MILANO – Ha confessato. Emilio Gabriel Valdez Velasco, il 57enne di origine peruviana fermato per l’omicidio della 19enne Aurora Livoli, ha ammesso le sue responsabilità. Durante l’interrogatorio nel carcere di San Vittore, di fronte ai pubblici ministeri Antonio Pansa e Letizia Mannella, l’uomo ha dichiarato di aver violentato e strangolato la giovane. Una confessione che aggiunge un tassello fondamentale a un quadro investigativo già denso di elementi, gettando una luce ancora più sinistra su una tragedia che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
La vicenda, che si è consumata nella periferia nord-est di Milano, si arricchisce di dettagli inquietanti che delineano la figura di un uomo con un passato oscuro e una spirale di violenza culminata nell’omicidio di una ragazza fragile. Gli inquirenti stanno ora valutando se contestare all’indagato, oltre all’omicidio volontario aggravato e alla violenza sessuale, anche il nuovo reato di femminicidio, introdotto dalla recente legge entrata in vigore a dicembre.
L’incontro fatale in metropolitana e la precedente aggressione
La ricostruzione degli eventi, resa possibile grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza della stazione metro di Cimiano, è agghiacciante. La sera del 28 dicembre, sulla stessa banchina, si consumano due episodi di violenza a pochi minuti di distanza. Valdez Velasco prima aggredisce una studentessa peruviana di 19 anni, tentando di rapinarla e strangolarla. “Mi diceva solamente ‘tu oggi muori, morirai’ mentre cercava di trascinarmi in un luogo buio e isolato”, ha raccontato la giovane, salvatasi solo grazie all’arrivo di un treno e alla reazione dei passeggeri.
Poco dopo, su quella stessa banchina, avviene l’incontro con Aurora Livoli. Le telecamere immortalano la scena: l’uomo si avvicina alla ragazza, le parla, le stringe la mano e si inginocchia ai suoi piedi, in un gesto che appare surreale. Poi i due si allontanano insieme. Secondo la versione fornita da Valdez Velasco tramite il suo legale, Massimiliano Migliara, sarebbe stata Aurora a chiedergli un aiuto economico per comprare le sigarette. Da lì, il tragico epilogo.
La confessione e i dettagli dell’omicidio
Il corpo di Aurora viene ritrovato la mattina del 29 dicembre nel cortile di un condominio in via Paruta, non lontano dalla stazione della metropolitana. L’autopsia rivelerà segni di strangolamento e violenza. Durante l’interrogatorio, Valdez Velasco ha ammesso di aver abusato della ragazza e di averla uccisa, sostenendo però di non essersi reso conto della sua morte fino al giorno seguente, dopo aver visto la notizia in televisione. Ha inoltre dichiarato di aver “vegliato” sul corpo, credendo che la giovane fosse solo “assopita”. Una versione che il suo stesso avvocato definisce avvenuta “in un quadro meramente indiziario”. La Procura, diretta da Marcello Viola, ipotizza che la ragazza abbia tentato di difendersi dalla furia del suo aggressore.
Un passato di violenza e problemi con la giustizia
L’indagine ha fatto emergere il profilo di un uomo con numerosi precedenti penali. Valdez Velasco, irregolare sul territorio italiano, aveva già scontato una condanna per violenza sessuale aggravata, espiata nel marzo 2024. Nonostante questo e una denuncia per un’altra violenza sessuale commessa nel 2025, l’uomo risultava inspiegabilmente incensurato nel casellario giudiziario, probabilmente a causa di un mancato aggiornamento. Questo “errore” potrebbe spiegare perché fosse a piede libero.
L’uomo era entrato in Italia nel 2017 e aveva ricevuto più provvedimenti di espulsione, mai eseguiti per varie ragioni burocratiche, tra cui il passaporto scaduto e una presunta “inidoneità alla vita in comunità” certificata da un medico che gli ha evitato il CPR. La giudice per le indagini preliminari, Nora Lisa Passoni, ne ha sottolineato la pericolosità definendolo “aggressivo e violento”.
La valutazione sul reato di femminicidio
La Procura di Milano si trova ora di fronte a una decisione cruciale: contestare a Valdez Velasco il nuovo reato di femminicidio. La legge, approvata a fine 2025, qualifica come tale l’omicidio commesso contro una donna per motivi di discriminazione, odio di genere o per ostacolare l’espressione della sua libertà. L’applicazione di questa nuova norma al caso di Aurora Livoli potrebbe costituire un precedente importante. La decisione dei pm sarà fondamentale per definire i contorni giuridici di una legge nata per contrastare una piaga sociale che continua a mietere vittime.
