“Siamo veramente di fronte a qualcosa di incredibile. Era un ragazzo che amava la musica, lo sport, io vivevo con lui, ogni mattina ci davamo il buongiorno, di sera la buonanotte. Mi hanno tolto qualcosa e forse sono morto con lui: ripartirò nella vita con un vuoto enorme”. Sono queste le parole, rotte dal pianto e cariche di un dolore incommensurabile, con cui Giuseppe Tamburi ha accolto il feretro del figlio Giovanni, di soli 16 anni, al cimitero di Borgo Panigale a Bologna. Una tragedia immane che ha trasformato una notte di festa in un lutto che ha scosso l’Italia intera.

La strage di Capodanno a Crans-Montana

Quella che doveva essere una spensierata celebrazione per l’arrivo del nuovo anno si è tramutata in un inferno di fuoco e fumo nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio 2026. All’interno del bar “Le Constellation”, nella rinomata località sciistica di Crans-Montana, nel Canton Vallese in Svizzera, è divampato un violento incendio che ha causato una strage: il bilancio ufficiale parla di 40 morti e 119 feriti, molti dei quali in condizioni gravissime. Tra le vittime, sei giovani italiani le cui vite sono state spezzate nel fiore degli anni.

Secondo le prime ricostruzioni delle autorità svizzere, l’innesco del rogo sarebbe riconducibile a fuochi pirotecnici, in particolare bengala o candele scintillanti posizionate su bottiglie di champagne, che avrebbero raggiunto il soffitto del locale, affollato da centinaia di persone. In pochi istanti, la festa si è trasformata in una trappola mortale, un seminterrato da cui è stato difficile fuggire.

Le giovani vittime italiane

L’Italia piange sei dei suoi figli, la cui identificazione, confermata dall’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha gettato nello sconforto intere comunità. Oltre al bolognese Giovanni Tamburi, hanno perso la vita:

  • Achille Barosi, 16 anni, di Milano.
  • Emanuele Galeppini, quasi 17 anni, di Genova.
  • Chiara Costanzo, 16 anni, di Milano.
  • Sofia Prosperi, 15 anni, italo-svizzera residente nel Canton Ticino.
  • Riccardo Minghetti, 16 anni, di Roma.

Per giorni, le famiglie hanno vissuto ore di angoscia, tra ricerche disperate negli ospedali e l’attesa straziante dei risultati del DNA, che hanno infine confermato la tragica realtà.

Il ricordo di Giovanni: “Un ragazzo benvoluto da tutti”

Il dolore del padre Giuseppe dipinge il ritratto di un ragazzo solare e pieno di vita. “Era un ragazzo benvoluto da tutti, andava bene a scuola perché sentiva che era suo dovere”, ha raccontato ai cronisti. Un amore, quello per Giovanni, testimoniato anche dalla madre, Carla Masiello, che lo ha descritto come un ragazzo che “sorrideva sempre”. La sua passione per la musica era tale che sognava di creare un luogo di ritrovo per giovani. Un sogno infranto insieme alla sua giovane vita e a quella moto, una 125 tanto desiderata, che il padre gli aveva appena comprato e che non ha mai potuto usare.

La comunità bolognese si è stretta attorno alla famiglia Tamburi, così come le istituzioni, dal sindaco Matteo Lepore al cardinale Matteo Zuppi, che ha celebrato i funerali nella Cattedrale di San Pietro a Bologna. Un’ondata di affetto che ha coinvolto anche il liceo Righi, frequentato da Giovanni, i cui compagni e professori lo hanno ricordato con commozione.

L’inchiesta e la richiesta di giustizia

Mentre il dolore non accenna a placarsi, emerge prepotente la richiesta di verità e giustizia. La procura del Canton Vallese ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, lesioni e incendio, iscrivendo nel registro degli indagati i proprietari del locale. Le indagini si concentrano sul rispetto delle norme di sicurezza, sui materiali utilizzati per l’arredamento e sui controlli antincendio, che secondo alcuni sarebbero stati carenti. Le famiglie delle vittime, assistite da legali, chiedono chiarezza e che vengano accertate tutte le responsabilità. “Confido che la giustizia sia fatta”, ha dichiarato la madre di Giovanni, Carla Masiello, esprimendo lo sconcerto per una simile tragedia avvenuta in un Paese percepito come estremamente rigoroso sulle regole.

La vicenda ha avuto una forte eco istituzionale, con l’intervento della Farnesina per l’assistenza ai connazionali e il rimpatrio delle salme, accolte in Italia con i massimi onori. Un dramma che ha sollevato un dibattito sulla sicurezza nei luoghi pubblici e sulla necessità di una cultura del divertimento più responsabile, perché una notte di festa non si trasformi mai più in una tragedia.

Di veritas

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