WASHINGTON D.C. – Una bufera politica e istituzionale si è scatenata negli Stati Uniti, con al centro il senatore democratico dell’Arizona, Mark Kelly, veterano di guerra ed ex astronauta della NASA. Il Dipartimento della Difesa ha annunciato di aver intrapreso azioni disciplinari contro di lui, che potrebbero portare a un declassamento del suo grado militare da Capitano di Vascello in pensione e a una conseguente riduzione del trattamento pensionistico. La controversia nasce da un video, pubblicato a novembre, in cui Kelly, insieme ad altri cinque parlamentari democratici, ricordava ai membri delle forze armate il loro dovere di disobbedire a ordini “illegali”.
Le accuse del Segretario alla Difesa e la reazione di Trump
Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha definito le dichiarazioni del senatore “sediziose” e parte di un “modello di condotta sconsiderata”. In un post sui social media, Hegseth ha confermato l’avvio di un procedimento formale, sottolineando che Kelly ha 30 giorni di tempo per presentare ricorso. La presa di posizione del Pentagono è stata appoggiata anche dal Presidente Donald Trump, che ha accusato Kelly e gli altri democratici di sedizione, un crimine che, secondo il Codice Uniforme di Giustizia Militare, può essere punibile anche con la morte.
L’indagine, avviata già lo scorso anno, si concentra su Kelly in quanto unico dei sei legislatori del video a essere ancora soggetto alla giurisdizione del Codice Uniforme di Giustizia Militare in qualità di ufficiale in pensione. Gli altri partecipanti, pur avendo un passato nelle forze armate o nell’intelligence, non rientrano più in questa casistica.
Il contesto del video e le preoccupazioni dei Democratici
Il video in questione è stato diffuso in un clima di crescente preoccupazione tra i Democratici riguardo a un presunto abuso di potere da parte dell’amministrazione Trump. In particolare, le critiche si sono concentrate sulla legalità degli attacchi militari contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga nelle acque dell’America Latina e sull’ipotesi di impiegare l’esercito all’interno delle città statunitensi. Nel video, i parlamentari affermavano che “le minacce alla nostra Costituzione non vengono solo dall’estero, ma da qui, da casa nostra”, ribadendo che le leggi sono chiare: “potete rifiutare ordini illegali”.
La questione della legalità degli ordini militari è un principio consolidato nel diritto militare statunitense, che stabilisce che i membri del servizio non solo possono, ma devono rifiutarsi di eseguire ordini palesemente illegali.
La difesa di Kelly: “Ritorsione politica”
Da parte sua, il senatore Mark Kelly ha respinto con forza le accuse, definendo l’intera indagine una “ritorsione politica” orchestrata dall’amministrazione Trump per intimidire e mettere a tacere le voci critiche. In una dichiarazione appassionata, Kelly ha rivendicato il suo lungo servizio al Paese: “Ho rischiato la vita per questo Paese e per difendere la nostra Costituzione, compreso il Primo Emendamento di ogni americano di esprimersi liberamente”. Ha poi aggiunto: “Se Pete Hegseth, il Segretario alla Difesa più non qualificato nella storia del nostro Paese, pensa di potermi intimidire con una censura o minacce di declassarmi o perseguirmi, non ha ancora capito. Combatterò questa cosa con tutto quello che ho”.
Molti esponenti del Partito Democratico, tra cui il leader al Senato Chuck Schumer, hanno espresso solidarietà a Kelly, accusando Trump di voler usare il Pentagono come un “cane da attacco personale”.
Una carriera esemplare: dal Golfo allo Spazio
Prima di entrare in politica, Mark Kelly ha avuto una carriera di eccezionale rilievo. Come aviatore navale, ha partecipato a missioni di combattimento durante la Guerra del Golfo. Nel 1996 è stato selezionato dalla NASA come pilota di Space Shuttle, compiendo quattro missioni spaziali, di cui due come comandante. La sua ultima missione, la STS-134 nel 2011, è stata anche l’ultimo volo dello Space Shuttle Endeavour. La sua storia personale è inoltre segnata dalla vicenda della moglie, l’ex deputata Gabby Giffords, sopravvissuta a un attentato nel 2011.
La vicenda solleva interrogativi profondi sul rapporto tra potere politico e forze armate, sulla libertà di espressione degli ufficiali in pensione e sui limiti dell’autorità presidenziale. La decisione finale del Pentagono e le eventuali azioni legali di Kelly saranno seguite con grande attenzione, in un contesto di forti tensioni istituzionali.
