Una Decisione Storica per la Cooperazione Fiscale Internazionale
In una mossa definita “storica” dal Segretario Generale dell’OCSE, Mathias Cormann, oltre 145 paesi hanno trovato un’intesa sugli elementi chiave per implementare una tassazione minima globale per le grandi imprese multinazionali. L’accordo, raggiunto nell’ambito del Quadro Inclusivo OCSE/G20 sull’Erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS), segna un passo decisivo verso un sistema fiscale internazionale più equo e stabile. Dopo mesi di complesse trattative, il pacchetto “side-by-side” annunciato getterà le basi per un funzionamento coordinato delle nuove regole, mirando a contrastare le pratiche di elusione fiscale che vedono le multinazionali spostare i profitti verso giurisdizioni a bassa o nulla tassazione.
Questo accordo, che coinvolge giurisdizioni che rappresentano oltre il 90% del PIL mondiale, è il culmine di un lungo percorso negoziale volto a riformare le regole fiscali internazionali per adattarle all’economia moderna, sempre più digitalizzata e globalizzata. L’obiettivo non è eliminare la concorrenza fiscale, ma stabilire dei limiti condivisi per prevenire una “corsa al ribasso” che danneggia le basi imponibili di tutti i paesi, in particolare quelli in via di sviluppo.
I Pilastri dell’Accordo: Semplificazione e Certezza del Diritto
Il pacchetto approvato si articola in cinque componenti chiave, progettate per rendere il sistema più semplice, trasparente e giusto per tutti gli attori coinvolti. Questi elementi sono il frutto di un delicato equilibrio tra la necessità di assicurare un’imposizione minima e quella di non appesantire eccessivamente le imprese e le amministrazioni fiscali con oneri burocratici.
- Misure di Semplificazione: Sono state introdotte una serie di semplificazioni, come i cosiddetti “safe harbour”, per ridurre la complessità e gli oneri di conformità per le imprese multinazionali (MNE) e le autorità fiscali nel calcolo e nella rendicontazione dell’imposta minima. Questo include un’estensione del safe harbour transitorio per il Country-by-Country Reporting (CbCR).
- Incentivi Fiscali e “Safe Harbour”: Un nuovo “safe harbour” è stato introdotto per allineare il trattamento degli incentivi fiscali a livello globale, in particolare quelli basati sulla sostanza economica. Inoltre, sono stati previsti nuovi “safe harbour” per i gruppi multinazionali la cui capogruppo si trova in una giurisdizione che già applica un regime di tassazione minima considerato idoneo.
- Valutazione e Parità di Condizioni: L’accordo prevede un processo di valutazione basato sull’evidenza per garantire che vengano mantenute condizioni di parità (“level playing field”) per tutti i membri del Quadro Inclusivo.
- Tutela dei Paesi in Via di Sviluppo: Un punto cruciale del pacchetto è il rafforzamento del diritto dei paesi, specialmente quelli in via di sviluppo, di esercitare per primi il diritto di tassare i redditi generati nel loro territorio. Questo è garantito dal ruolo primario assegnato ai regimi di imposizione minima nazionale qualificata (Qualified Domestic Minimum Top-up Tax – QDMTT).
Il Contesto: Il Progetto BEPS e i Due Pilastri
Questo accordo si inserisce nel più ampio progetto dell’OCSE/G20 noto come Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), lanciato per contrastare le strategie di pianificazione fiscale che sfruttano le lacune e i disallineamenti nelle norme fiscali per trasferire artificialmente gli utili in luoghi a bassa o nulla imposizione. La soluzione si basa su due “pilastri” (Pillar).
Il Primo Pilastro (Pillar One) si concentra su una nuova ripartizione dei diritti di imposizione, consentendo ai paesi dove si trovano i consumatori e gli utenti di tassare una quota degli utili delle più grandi e redditizie multinazionali, anche in assenza di una presenza fisica. Il Secondo Pilastro (Pillar Two), al centro di questo nuovo accordo, introduce un’aliquota minima globale effettiva del 15% per le multinazionali con un fatturato superiore a 750 milioni di euro, per assicurare che queste grandi imprese paghino un livello minimo di imposte indipendentemente da dove operano.
L’intesa annunciata si concentra proprio sulla messa a terra del Secondo Pilastro, fornendo le regole tecniche e le semplificazioni necessarie per la sua applicazione coordinata a livello globale. Si tratta di un meccanismo complesso che, in sostanza, permette al paese della controllante di applicare un’imposta integrativa (top-up tax) se una controllata estera è tassata al di sotto dell’aliquota minima del 15%.
Le Reazioni e le Prospettive Future
L’accordo è stato accolto con favore da leader politici ed economici. Il commissario europeo Woekpe Hoekstra ha definito l’intesa “un ottimo inizio d’anno per la fiscalità internazionale”, sottolineando come questa stabilizzi il sistema fiscale globale, garantisca l’equità e mantenga la competitività delle imprese. Anche il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha espresso soddisfazione, evidenziando come l’accordo preserverà i benefici dei crediti d’imposta per la ricerca e gli investimenti negli USA, rispondendo così ad alcune preoccupazioni sollevate in passato da Washington.
Tuttavia, non mancano le sfide. La reale efficacia della riforma dipenderà dalla sua effettiva e omogenea implementazione da parte di tutti i paesi firmatari, inclusi giganti economici come Stati Uniti e Cina. Alcuni osservatori sollevano dubbi sull’universalità della riforma, notando come alcune concessioni, in particolare verso gli Stati Uniti, potrebbero indebolirne l’impatto. L’OCSE si è impegnata a fornire assistenza tecnica e a supportare i paesi, specialmente quelli in via di sviluppo, per garantire un’attuazione efficace ed efficiente delle nuove norme.
Il percorso verso una piena operatività della global minimum tax è ancora in corso, ma questo accordo politico e tecnico rappresenta senza dubbio una pietra miliare. Segna la volontà della comunità internazionale di collaborare per un sistema fiscale più giusto, trasparente e adatto alle sfide di un’economia senza confini, con l’obiettivo di recuperare miliardi di dollari di gettito fiscale cruciali per finanziare servizi pubblici e promuovere una crescita sostenibile.
