Bruxelles – Con l’inizio del 2026, l’Unione Europea si trova immediatamente di fronte a un dossier geopolitico di massima importanza: il Venezuela. Sotto la nuova presidenza di turno cipriota, i 27 stati membri sono chiamati a riconsiderare la loro posizione nei confronti del paese latinoamericano, con un focus particolare sulle sanzioni individuali che colpiscono figure chiave del governo di Caracas. Tra queste, spicca il nome di Delcy Eloina Rodríguez Gómez, vice presidente e figura di spicco dell’amministrazione venezuelana, inserita nella “lista nera” dell’UE fin dal giugno 2018.
La questione è tornata prepotentemente all’ordine del giorno nel primo Coreper (il Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri dell’Unione europea) dell’anno. In questa sede, il Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE) ha presentato un aggiornamento dettagliato sulla complessa situazione politica e sociale del Venezuela, ponendo le basi per una discussione che potrebbe ridefinire gli equilibri diplomatici tra i due continenti.
Le ragioni delle sanzioni: un attacco alla democrazia
Per comprendere la delicatezza della decisione che attende l’UE, è fondamentale ricordare le motivazioni che portarono all’inclusione di Delcy Rodríguez nella lista delle persone sanzionate. Secondo il Consiglio dell’Unione Europea, le misure restrittive furono adottate a causa delle sue azioni che hanno “minato la democrazia e lo Stato di diritto in Venezuela”. Le accuse specifiche sono pesanti: Rodríguez, in qualità di presidente dell’Assemblea Costituente (un organo non riconosciuto dall’UE e da gran parte della comunità internazionale), avrebbe usurpato i poteri dell’Assemblea Nazionale, l’unico organo legislativo legittimamente eletto, utilizzandoli per colpire l’opposizione e impedirle di partecipare attivamente al processo politico.
Le sanzioni, rinnovate periodicamente e attualmente in vigore, consistono principalmente in:
- Un divieto di viaggio all’interno del territorio dell’Unione Europea.
- Il congelamento dei beni e delle risorse economiche detenute in Europa.
Queste misure non sono isolate, ma si inseriscono in un pacchetto più ampio di sanzioni che l’UE ha imposto contro individui e entità venezuelane a partire dal novembre 2017, in risposta alle continue violazioni dei diritti umani e alla repressione della società civile e dell’opposizione democratica.
Il contesto attuale: un Venezuela in bilico
La discussione a Bruxelles avviene in un momento di profonda incertezza per il Venezuela. Il paese continua a navigare una crisi multidimensionale: economica, sociale e politica. L’iperinflazione, la carenza di beni di prima necessità e il collasso dei servizi pubblici hanno generato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo, spingendo milioni di venezuelani a lasciare il paese. Sul fronte politico, il dialogo tra governo e opposizione procede a singhiozzo, tra tentativi di accordo e nuove ondate di repressione. In questo scenario, la posizione dell’Unione Europea è cruciale. L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è quello di “sostenere una soluzione negoziata e democratica per la crisi”, ma trovare il giusto equilibrio tra pressione e diplomazia si rivela un’impresa ardua.
La presidenza cipriota e le possibili vie d’uscita
La presidenza di turno del Consiglio dell’UE, ora affidata a Cipro per la prima metà del 2026, giocherà un ruolo chiave nell’orientare il dibattito. Nicosia ha presentato un programma che pone l’accento sulla necessità di un’Europa più autonoma e sicura, ma anche “aperta al mondo”. Questo approccio potrebbe tradursi in una valutazione pragmatica della situazione venezuelana. Gli scenari sul tavolo sono molteplici:
- Mantenimento delle sanzioni: L’UE potrebbe decidere di non modificare la sua posizione, ritenendo che le condizioni che hanno portato alle sanzioni non siano cambiate e che la pressione sul governo di Caracas debba essere mantenuta.
- Inasprimento delle misure: In caso di un ulteriore deterioramento della situazione dei diritti umani e della democrazia, l’Unione potrebbe optare per un rafforzamento delle sanzioni.
- Alleggerimento o revoca condizionata: Una terza via, forse la più complessa, potrebbe essere quella di offrire un alleggerimento delle sanzioni in cambio di passi concreti da parte del Venezuela, come la liberazione dei prigionieri politici, il ripristino dei poteri dell’Assemblea Nazionale e la garanzia di elezioni libere e trasparenti.
La decisione finale dipenderà non solo dall’analisi del SEAE, ma anche dalle diverse sensibilità politiche all’interno dei 27 Stati membri. Il futuro delle relazioni tra Europa e Venezuela, e le speranze di una transizione democratica per il popolo venezuelano, passano anche attraverso i corridoi di Bruxelles.
