L’Italia ha alzato la voce in una delle più importanti assisi internazionali per difendere i propri connazionali. Durante la recente riunione in videoconferenza dei Ministri degli Esteri del G7, dedicata alle crisi in Ucraina e Venezuela, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha posto con determinazione l’accento sulla critica situazione dei cittadini italiani detenuti nelle carceri venezuelane. Un appello forte e chiaro per la loro liberazione, che ha trovato l’appoggio del Segretario di Stato americano, Marco Rubio.
L’appello per i detenuti italiani
Al centro dell’intervento del ministro Tajani ci sono state le vicende umane di quattro connazionali: Alberto Trentini, Mario Burlò, Luigi Gasperin e Biagio Pilieri. Questi nomi, citati esplicitamente, rappresentano la punta di un iceberg di una problematica più ampia che coinvolge diversi cittadini italo-venezuelani. Tajani ha insistito sull'”importanza della liberazione dei nostri connazionali”, una richiesta che non si limita a un atto di diplomazia, ma che tocca le corde dei diritti umani e della tutela dei cittadini all’estero. Il caso di Alberto Trentini, in particolare, è da tempo seguito con apprensione dalla Farnesina.
La risposta da parte statunitense è stata incoraggiante. Come riportato dallo stesso Tajani attraverso un post su X (precedentemente noto come Twitter), il Segretario di Stato Marco Rubio “ha ribadito il sostegno alla liberazione dei prigionieri politici”. Un’affermazione che allinea la posizione di Washington a quella di Roma e rafforza la pressione diplomatica sul governo di Caracas. Lo stesso Tajani ha poi confermato di ritenere che gli Stati Uniti “ci aiuteranno per liberare i prigionieri politici come Trentini”.
La visione italiana per il Venezuela: transizione pacifica e tutela della comunità
Oltre alla questione specifica dei detenuti, l’intervento italiano al G7 ha delineato una visione più ampia per il futuro del Venezuela. Tajani ha sottolineato “l’importanza di garantire una transizione pacifica” nel paese sudamericano, una nazione da anni attanagliata da una profonda crisi politica, economica e sociale. L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è quello di “impedire che ci sia una guerra civile e far sì che la situazione si calmi”.
Un altro pilastro della posizione italiana è la “necessità di tutelare la grande comunità di italiani nel Paese”. Con circa 170.000 cittadini con passaporto italiano residenti in Venezuela, l’Italia ha una responsabilità diretta e un interesse primario a promuovere la stabilità e il benessere della popolazione. In linea con questo principio, Tajani ha espresso la disponibilità dell’Italia a sostenere iniziative umanitarie, citando la possibilità di operare attraverso organizzazioni come la Caritas per fornire aiuti, ad esempio, agli ospedali locali. “Per l’Italia senza stabilizzazione non c’è né crescita né transizione”, ha avvertito il ministro, evidenziando come la priorità sia il sostegno alla popolazione civile, non al regime.
Il contesto geopolitico e il ruolo del G7
La riunione dei Ministri degli Esteri del G7 si è svolta in un contesto internazionale complesso, con il conflitto in Ucraina che continua a dominare l’agenda globale. Tuttavia, la discussione sul Venezuela dimostra come le grandi potenze mondiali non abbiano distolto lo sguardo dalla crisi in America Latina. La convergenza di vedute tra Italia e Stati Uniti sulla necessità di liberare i prigionieri politici e di promuovere una soluzione pacifica è un segnale importante. Il G7, in questo senso, si conferma un forum cruciale per coordinare le pressioni diplomatiche e definire strategie comuni per affrontare le crisi internazionali. L’impegno italiano, in questo quadro, non è solo a difesa di interessi nazionali, ma si inserisce in uno sforzo più ampio per la promozione della democrazia e dei diritti umani a livello globale.
