Il mercato automobilistico del Regno Unito ha vissuto un 2025 a due velocità, un anno che verrà ricordato per l’impressionante accelerazione della mobilità elettrica, ma anche per le nuove incertezze fiscali che gettano un’ombra sul futuro. Secondo i dati ufficiali pubblicati dalla Society for Motor Manufacturers and Traders (SMMT), l’associazione che riunisce i produttori e i commercianti di automobili, i veicoli completamente elettrici (BEV) hanno raggiunto una quota di mercato senza precedenti, rappresentando un quarto di tutte le nuove immatricolazioni. Un traguardo storico che si traduce in quasi mezzo milione di nuove auto a zero emissioni sulle strade britanniche, per un totale di 473.340 unità.

Questo exploit consolida la posizione del Regno Unito come il secondo mercato più importante d’Europa per volumi di vendita di auto elettriche, alle spalle solamente della Germania, che si conferma leader con 545.000 nuovi veicoli immatricolati nello stesso periodo. Un dato che, analizzato nel dettaglio, testimonia la crescente fiducia dei consumatori britannici verso una tecnologia ormai matura, supportata da un’infrastruttura di ricarica in espansione e da una maggiore consapevolezza ambientale.

Una crescita trainata dall’elettrico in un mercato generale in rialzo

L’intero comparto automobilistico britannico ha mostrato segnali di vitalità, chiudendo il 2025 con un totale di due milioni di veicoli immatricolati. Questo rappresenta un incremento complessivo del 3,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, è fondamentale sottolineare come questa performance positiva sia stata quasi interamente trainata dal settore elettrico. Senza il contributo dei BEV, il bilancio finale sarebbe stato ben diverso. L’analisi delle motorizzazioni tradizionali, infatti, dipinge un quadro di netto declino: le vendite di automobili diesel hanno subito un vero e proprio crollo, con una contrazione del 15,6%, mentre anche i veicoli a benzina hanno registrato una flessione significativa, pari all’8%. Questi numeri non lasciano spazio a interpretazioni: la transizione energetica nel settore della mobilità è in pieno svolgimento e sembra aver raggiunto un punto di non ritorno.

L’allarme dell’industria: la “tassa chilometrica” del governo Starmer

Nonostante il clima di generale ottimismo per i risultati raggiunti, l’industria automobilistica ha lanciato un chiaro e forte segnale d’allarme al nuovo governo laburista guidato da Keir Starmer. Al centro delle preoccupazioni vi è la cosiddetta “tassa chilometrica” (pay-per-mile), una delle misure più controverse introdotte con la manovra finanziaria d’autunno. Questo nuovo regime fiscale, pensato per compensare il calo delle entrate derivanti dalle accise sui carburanti tradizionali, prevede una tassazione basata sulla percorrenza effettiva dei veicoli, colpendo in particolar modo quelli elettrici, finora esentati da tale prelievo.

Secondo la SMMT, questa mossa “invia un messaggio confuso ai consumatori”. In un momento cruciale in cui si dovrebbero incentivare ulteriormente i cittadini a passare all’elettrico per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione, l’introduzione di una nuova tassa rischia di avere l’effetto contrario. L’associazione dei produttori teme che l’incertezza sui costi di gestione futuri possa frenare l’entusiasmo degli acquirenti, rallentando un percorso di crescita che sembrava inarrestabile. Le principali critiche mosse al governo si concentrano su alcuni punti chiave:

  • Tempismo inopportuno: Introdurre una tassa specifica per i veicoli elettrici proprio quando il mercato sta decollando potrebbe essere percepito come un disincentivo.
  • Mancanza di chiarezza: Le modalità di applicazione, i costi effettivi e le tecnologie di monitoraggio non sono ancora state definite con precisione, generando incertezza tra i potenziali acquirenti.
  • Equità fiscale: Si sollevano dubbi sull’equità di una tassa che, se non correttamente calibrata, potrebbe penalizzare chi vive in aree rurali o chi è costretto a percorrere lunghe distanze per lavoro, senza avere alternative valide di trasporto pubblico.

Il contesto europeo e le sfide future

La performance del Regno Unito si inserisce in un contesto europeo di generale crescita per l’elettrico, ma con dinamiche diverse da paese a paese. Mentre la Germania mantiene la sua leadership, nazioni come la Francia, la Norvegia e i Paesi Bassi continuano a mostrare tassi di adozione molto elevati, spesso sostenuti da politiche di incentivazione aggressive e stabili nel tempo. La sfida per il governo britannico sarà quindi quella di bilanciare le necessità di bilancio con l’urgenza di non interrompere la transizione ecologica.

L’industria chiede un dialogo costruttivo per definire un quadro normativo e fiscale a lungo termine che sia chiaro, prevedibile e coerente con gli obiettivi climatici. La “tassa chilometrica”, sebbene possa rappresentare una soluzione sostenibile per le finanze pubbliche nel lungo periodo, necessita di essere implementata con gradualità e accompagnata da misure che continuino a rendere attraente la scelta di un veicolo a zero emissioni. Il rischio, altrimenti, è quello di compromettere un vantaggio competitivo costruito con fatica e di rallentare la corsa del Regno Unito verso un futuro a zero emissioni.

Di davinci

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