Roma – Un’inversione a ‘U’ che non si vedeva da tempo. Con l’inizio del nuovo anno, gli automobilisti italiani hanno trovato una sorpresa decisamente inaspettata presso le stazioni di servizio: il prezzo del diesel ha superato quello della benzina. Un evento che non si verificava dal 9 febbraio 2023, al termine della fase più critica della crisi energetica scatenata dal conflitto in Ucraina. Questa volta, però, la causa non è una fiammata dei mercati internazionali, ma una precisa scelta del Governo contenuta nella Legge di Bilancio.
Secondo le ultime rilevazioni di Staffetta Quotidiana, basate sui dati forniti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), il prezzo medio nazionale in modalità self-service del gasolio si è attestato a 1,666 euro al litro, contro gli 1,650 euro al litro della benzina. Un sorpasso di misura, ma dal forte valore simbolico e dalle conseguenze concrete per le tasche di famiglie e imprese.
La Manovra Finanziaria e il Riallineamento delle Accise
Il cuore di questa storica inversione risiede nella decisione del Governo di procedere a un riallineamento delle accise, le imposte fisse che gravano sui carburanti. Per anni, il gasolio ha beneficiato di una tassazione agevolata rispetto alla benzina, una politica pensata in passato per sostenere settori chiave come l’autotrasporto e l’agricoltura. Questo vantaggio fiscale, tuttavia, è stato progressivamente messo in discussione, soprattutto alla luce delle politiche ambientali europee.
La nuova manovra ha quindi eliminato questo “sussidio ambientalmente dannoso” (SAD), come definito in ambito comunitario. Nello specifico, l’intervento ha comportato:
- Una riduzione di 4,05 centesimi di euro al litro sull’accisa della benzina.
- Un contestuale aumento di 4,05 centesimi di euro al litro sull’accisa del diesel.
Il risultato è la parificazione dell’imposta per entrambi i carburanti, ora fissata a 672,90 euro per mille litri (circa 67,3 centesimi al litro). Considerando anche l’IVA al 22%, l’impatto reale sul prezzo finale alla pompa è di circa 5 centesimi al litro in meno per la benzina e 5 centesimi in più per il gasolio.
Le Ragioni della Scelta: Ambiente e Coperture Finanziarie
La decisione di rimodulare le accise risponde a una duplice esigenza. Da un lato, c’è la volontà di disincentivare l’uso del diesel, considerato più inquinante della benzina per via delle maggiori emissioni di ossidi di azoto (NOx) e particolato (PM10). Questa mossa si allinea agli impegni presi dall’Italia in sede europea e con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevede appunto una progressiva eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente.
Dall’altro lato, l’operazione ha una chiara valenza finanziaria. Il riallineamento delle accise, infatti, garantirà alle casse dello Stato un gettito aggiuntivo stimato in circa 552 milioni di euro per il solo 2026. Fondi che, secondo quanto previsto, verranno reinvestiti in un fondo per il trasporto pubblico locale e, successivamente, per l’attuazione della delega fiscale.
L’Impatto su Consumatori e Imprese
Se per i possessori di auto a benzina la notizia si traduce in un leggero risparmio, con i prezzi scesi ai livelli più bassi dal 2021 (al netto dei tagli temporanei del 2022), per chi guida un veicolo diesel l’impatto è negativo. Si stima che la misura coinvolga circa 16,6 milioni di automobilisti in Italia. Ipotizzando due pieni al mese, l’aggravio annuo potrebbe aggirarsi intorno ai 60 euro per veicolo.
Ma le preoccupazioni maggiori arrivano dal settore della logistica e dell’autotrasporto, dove il gasolio rappresenta la quasi totalità dei consumi e una delle principali voci di costo. Sebbene la manovra preveda delle esenzioni per il trasporto merci e passeggeri, che già beneficiano di un’aliquota specifica e di rimborsi parziali, l’aumento del prezzo alla pompa rischia di generare tensioni e di avere ricadute sull’intera filiera, fino al carrello della spesa dei consumatori finali. L’aumento del costo del carburante, che già rappresenta quasi un terzo dei costi operativi di un mezzo pesante, si aggiunge ad altri rincari di inizio anno, come quelli dei pedaggi autostradali.
Le associazioni dei consumatori, come Assoutenti e Codacons, hanno già lanciato l’allarme, chiedendo al Governo di vigilare per evitare speculazioni e di attivare “Mister Prezzi” per monitorare la corretta applicazione delle nuove aliquote. Il timore è che l’aumento del diesel possa innescare una spirale inflazionistica, vanificando in parte i benefici derivanti dal calo del prezzo della benzina.
