Washington D.C. – In un clima di crescente tensione diplomatica, l’amministrazione statunitense ha cercato di gettare acqua sul fuoco riguardo alle sue intenzioni sulla Groenlandia. Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza dei fatti, il Segretario di Stato Marco Rubio avrebbe chiarito durante un briefing a porte chiuse con i leader del Congresso che l’obiettivo finale non è un’invasione militare, bensì l’acquisto dell’isola dalla Danimarca. Questa precisazione arriva dopo giorni di retorica bellicosa da parte del Presidente Donald Trump e di altri alti funzionari, che avevano pubblicamente rifiutato di escludere l’opzione militare per assicurarsi il controllo del territorio.
Le dichiarazioni di Rubio sono emerse durante un incontro focalizzato principalmente sull’operazione che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. In questo contesto, il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha interrogato l’amministrazione sui suoi piani militari in altre aree del mondo, menzionando esplicitamente Messico e Groenlandia. La risposta del Segretario di Stato ha mirato a minimizzare l’ipotesi di un’azione di forza, presentando la pressione diplomatica come una leva per avviare un negoziato con Copenaghen.
Un Interesse Storico che Torna d’Attualità
L’ambizione statunitense di acquisire la Groenlandia non è una novità dell’era Trump. Già nel 2019, il Presidente aveva manifestato apertamente questo desiderio, ricevendo un netto rifiuto dalla premier danese Mette Frederiksen. Ma l’interesse di Washington per la più grande isola del mondo ha radici ben più profonde:
- 1867: Subito dopo l’acquisto dell’Alaska dalla Russia, il Segretario di Stato William Seward esplorò la possibilità di comprare anche la Groenlandia e l’Islanda.
- 1916: Durante le trattative per l’acquisto delle Indie Occidentali Danesi (oggi Isole Vergini Americane), gli USA ottennero che la Danimarca estendesse la sua piena sovranità su tutta la Groenlandia, in cambio del via libera americano.
- 1946: Nel secondo dopoguerra, con l’emergere della minaccia sovietica, il presidente Harry Truman offrì formalmente 100 milioni di dollari per l’isola, ma la proposta non fu accettata.
Oggi, la rinnovata attenzione è dettata da motivazioni che intrecciano sicurezza nazionale, economia e geopolitica. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha sottolineato che l’acquisizione della Groenlandia è considerata una “priorità di sicurezza nazionale” per scoraggiare l’aggressività di Russia e Cina nella regione artica.
L’Importanza Strategica della “Terra Verde”
La Groenlandia è molto più di un’immensa distesa di ghiaccio. La sua posizione geografica la rende un avamposto militare e strategico di inestimabile valore. La base spaziale di Pituffik (ex Thule Air Base), gestita dagli Stati Uniti in virtù di un accordo del 1951 con la Danimarca, è un pilastro del sistema di allerta e difesa missilistica americano. Da qui passerebbe la rotta più breve per un eventuale attacco missilistico russo verso il Nord America.
Oltre all’aspetto militare, ci sono enormi interessi economici in gioco:
- Risorse Naturali: Il sottosuolo groenlandese è ricco di terre rare, minerali e potenziali giacimenti di idrocarburi, risorse sempre più cruciali per le tecnologie moderne e la transizione energetica.
- Rotte Commerciali: Lo scioglimento dei ghiacci artici sta aprendo nuove rotte marittime, come il Passaggio a Nord-Ovest e la Rotta Transpolare. Queste vie potrebbero ridurre fino al 40% le distanze tra Asia ed Europa rispetto al Canale di Suez, rivoluzionando il commercio globale.
Il controllo della Groenlandia permetterebbe agli USA di contrastare l’influenza crescente di Russia e Cina nell’Artico. Mosca ha potenziato la sua presenza militare nella regione, mentre Pechino, autodefinitasi “Stato quasi artico”, cerca di inserirsi promuovendo una “Via della Seta Polare”.
Le Reazioni di Danimarca, Groenlandia ed Europa
La risposta all’offensiva diplomatica americana non si è fatta attendere. La Danimarca e la Groenlandia hanno respinto con fermezza l’idea di una vendita. Il premier groenlandese, Mute Egede, ha dichiarato: “La Groenlandia è per il popolo groenlandese. Non vogliamo essere danesi, non vogliamo essere americani. Vogliamo essere groenlandesi”. Anche Copenaghen ha ribadito che la decisione spetta unicamente ai groenlandesi.
In risposta alla retorica di Washington, la Danimarca ha annunciato un rafforzamento della propria presenza militare sull’isola, pur aprendo a maggiori esercitazioni congiunte in ambito NATO. Allo stesso tempo, sia la Danimarca che la Groenlandia hanno richiesto un incontro con il Segretario di Stato Rubio per chiarire la situazione.
Anche i principali leader europei hanno preso una posizione netta. In una nota congiunta, leader di Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca hanno affermato che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e che la sicurezza nell’Artico deve essere garantita collettivamente nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale.
Le Opzioni sul Tavolo
Nonostante le rassicurazioni di Rubio, l’amministrazione Trump non ha formalmente ritirato alcuna opzione. La portavoce della Casa Bianca ha infatti ribadito che “tutte le opzioni sono sempre sul tavolo”, sebbene la diplomazia resti la prima scelta. Oltre all’acquisto diretto e all’ipotesi militare, fonti internazionali suggeriscono che Washington stia valutando una terza via: un “Trattato di Libera Associazione” (Compact of Free Association – COFA). Questo modello, già usato con alcune nazioni insulari del Pacifico, garantirebbe agli USA un’ampia libertà di movimento militare sul territorio in cambio di significativi vantaggi economici e commerciali per la Groenlandia, bypassando di fatto Copenaghen.
La partita per il futuro della Groenlandia è dunque complessa e si gioca su più livelli: quello dei rapporti transatlantici, quello della nuova competizione tra grandi potenze nell’Artico e, non da ultimo, quello del diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese.
