WASHINGTON D.C. – Con una serie di dichiarazioni tanto dirette quanto incendiarie, rilasciate ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tracciato una linea netta e aggressiva nella politica estera americana verso l’America Latina. “Siamo noi ad avere il controllo in Venezuela”, ha affermato senza mezzi termini, lasciando intendere che il futuro politico di Caracas è ora saldamente nelle mani di Washington e minacciando un secondo intervento militare qualora il governo ad interim non dovesse seguire le direttive statunitensi. Queste parole arrivano in un contesto di altissima tensione, a seguito di un’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro.

Il Futuro del Venezuela e il Controllo delle Risorse Petrolifere

Le affermazioni di Trump non lasciano spazio a interpretazioni: l’amministrazione USA intende gestire direttamente la fase di transizione in Venezuela. L’obiettivo dichiarato non è solo politico ma anche economico, con un esplicito riferimento alle immense riserve petrolifere del paese, le più grandi al mondo. “Chiederemo alle nostre grandissime compagnie petrolifere statunitensi… di intervenire, investire miliardi di dollari, riparare infrastrutture gravemente danneggiate”, ha spiegato Trump, chiarendo che l’accesso a queste risorse è una priorità strategica per la ricostruzione del Paese. La vicepresidente Delcy Rodríguez, che ha assunto la guida ad interim del Venezuela, ha lanciato un appello alla cooperazione, ma Trump ha avvertito che un mancato allineamento potrebbe portare a conseguenze peggiori di quelle subite da Maduro.

Minacce Estese a Colombia e Messico

Lo sguardo di Trump non si è fermato al Venezuela. Anche la Colombia, storico alleato degli Stati Uniti nella regione, è finita nel mirino del presidente. Definendo il governo colombiano come guidato da “un uomo malato a cui piace produrre cocaina”, ha ventilato la possibilità di una “missione simile” a quella venezuelana. Queste parole si inseriscono in un contesto di relazioni già tese tra Trump e il presidente colombiano Gustavo Petro, il primo leader di sinistra nella storia del paese, che ha criticato l’approccio militarizzato alla lotta al narcotraffico. La sospensione dei finanziamenti statunitensi alla Colombia e gli attacchi a presunte imbarcazioni di narcotrafficanti hanno ulteriormente inasprito i rapporti.

Anche il Messico è stato richiamato a “darsi una regolata” sul fronte del traffico di droga e della gestione dei flussi migratori. Nonostante Trump abbia definito la presidente messicana Claudia Sheinbaum “una persona fantastica”, le sue parole mantengono alta la pressione su un partner commerciale fondamentale, con cui le relazioni sono state spesso caratterizzate da tensioni, soprattutto riguardo ai temi della sicurezza e dell’immigrazione.

Cuba: un Regime “Pronto a Cadere”

Infine, l’attenzione si è spostata su Cuba. Secondo Trump, il regime castrista è “pronto a cadere” e non richiederà un intervento militare diretto. La logica del presidente si basa su una valutazione economica: privata del petrolio venezuelano fortemente sovvenzionato, L’Avana si troverebbe in una situazione insostenibile. “Non credo che sia necessaria alcuna azione, sembra che stia crollando”, ha aggiunto, sottolineando come la fine del supporto economico da Caracas segni un punto di non ritorno per l’isola. Durante il suo mandato, Trump ha già inasprito la politica verso Cuba, rafforzando l’embargo e limitando il turismo, in netta controtendenza rispetto all’apertura avviata dal suo predecessore.

Una Nuova Dottrina per l’America Latina?

Le dichiarazioni a raffica del presidente Trump sembrano delineare una politica estera per l’America Latina sempre più assertiva e unilaterale, che alcuni analisti ricollegano a una riedizione della “Dottrina Monroe”. Questa dottrina, risalente al XIX secolo, rivendica una sfera d’influenza esclusiva per gli Stati Uniti nell’emisfero occidentale. L’approccio di Trump, basato su minacce, pressioni economiche e interventi diretti, segnala un cambiamento radicale rispetto alle amministrazioni precedenti e apre scenari di profonda incertezza per l’intera regione, sollevando interrogativi sulla stabilità e sulla sovranità dei paesi latinoamericani.

Di atlante

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