Tezze sul Brenta (Vicenza) – Un’intera comunità con il fiato sospeso per giorni, un mistero che ha avvolto la figura di un professionista noto e stimato, e infine un sospiro di sollievo. La vicenda di Antonio Menegon, l’ingegnere di 78 anni di Tezze sul Brenta, balzato agli onori della cronaca nazionale per le sue battaglie legali contro i dispositivi di rilevamento della velocità, si è conclusa positivamente dopo aver tenuto l’Italia in apprensione.

L’allarme e la misteriosa scomparsa

Tutto ha inizio nei primi giorni dell’anno, quando dell’ingegner Menegon si perdono completamente le tracce. L’ultimo contatto risale al 2 gennaio, come confermato dall’associazione “Altvelox tutela utenti strada”, con cui il professionista collabora attivamente. A lanciare l’allarme sono stati i suoi più stretti collaboratori che, non riuscendo a mettersi in contatto con lui né a trovarlo nella sua abitazione, dove vive da solo dopo essere rimasto vedovo, hanno deciso di allertare le forze dell’ordine.

La preoccupazione è cresciuta esponenzialmente quando i Carabinieri della stazione di Rosà, con l’ausilio dei Vigili del Fuoco, sono entrati nel suo studio. La scena che si sono trovati di fronte ha immediatamente fatto pensare al peggio, delineando i contorni di un vero e proprio “giallo”. All’interno dell’ufficio, infatti, sono stati rinvenuti tutti i suoi effetti personali: il cellulare, il giaccone e persino il mazzo di chiavi. A rendere il quadro ancora più inquietante, il computer era acceso, come se si fosse allontanato solo per un istante. All’esterno, regolarmente parcheggiati e chiusi, c’erano sia la sua automobile che il suo furgone.

Chi è Antonio Menegon: il “nemico” degli autovelox

Per comprendere la risonanza mediatica del caso, è fondamentale capire chi sia Antonio Menegon. Non un semplice ingegnere, ma una vera e propria icona per migliaia di automobilisti italiani. Grazie alle sue perizie tecniche, meticolose e argomentate, ha contribuito in modo decisivo a far annullare innumerevoli multe per eccesso di velocità e a portare la Procura di Cosenza a disporre sequestri di apparecchiature autovelox in diverse regioni d’Italia. La sua figura di “paladino” contro quella che da molti è percepita come una “tassa occulta” lo ha reso un personaggio pubblico, amato da alcuni e probabilmente temuto da altri, alimentando fin da subito le più disparate ipotesi sulla sua scomparsa.

Le indagini e il lieto fine

Gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Vicenza, hanno immediatamente avviato le indagini, non escludendo alcuna pista: dal malore all’incidente, fino a scenari più complessi legati alla sua attività professionale. La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente, generando un’ondata di apprensione e solidarietà sui social network e sulla stampa nazionale.

Dopo giorni di ricerche e angoscia, la svolta è arrivata inaspettatamente. L’ingegner Menegon è stato rintracciato a Bologna, in buone condizioni di salute. Si è scoperto che il professionista si era allontanato volontariamente, concedendosi alcuni giorni di vacanza all’insaputa di tutti. Un viaggio deciso d’impulso, senza avvisare nessuno, che ha innescato la complessa macchina delle ricerche e tenuto in scacco un intero paese.

Il ritrovamento ha posto fine a un’indagine che stava assumendo contorni sempre più preoccupanti, trasformando un potenziale caso di cronaca nera in una storia a lieto fine, sebbene con qualche strascico di polemica per l’allarme generato. Una vicenda che, al di là della sua conclusione, ha acceso ancora una volta i riflettori su una figura unica nel panorama italiano, un uomo che ha fatto della sua professione una vera e propria missione.

Di davinci

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