Caracas, Venezuela – Il panorama geopolitico internazionale è stato scosso da un’operazione militare statunitense che, nel corso del fine settimana, ha portato alla cattura e all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro. L’evento ha innescato una catena di reazioni a livello globale, con la Cina in prima linea nel condannare l’azione e nel difendere i propri cospicui interessi strategici ed economici nel paese sudamericano, ricco di petrolio. Pechino ha chiesto con forza l’immediato rilascio di Maduro, definendo il blitz una violazione del diritto internazionale.
La reazione cinese non si è fatta attendere. Durante il consueto briefing con la stampa, il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha usato parole dure per commentare l’accaduto. “La Cina si oppone all’uso della forza nelle relazioni internazionali”, ha dichiarato, sottolineando come l’intervento americano rischi di minare pericolosamente la pace e la stabilità nell’intera regione latinoamericana. Pechino ha inoltre espresso pieno sostegno alla riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocata per discutere della crisi venezuelana.
La difesa degli interessi cinesi e il legame economico con Caracas
Al di là della condanna politica, la preoccupazione principale di Pechino è di natura economica. La Cina è da anni uno dei principali partner commerciali e finanziari del Venezuela, nonché il primo importatore del suo greggio. “I nostri interessi in Venezuela saranno protetti dalla legge”, ha affermato con decisione il portavoce Lin Jian, rispondendo a una domanda diretta sul futuro delle importazioni di petrolio. Questo legame si è consolidato attraverso un modello di “prestiti in cambio di petrolio”, che ha visto le banche statali cinesi iniettare decine di miliardi di dollari nell’economia venezuelana, garantendosi in cambio forniture energetiche a lungo termine.
“A prescindere dall’evoluzione della situazione internazionale, la Cina rimarrà in buoni rapporti con i Paesi latinoamericani,” ha aggiunto Lin, ribadendo la continuità della cooperazione con il governo venezuelano. Pechino ha anche confermato di non aver ricevuto alcuna segnalazione di cittadini o personale cinese coinvolto o danneggiato durante l’operazione militare statunitense.
Un’operazione militare fulminea e le accuse a Maduro
Secondo le ricostruzioni dei media internazionali, l’operazione, denominata “Absolute Resolve”, è stata condotta da unità d’élite delle forze speciali statunitensi. Il blitz, descritto come “chirurgico”, avrebbe colto di sorpresa il presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores, nella loro residenza all’interno del complesso militare di Fuerte Tiuna a Caracas. L’amministrazione USA ha giustificato l’azione sulla base di un atto d’accusa che imputa a Maduro e ad altri alti funzionari venezuelani reati gravissimi, tra cui narcotraffico e terrorismo. L’ex presidente è stato trasferito negli Stati Uniti per affrontare un processo presso un tribunale federale di New York.
Il dibattito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e le reazioni internazionali
La crisi venezuelana è immediatamente approdata al Palazzo di Vetro. Durante la riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza, è emersa una profonda spaccatura tra le potenze mondiali. Da un lato, gli Stati Uniti e i loro alleati, come il Regno Unito, hanno difeso la legittimità dell’operazione, citando la necessità di combattere il narcotraffico e di favorire una transizione verso un governo democratico in Venezuela. L’ambasciatore statunitense ha invocato l’articolo 51 della Carta dell’ONU, relativo alla legittima difesa.
Dall’altro lato, paesi come la Cina e la Russia hanno condannato fermamente l’azione come una palese violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale. Anche il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha espresso profonda preoccupazione, affermando che “le norme del diritto internazionale non sono state rispettate” e che la Carta delle Nazioni Unite vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale di qualsiasi stato.
Le implicazioni per il mercato petrolifero globale
L’intervento in Venezuela, paese che detiene le più grandi riserve di petrolio accertate al mondo, è destinato a ridisegnare gli equilibri energetici globali. L’amministrazione americana non ha nascosto il proprio interesse per le risorse energetiche venezuelane, dichiarando l’intenzione di “gestire il paese” per un certo periodo, con un focus sulla ricostruzione della sua industria petrolifera. Questo scenario apre la porta a un possibile ritorno in forze delle major petrolifere statunitensi, come ExxonMobil e Conoco, e a un’espansione di quelle già presenti, come Chevron. Una simile evoluzione potrebbe ridurre il vantaggio competitivo di cui la Cina ha goduto finora, ottenendo greggio venezuelano a condizioni favorevoli a causa delle sanzioni occidentali.
