L’anno nuovo si apre con un biglietto verde più forte, che segna un rialzo per il quarto giorno consecutivo, in un contesto internazionale reso incandescente dagli ultimi sviluppi in Venezuela. L’azione intrapresa dall’amministrazione Trump, che ha portato alla rimozione forzata del presidente Nicolas Maduro, ha introdotto un elemento di forte tensione geopolitica, sebbene la reazione iniziale dei mercati finanziari sia stata relativamente misurata. Gli analisti, pur monitorando la situazione, sembrano più concentrati sui prossimi dati macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti per decifrare la traiettoria futura della valuta americana.
La crisi venezuelana e le sue ripercussioni
Nel fine settimana, un’operazione militare statunitense ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro. La mossa di Washington, definita come il più controverso intervento in America Latina degli ultimi decenni, ha immediatamente sollevato interrogativi sul futuro politico ed economico del paese sudamericano, detentore delle più grandi riserve petrolifere al mondo. Donald Trump ha dichiarato l’intenzione di “gestire” il Venezuela, mirando a un “accesso totale” al petrolio per la ricostruzione del paese, parole che hanno subito messo in moto le grandi compagnie petrolifere statunitensi.
La presidenza ad interim è stata assunta da Delcy Rodriguez, già vicepresidente, la quale ha esteso un invito al governo statunitense per collaborare su un’agenda di cooperazione basata sul diritto internazionale. Tuttavia, la situazione rimane fluida e incerta. Come sottolinea Lee Hardman, Senior Currency Analyst di Mufg Bank, “resta da vedere se quanto successo porterà a un cambio di regime in Venezuela”. Hardman nota anche come la produzione petrolifera venezuelana sia attualmente marginale a livello globale, rappresentando solo l’1% dell’offerta, ma con un enorme potenziale non sfruttato che potrebbe, in caso di stabilizzazione, influenzare significativamente il mercato energetico mondiale.
La reazione dei mercati: dollaro, oro e valute
Nonostante la gravità degli eventi, l’impatto sui mercati valutari è stato finora contenuto. Secondo Lee Hardman, non ci si aspetta che gli sviluppi in Venezuela “abbiano implicazioni significative per le nostre prospettive sul mercato valutario nel 2026”. Una visione condivisa da Christopher Wong, analista di Oversea-Chinese Banking Corp, il quale ritiene che la vicenda venezuelana si risolverà in tempi relativamente brevi, senza sfociare in un conflitto prolungato. Wong afferma che, sebbene l’episodio sostenga la domanda di beni rifugio come i metalli preziosi, per il dollaro “i dati Usa giocheranno un ruolo chiave questa settimana”.
Infatti, il dollaro ha registrato un lieve rialzo, il maggiore delle ultime tre settimane, mentre altre valute, come il peso messicano, hanno perso terreno. L’euro, dal canto suo, ha mostrato una flessione dello 0,3% contro il dollaro, attestandosi a quota 1,168. Gli investitori sembrano dunque aver metabolizzato lo shock iniziale, spostando la loro attenzione sui fondamentali economici.
- Oro in ascesa: L’aumento del rischio geopolitico ha inevitabilmente favorito l’oro. Il metallo prezioso, dopo una correzione al ribasso alla fine dello scorso anno, ha visto un’impennata, con i prezzi spot che hanno guadagnato l’1,8%, raggiungendo i massimi di una settimana a 4.406,77 dollari l’oncia. Questo conferma il suo ruolo di bene rifugio per eccellenza nei momenti di incertezza.
- Petrolio volatile: Le quotazioni del greggio hanno mostrato un andamento altalenante. Dopo un’iniziale debolezza, i prezzi sono risaliti, con il Wti che ha superato i 58 dollari al barile. Gli investitori sono divisi tra i timori per l’instabilità nell’area e l’ottimismo per un futuro aumento della produzione venezuelana sotto una nuova gestione.
- Borse positive: Sorprendentemente, i mercati azionari hanno reagito positivamente, con le borse asiatiche ed europee che hanno aperto la settimana in rialzo. A Wall Street, il Dow Jones ha addirittura superato per la prima volta la soglia dei 49mila punti, trainato dai titoli energetici e della difesa.
Le prospettive per il dollaro e l’economia globale
L’attenzione degli operatori è ora rivolta ai dati macroeconomici statunitensi, in particolare al rapporto sui salari non agricoli atteso per venerdì. Questi dati saranno cruciali per comprendere le prossime mosse della Federal Reserve in materia di tassi d’interesse. Le aspettative di mercato attualmente prezzano due tagli dei tassi nel corso del 2026, una prospettiva che potrebbe influenzare l’andamento del dollaro.
Il 2026 si profila come un anno di transizione per il biglietto verde. Dopo anni di forza, sostenuta da una crescita economica superiore e da una politica monetaria restrittiva, le condizioni che hanno favorito l’apprezzamento del dollaro sembrano iniziare a vacillare. Gli analisti prevedono un moderato indebolimento della valuta statunitense, man mano che i differenziali dei tassi di interesse si riducono e la crescita globale diventa più omogenea. Tuttavia, l’incertezza legata alle politiche della Fed e alle tensioni geopolitiche potrebbe ancora alimentare la volatilità e improvvisi ritorni di forza del dollaro.
