Città del Vaticano – Alle ore 9:41 del 6 gennaio 2026, solennità dell’Epifania, Papa Leone XIV ha chiuso i due battenti di bronzo della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Un gesto semplice ma denso di significato ha posto fine al Giubileo Ordinario del 2025, dedicato al tema “Pellegrini di speranza”. La cerimonia, iniziata alle 9:30 con una processione d’ingresso e il canto dell’inno giubilare, ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e di migliaia di fedeli che hanno gremito la basilica fin dalle prime ore del mattino.
Un Giubileo “dei due Papi” e un bilancio da record
L’Anno Santo appena concluso sarà ricordato come il “Giubileo dei due Papi”: aperto da Papa Francesco la notte di Natale del 24 dicembre 2024, è stato chiuso dal suo successore, Leone XIV, in una staffetta pontificia che ha pochi precedenti nella storia. Come sottolineato da Monsignor Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, in una conferenza stampa di bilancio, l’evento ha superato ogni previsione. Sono stati infatti 33.475.369 i pellegrini giunti a Roma da 185 paesi del mondo, un numero superiore ai 31,7 milioni inizialmente stimati. Un afflusso che, a partire da maggio, ha registrato un picco inaspettato, gestito con attenzione e senza creare disagi.
Monsignor Fisichella ha elogiato la capacità di accoglienza di Roma, definendola una “città sicura” dove i servizi, dai trasporti alla sanità, hanno funzionato a beneficio di cittadini, pellegrini e turisti. Il Giubileo, ha affermato, “non è stato un investimento a perdere, ma un volàno che ha incrementato e svilupperà nel futuro una crescita generale”.
Il rito e il suo significato profondo
La chiusura della Porta Santa non è una semplice formalità, ma un rito che affonda le sue radici nella storia della Chiesa. Istituito da Papa Alessandro VI Borgia nel 1499, simboleggia la fine di un tempo di grazia speciale, ma non la fine della misericordia di Dio. Come ha sottolineato Papa Leone XIV prima di chiudere i battenti: “Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il Buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi”. Varcare la soglia della Porta Santa, tradizionalmente la più stretta delle basiliche papali, rappresenta un atto di conversione, un passaggio per entrare in una vita nuova.
Il rito moderno, semplificato a partire dal 1975, non prevede più la muratura pubblica della porta. La chiusura dei battenti da parte del Papa indica la conclusione del tempo giubilare, ma la muratura vera e propria avverrà in forma privata circa dieci giorni dopo, a cura dei tecnici della Fabbrica di San Pietro. All’interno del muro verrà inserita una capsula metallica contenente il verbale di chiusura, le monete coniate durante l’anno e le chiavi della porta.
L’omelia del Papa: “Artigiani della pace” contro l’economia distorta
Subito dopo la chiusura della Porta Santa, Papa Leone XIV ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica dell’Epifania. Nella sua omelia, ha tracciato un bilancio spirituale dell’Anno Santo, esortando i fedeli a trasformare l’esperienza vissuta in un impegno concreto per il futuro. “Restiamo pellegrini di speranza e artigiani della pace”, ha detto il Pontefice. In un mondo segnato da conflitti e da “un’economia distorta che prova a trarre da tutto profitto”, il Papa ha lanciato un forte appello a proteggere ciò che è “piccolo, delicato, fragile come un bambino”.
“Ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore?”, ha chiesto il Papa alla coscienza collettiva. L’eredità dell’Anno Santo, secondo Leone XIV, deve essere la capacità di riconoscere “nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel diverso un compagno di viaggio”.
Il “Metodo Giubileo” e lo sguardo al futuro
L’efficienza organizzativa che ha caratterizzato l’evento ha portato alla nascita di un neologismo: il “Metodo Giubileo”. Una sinergia tra istituzioni che ha permesso di realizzare le opere necessarie in tempi ridotti e di gestire un afflusso imponente di persone. Un modello che, secondo le autorità, potrebbe essere replicato per eventi futuri, come il possibile Giubileo straordinario del 2033, in occasione dei duemila anni dalla Redenzione.
Con la chiusura della Porta Santa di San Pietro, l’ultima delle quattro basiliche papali a concludere i riti giubilari, si archivia un anno che ha lasciato un segno profondo nella vita della Chiesa e della città di Roma. Un anno di fede, di incontro e di riflessione che ora consegna al mondo un messaggio di speranza da coltivare nel quotidiano.
