Nel silenzio profondo del cosmo, a circa 1470 anni luce da noi nella costellazione delle Vele, una culla stellare nota come HH46 ha custodito per millenni un segreto ora svelato. Grazie alla potenza senza precedenti del telescopio spaziale James Webb (JWST), un team internazionale di ricercatori guidato dall’Italia, con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) in prima linea, ha squarciato il velo di gas e polveri che nascondeva la verità, rivelando uno scenario molto più complesso e affascinante di quanto si potesse immaginare.
Dove gli astronomi si aspettavano di trovare una singola stella nascente, l’occhio a infrarossi del Webb ne ha scoperte due. Un sistema binario di protostelle, due gemelle cosmiche che danzano l’una attorno all’altra a una distanza pari a circa 90 volte quella che separa la Terra dal Sole. Questa scoperta, in via di pubblicazione sulla prestigiosa rivista The Astrophysical Journal, non solo raddoppia i protagonisti di questa storia cosmica, ma apre una finestra completamente nuova sui meccanismi che governano la nascita delle stelle e, di conseguenza, dei sistemi planetari.
Due Gemelle, Due Caratteri: I Getti Stellari Che Riscrivono i Modelli
La vera sorpresa, tuttavia, non risiede solo nella natura binaria del sistema, ma nel comportamento radicalmente diverso delle due stelle bambine. I dati raccolti dagli strumenti NIRSpec e MIRI del JWST hanno mostrato che le due componenti del sistema HH46 generano flussi di materia, o getti protostellari, inattesi e profondamente differenti tra loro.
Da una parte, un getto atomico potentissimo, sottile e incredibilmente ben definito, quasi un “laser” cosmico che si estende per oltre un anno luce nello spazio, già parzialmente noto da precedenti osservazioni. Dall’altra, una scoperta resa possibile solo dalla sensibilità del Webb: un flusso molecolare molto più ampio, lento e diffuso, un “vento” cosmico finora rimasto invisibile.
“Questo studio rappresenta un caso eccezionalmente raro in cui, all’interno dello stesso sistema binario protostellare, vengono identificati due flussi di natura profondamente diversa”, ha affermato Maria Gabriella Navarro dell’INAF, prima autrice dell’articolo. “È la prima volta che questi due tipi di flussi vengono distinti in modo così chiaro nello stesso sistema, grazie alla risoluzione spaziale e alla copertura spettrale unica del JWST”.
Un Laboratorio Cosmico per la Nascita dei Pianeti
I getti di materia come quelli osservati in HH46 sono un fenomeno cruciale nelle prime fasi della vita di una stella. Essi agiscono come valvole di sfogo, regolando la quantità di materia che cade sulla stella in accrescimento e influenzando la formazione del disco protoplanetario, la struttura da cui avranno origine i pianeti. Comprendere la loro dinamica è fondamentale per decifrare l’intero processo di formazione planetaria.
L’analisi dettagliata delle molecole di idrogeno ha permesso al team di stabilire che il flusso molecolare diffuso è generato da onde d’urto relativamente lente, che si muovono a circa 10 chilometri al secondo. Questo livello di dettaglio, mai raggiunto prima nello studio dei flussi protostellari, apre nuove prospettive sulla dinamica e l’evoluzione dei sistemi stellari binari, che si stima costituiscano una porzione significativa delle stelle della nostra galassia.
Il sistema HH46 si conferma così un “laboratorio d’eccezione” per gli astrofisici. La coesistenza di due tipi di emissioni così diverse all’interno di un unico sistema binario sfida i modelli attuali e fornisce dati preziosissimi per affinare la nostra comprensione di come nascono le stelle e di come si formano i pianeti attorno a coppie di soli.
Il Ruolo Chiave della Tecnologia e della Ricerca Italiana
Questa scoperta sottolinea ancora una volta le capacità rivoluzionarie del James Webb Space Telescope, un’impresa congiunta di NASA, Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Agenzia Spaziale Canadese (CSA). La sua abilità di osservare l’universo nell’infrarosso gli consente di penetrare quelle dense nubi di polvere che, alle lunghezze d’onda della luce visibile, appaiono opache, svelando i processi nascosti al loro interno.
È motivo di orgoglio nazionale che a guidare questa importante ricerca sia un team italiano. Lo studio fa parte del progetto internazionale PROJECT-J (Protostellar Jets Cradle Tested with JWST), coordinato proprio dall’INAF. Come ha sottolineato Brunella Nisini, responsabile del progetto, “solo la combinazione di alta risoluzione e vista a infrarossi può svelare cosa accade davvero durante la formazione di una stella”. Un successo che conferma l’eccellenza della ricerca astrofisica italiana nel panorama mondiale e che promette di continuare a regalarci nuove, emozionanti finestre sull’universo.
