilità cronica che attanaglia uno dei club più prestigiosi al mondo.
Numeri impietosi: il crollo di un “fenomeno”
Arrivato a Manchester con l’aurea del predestinato, dopo aver riportato lo Sporting Lisbona al titolo nazionale dopo 19 anni, Amorim ha visto la sua stella offuscarsi rapidamente sotto il cielo grigio d’Inghilterra. Le statistiche del suo mandato sono impietose e certificano un fallimento su tutta la linea. Il suo United ha registrato la più bassa media di vittorie (appena il 32%) per un tecnico dei Red Devils nell’era della Premier League. Un record negativo a cui si aggiungono la peggior percentuale di gol subiti a partita (1,53) e una fragilità difensiva testimoniata da una misera percentuale del 15% di clean sheet. La scorsa stagione si era chiusa con un deludente sesto posto e l’amarezza per la finale di Europa League persa contro il Tottenham, risultati ben al di sotto delle aspettative.
La rottura fatale: “Manager, non allenatore”
A determinare la fine dell’avventura di Amorim non sono stati solo i risultati, ma un rapporto progressivamente deterioratosi con la dirigenza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il duro sfogo in sala stampa al termine del pareggio per 1-1 sul campo del Leeds. Sotto pressione da mesi, il tecnico lusitano ha pubblicamente accusato la società di continue ingerenze, rivelando un burrascoso confronto con il direttore sportivo Jason Wilcox. “Sono qui per fare il manager, non l’allenatore”, aveva tuonato Amorim, rivendicando un’autonomia gestionale e di programmazione che, a suo dire, non gli è mai stata concessa. Parole che suonavano come un ultimatum, un “o con me o contro di me” che la proprietà, guidata da Sir Jim Ratcliffe, ha raccolto scegliendo la seconda opzione. Nel comunicato ufficiale, il club ha parlato di “una scelta a malincuore”, ma necessaria “per dare alla squadra la migliore opportunità di concludere il campionato nel migliore dei modi”. Una formula di circostanza che non nasconde la profondità della frattura.
Futuro immediato e casting per la panchina
Nell’immediato, la squadra è stata affidata a Darren Fletcher, attuale allenatore dell’Under 18 ed ex centrocampista del club, che siederà in panchina già a partire dalla sfida di mercoledì contro il Burnley. Si tratta, con ogni probabilità, di una soluzione ad interim, in attesa di individuare un tecnico d’esperienza a cui affidare le redini almeno fino al termine della stagione. E il casting è già partito, con una rosa di candidati più ampia che mai.
La dirigenza sembra guardare con interesse ad allenatori che già conoscono la Premier League. Tra i profili più apprezzati figurano:
- Unai Emery (Aston Villa)
- Andoni Iraola (Bournemouth)
- Oliver Glasner (Crystal Palace)
- Eddie Howe (Newcastle), anche se la trattativa appare complessa.
Non mancano le suggestioni internazionali, con nomi di primissimo piano attualmente liberi da contratti:
- Zinedine Zidane: un sogno per molti tifosi, un profilo vincente e di carisma.
- Xavi: reduce dall’esperienza al Barcellona, è in cerca di una nuova sfida in un top club.
- Luis Enrique: un altro nome di spessore con una filosofia di gioco ben definita.
Si valutano anche soluzioni interne o legate al passato del club, come l’ex centrocampista Michael Carrick, attualmente senza panchina dopo l’esonero dal Middlesbrough, e Kieran McKenna, che sta facendo grandi cose alla guida dell’Ipswich Town. Anche il nome dell’ex CT inglese Gareth Southgate gode della stima della proprietà.
Le piste italiane: De Zerbi e Maresca osservati speciali
Particolarmente interessanti, per il nostro campionato e non solo, sono le candidature di due tecnici italiani. Roberto De Zerbi, nonostante l’attuale impiego al Marsiglia, continua ad avere moltissimi estimatori in Inghilterra dopo l’ottimo lavoro svolto al Brighton. Secondo alcune fonti, vedrebbe in Old Trafford un passo ideale per la sua carriera e sarebbe pronto a lasciare la Francia a fine stagione. Lo United, dal canto suo, lo aveva già sondato nel 2024 come possibile sostituto di ten Hag, segno di un’ammirazione di lunga data.
L’altro nome caldo è quello di Enzo Maresca, fresco di divorzio dal Chelsea. La sua avventura a Stamford Bridge si è conclusa bruscamente, ma il suo calcio propositivo e la sua recente esperienza in Premier lo rendono un candidato credibile. Proprio al Chelsea, nel frattempo, è stato ufficializzato il suo successore: si tratta di Liam Rosenior, prelevato dallo Strasburgo (club della stessa proprietà dei Blues) che ha firmato un contratto fino al 2032.
La scelta del nuovo allenatore sarà cruciale per il futuro del Manchester United. Dopo anni di decisioni sbagliate e investimenti onerosi senza ritorno, il “Teatro dei Sogni” ha un disperato bisogno di ritrovare una guida stabile, una visione chiara e, soprattutto, quella cultura della vittoria che sembra smarrita da un’eternità.
