Città del Messico – Un messaggio forte e inequivocabile, destinato a risuonare ben oltre i confini nazionali. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha tracciato con fermezza la rotta della sua politica estera, in particolare nei confronti del potente vicino settentrionale, gli Stati Uniti. “Il Messico crede fermamente che l’America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono”, ha dichiarato Sheinbaum durante una recente conferenza stampa. Con queste parole, la presidente non solo ha respinto qualsiasi pretesa egemonica sulla regione, ma ha anche evocato un passato di ingerenze che ha profondamente segnato la storia latinoamericana.

No all’Interventismo: una Lezione dalla Storia

Rievocando le complesse dinamiche storiche del continente, Sheinbaum ha sottolineato come “l’intervento militare non ha mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”. Un riferimento neanche troppo velato alla “Dottrina Monroe”, il principio enunciato nel 1823 che, nato per opporsi al colonialismo europeo, si è spesso trasformato in una giustificazione per l’interventismo statunitense nel cosiddetto “cortile di casa”. Dalle operazioni in America Centrale durante la Guerra Fredda fino a più recenti tensioni, la storia latinoamericana è costellata di episodi che, secondo la leader messicana, dimostrano il fallimento di un approccio basato sulla forza. La posizione di Sheinbaum è chiara: il rispetto per la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli è un principio non negoziabile.

Cooperazione Responsabile ma Senza Subordinazione

Nonostante la ferma rivendicazione di autonomia, la presidente messicana ha tenuto a precisare che il suo governo non intende sottrarsi alle responsabilità condivise. Anzi, ha confermato che il Messico collabora “in modo responsabile e deciso” con gli Stati Uniti su fronti cruciali come la lotta al narcotraffico, la sicurezza e le questioni umanitarie. L’obiettivo comune, ha specificato, è “ridurre la violenza e costruire una pace duratura”.

Tuttavia, questa collaborazione deve poggiare su basi paritarie. La sintesi della sua visione è racchiusa in una frase lapidaria che ha concluso il suo intervento: “Cooperazione, sì; subordinazione e intervento, no”. Un motto che definisce un nuovo approccio nelle relazioni bilaterali, dove il Messico si pone come partner alla pari e non come attore subordinato.

Le Radici della Violenza: Armi e Consumo di Droga

La presidente Sheinbaum non ha esitato a puntare il dito su quelle che considera le cause profonde della violenza che affligge il suo Paese, sottolineando le responsabilità statunitensi. Secondo la leader messicana, la crisi della sicurezza in Messico è alimentata da due fattori principali provenienti da nord del confine: il flusso illegale di armi e il “grave problema del consumo di droga nel paese vicino”.

È un dato di fatto che la stragrande maggioranza delle armi sequestrate ai cartelli messicani provenga dagli Stati Uniti. Si stima che circa il 74% delle armi utilizzate dai gruppi criminali in Messico arrivi illegalmente, principalmente dagli stati di confine come Arizona, California, Nuovo Messico e Texas. Il governo messicano ha persino intentato cause legali contro i produttori di armi statunitensi, accusandoli di pratiche commerciali negligenti che facilitano questo traffico letale. La facilità con cui i cartelli si approvvigionano di armi di calibro militare negli USA fornisce loro una potenza di fuoco che talvolta supera quella delle forze dell’ordine locali, perpetuando un ciclo di violenza sanguinoso.

Parallelamente, la domanda insaziabile di droghe, in particolare di oppioidi sintetici come il fentanyl, da parte del mercato statunitense è il motore economico che alimenta i cartelli. La crisi degli oppioidi negli Stati Uniti, che causa decine di migliaia di morti ogni anno, è direttamente collegata alla produzione e al traffico gestiti dalle organizzazioni criminali messicane, che a loro volta usano i profitti per armarsi e corrompere. Sheinbaum ha evidenziato questa dinamica perversa: mentre gli USA si preoccupano del flusso di droga, il Messico subisce la violenza generata dalle armi che arrivano in direzione opposta.

Un Equilibrio Complesso tra Economia e Sicurezza

Le dichiarazioni della presidente si inseriscono in un contesto di relazioni bilaterali estremamente complesse e interconnesse. Messico e Stati Uniti non sono solo vicini geografici, ma partner economici vitali, legati da accordi commerciali come l’USMCA (l’accordo Stati Uniti-Messico-Canada). Questa interdipendenza economica rende ogni tensione diplomatica potenzialmente costosa per entrambe le parti.

La presidenza Sheinbaum, insediatasi il 1° ottobre 2024, sembra voler perseguire un equilibrio delicato: mantenere una solida cooperazione economica e di sicurezza, difendendo al contempo con maggior vigore gli interessi e la sovranità nazionale rispetto al suo predecessore. Una sfida complessa, specialmente di fronte a proposte, emerse in passato da alcuni ambienti politici statunitensi, di un intervento militare diretto contro i cartelli in territorio messicano, un’ipotesi che Sheinbaum ha sempre respinto con la massima fermezza.

La strada tracciata da Claudia Sheinbaum è quella di una partnership matura, basata sul rispetto reciproco e sulla condivisione delle responsabilità. Un percorso ambizioso che metterà alla prova la capacità di dialogo e la volontà politica di entrambi i Paesi di affrontare problemi comuni con un approccio realmente collaborativo e non impositivo.

Di atlante

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