L’Artico torna a essere il fulcro di tensioni geopolitiche con una mossa che potrebbe ridefinire gli equilibri strategici nell’area. Secondo quanto riportato da diverse fonti internazionali, tra cui il settimanale britannico The Economist, l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump starebbe lavorando a un’ipotesi di accordo di libera associazione con la Groenlandia, un’intesa che escluderebbe volutamente la Danimarca, di cui l’isola è un territorio autonomo. Questa iniziativa, che segue i precedenti tentativi di Trump di acquistare l’isola nel 2019, segna un cambio di strategia: non più un’annessione formale, ma un patto politico-militare per consentire a Washington una maggiore libertà d’azione nell’area.

Un Interesse Storico che Diventa Priorità Strategica

L’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia non è una novità. Già nel 1867 e di nuovo nel 1946, con il presidente Harry Truman che offrì 100 milioni di dollari, Washington aveva tentato di acquistare l’isola. Tuttavia, l’insistenza dell’amministrazione Trump evidenzia una nuova urgenza, dettata da motivazioni geostrategiche ed economiche sempre più pressanti. La Groenlandia non è solo l’isola più grande del mondo, ma è un territorio cruciale per il controllo delle rotte artiche e per la difesa missilistica. La base aerea di Pituffik (precedentemente Thule), la postazione militare statunitense più settentrionale, è un pilastro del sistema di allerta precoce contro attacchi missilistici e di sorveglianza satellitare.

L’accordo proposto ricalcherebbe modelli già in uso con alcune nazioni insulari del Pacifico come gli Stati Federati di Micronesia, le Isole Marshall e Palau. Questi “Compacts of Free Association” (COFA) garantiscono agli USA diritti esclusivi in materia di difesa e sicurezza in cambio di assistenza economica e finanziaria. Applicato alla Groenlandia, un simile trattato permetterebbe a Washington di schierare più liberamente truppe ed espandere le infrastrutture militari, consolidando la propria presenza in una regione dove anche Russia e Cina stanno aumentando la loro influenza.

Le Ricchezze Nascoste sotto i Ghiacci

Al di là della sua posizione strategica, la Groenlandia è un forziere di risorse naturali. Il riscaldamento globale, sciogliendo la calotta glaciale, sta rendendo sempre più accessibili vasti giacimenti di materie prime critiche, tra cui le terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica e la transizione energetica. Si stima che l’isola possa ospitare riserve significative, potenzialmente in grado di soddisfare una parte importante della domanda globale e di ridurre la dipendenza occidentale dalla Cina, attuale leader del settore. A questo si aggiungono potenziali riserve di petrolio, gas, uranio e altri minerali preziosi.

Lo scioglimento dei ghiacci apre inoltre nuove e più brevi rotte marittime commerciali, come il Passaggio a Nord-Ovest, che potrebbero rivoluzionare il trasporto globale, rendendo il controllo dell’area ancora più vitale dal punto di vista economico.

Le Reazioni di Danimarca, Groenlandia ed Europa

La reazione della Danimarca non si è fatta attendere. Il governo di Copenaghen ha definito “assurda” ogni ipotesi di cessione o di accordo che mini la propria sovranità. In risposta alle pressioni statunitensi, il ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, ha annunciato l’intenzione di rafforzare la presenza militare in Groenlandia e di intensificare le esercitazioni con gli alleati della NATO. È stato inoltre annunciato un piano di investimenti da circa 2 miliardi di euro per potenziare la sicurezza nell’Artico.

Anche dalla Groenlandia la risposta è stata un netto rifiuto. Il premier locale, Jens-Frederik Nielsen, ha ribadito che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e non è in vendita, chiedendo rispetto per l’autonomia dell’isola. Sebbene esista un movimento indipendentista, un recente sondaggio ha mostrato come l’85% dei groenlandesi sia contrario a diventare parte degli Stati Uniti.

L’Unione Europea e i suoi principali leader, tra cui Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, hanno espresso pieno sostegno alla Danimarca, sottolineando che la sicurezza nell’Artico deve essere garantita collettivamente all’interno della NATO e nel rispetto del diritto internazionale e della sovranità territoriale.

Uno Scenario Complesso e le Implicazioni Future

La strategia americana, che mira a negoziare direttamente con Nuuk, potrebbe tentare di sfruttare le aspirazioni indipendentiste della Groenlandia e le complesse dinamiche tra l’isola e Copenaghen. La Groenlandia, pur essendo parte del Regno di Danimarca, gode di un’ampia autonomia dal 1979, gestendo autonomamente quasi tutte le competenze tranne politica estera, difesa e politica monetaria. Un accordo di libera associazione, tuttavia, richiederebbe probabilmente una piena indipendenza dell’isola, un passo che al momento non sembra avere il sostegno della maggioranza della popolazione.

La mossa di Trump, se portata avanti, rischia di creare una profonda frattura all’interno dell’Alleanza Atlantica, mettendo in discussione la solidarietà tra alleati. La partita per la Groenlandia è dunque molto più di una bizzarra proposta immobiliare: è un chiaro segnale delle crescenti tensioni per il controllo dell’Artico, una regione che il cambiamento climatico sta trasformando in uno degli scacchieri geopolitici più importanti del XXI secolo.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *