Milano – L’orizzonte dei social media è a una svolta epocale, un punto di flesso tecnologico e culturale che ridefinirà il concetto stesso di contenuto digitale. A tracciare la rotta è Adam Mosseri, numero uno di Instagram, che attraverso un’articolata riflessione pubblicata su Threads, la piattaforma di microblogging di casa Meta, ha messo a nudo le sfide e le opportunità che l’intelligenza artificiale generativa pone al futuro della comunicazione online. La sua analisi non è solo una previsione, ma un vero e proprio manifesto programmatico per il 2026: in un mondo dove l’autenticità diventa “infinitamente riproducibile”, il valore si sposterà sulla credibilità umana e sull’originalità intrinseca.
La democratizzazione della creatività e il paradosso dell’autenticità
“Tutto ciò che rendeva importanti i creatori – la capacità di essere autentici, di connettersi, di avere una voce che non poteva essere falsificata – è diventato improvvisamente accessibile a chiunque abbia gli strumenti giusti”. Con queste parole, Mosseri fotografa una realtà in rapida evoluzione. L’avanzata inarrestabile dell’IA sta abbattendo le barriere tecniche alla creazione di contenuti di alta qualità. I deepfake sono sempre più sofisticati, e le immagini e i video generati artificialmente hanno raggiunto un livello di realismo tale da essere spesso indistinguibili dalle loro controparti “catturate” nel mondo fisico. Questo, se da un lato democratizza la produzione, dall’altro innesca una “inondazione di tutto ciò che è sintetico” nei nostri feed, erodendo la fiducia di base che per decenni abbiamo riposto nei media visivi.
La presunzione che una fotografia o un video rappresentino un momento reale sta venendo meno, lasciando il posto a uno scetticismo diffuso. In questo scenario, come sottolinea Mosseri, il valore non risiederà più nella perfezione estetica, ormai a buon mercato e “noiosa da consumare”, ma nell’imperfezione, in quella “crudezza” che diventa prova di autenticità. Si prevede un’accelerazione verso un’estetica più “grezza”, dove i creator più avveduti sceglieranno di mostrarsi in modo meno patinato, proprio per segnalare l’origine umana e non sintetica del loro lavoro.
La strategia di Meta: etichette, algoritmi e la certificazione del reale
Di fronte a questa marea montante di contenuti sintetici, la pressione sulle piattaforme social per agire è enorme. La strategia di Instagram, come delineato da Mosseri, si muoverà su più fronti, con un cambio di paradigma fondamentale: potrebbe diventare più pratico “certificare” i contenuti reali piuttosto che inseguire e smascherare ogni singolo fake.
Le azioni concrete previste includono:
- Etichettatura dei contenuti IA: Meta ha già iniziato a implementare etichette come “Made with AI” per segnalare i contenuti generati o significativamente alterati dall’intelligenza artificiale. Questa politica, nata anche in risposta alle raccomandazioni dell’Oversight Board, mira a fornire trasparenza anziché a rimuovere i contenuti, salvo che non violino altre norme della community.
- Nuovi algoritmi per l’originalità: L’azienda sta lavorando per affinare i suoi algoritmi di ranking in modo da premiare l’originalità. L’obiettivo è dare maggiore visibilità ai creator che producono contenuti unici e personali, contrastando la diffusione di materiale derivativo o prodotto in serie dall’IA.
- Segnali di credibilità: Sarà cruciale “far emergere segnali di credibilità su chi pubblica”, fornendo agli utenti più contesto sugli account che seguono. Questo aiuterà le persone a decidere autonomamente di chi fidarsi in un ambiente informativo sempre più complesso.
- “Fingerprinting” del reale: Mosseri lancia una proposta visionaria che coinvolge l’intera filiera tecnologica: la possibilità che i produttori di fotocamere e smartphone integrino sistemi di “firma crittografica” al momento dello scatto. Questo creerebbe una sorta di “catena di custodia” digitale, una certificazione di autenticità all’origine che renderebbe più semplice distinguere il vero dal sintetico.
Il futuro dei creator: l’umanità come ultimo baluardo
Contrariamente a una visione pessimistica che vede l’IA come la fine dei creator, Mosseri propone una lettura controintuitiva: in un’era di abbondanza sintetica, il contributo umano diventerà ancora più prezioso. La fiducia, in calo da decenni verso le istituzioni tradizionali come governi e media, si sta spostando sempre più verso gli individui. I creator che avranno successo non saranno necessariamente i più abili nell’usare gli strumenti di IA, ma coloro che sapranno costruire e mantenere un rapporto di fiducia e autenticità con la propria community.
La sfida si sposta dal saper fare al saper essere. La capacità di connettersi a un livello umano, di avere una prospettiva unica e di mantenere una coerenza nel tempo diventeranno i veri fattori differenzianti. In un futuro in cui, come prevede Mosseri, ci saranno più contenuti creati dall’IA che con mezzi tradizionali, l’originalità e la fiducia saranno il nuovo capitale su cui investire. La tecnologia, per quanto potente, non può (ancora) replicare l’empatia, l’esperienza vissuta e la connessione genuina che sono alla base del rapporto tra un creator e il suo pubblico.
La visione di Instagram è chiara: fornire ai creator gli strumenti, sia tradizionali che basati sull’IA, per competere e al contempo costruire un ecosistema in cui l’autenticità umana sia non solo protetta, ma celebrata e premiata. La strada è complessa e richiederà uno sforzo congiunto di piattaforme, produttori di hardware e utenti, ma la direzione è tracciata: il futuro della creatività digitale passerà attraverso la valorizzazione di ciò che ci rende unicamente umani.
