Quali storie, quali sogni si celano dietro la scelta di un nome? Una domanda che trova risposte affascinanti nell’ultima fotografia scattata dall’ISTAT, che con i dati aggiornati a ottobre 2025, ci consegna un affresco vivido delle preferenze onomastiche dei genitori italiani. A fare da guida in questo viaggio tra tradizione e innovazione è il linguista Enzo Caffarelli, che attraverso un’acuta analisi pubblicata sul portale Treccani.it, decifra le correnti culturali che modellano la nostra identità, a partire dal primo, fondamentale, tassello: il nome.

I risultati parlano chiaro: sul trono dei nomi più amati siedono ancora, saldamente, Leonardo per i maschi e Sofia per le femmine. Un primato che non accenna a vacillare e che racconta di un’Italia che, pur guardando al futuro, resta affascinata dal richiamo di figure universali, capaci di coniugare arte, ingegno e saggezza.

Sofia, una “sapienza” che conquista il mondo

Il trionfo di Sofia non è un fenomeno esclusivamente italiano. Questo nome di origine greca, che evoca la “scienza” e la “sapienza”, ha valicato i confini nazionali per diventare un vero e proprio simbolo globale. Nelle sue varianti, come Sophia o Sophie, domina le classifiche in Europa e in America, testimoniando un desiderio diffuso di attribuire alle nuove generazioni un nome dal significato profondo e positivo. A seguire, nella classifica femminile, troviamo Aurora, un nome che brilla di luce propria grazie alla sua ricchezza di significati. Non è solo l’alba di un nuovo giorno, ma anche l’eco di miti antichi – la dea romana che precede il Sole – e di fiabe immortali, come “La bella addormentata nel bosco”, resa celebre da Perrault e poi dalla Disney. Al terzo posto si fa largo Ginevra, nome che ci trasporta nelle nebbie di Camelot, tra i cavalieri della Tavola Rotonda, evocando l’immagine della regina di Re Artù, figura complessa e affascinante della saga bretone.

Interessante è il destino di Giulia, primatista fino a pochi anni fa e oggi scivolata al quinto posto, superata da Vittoria. Un cambio di passo che potrebbe indicare una nuova sensibilità, forse meno legata alla classicità romana della gens Iulia e più orientata verso nomi dal valore augurale. La top ten si completa con nomi che pescano a piene mani dalla storia e dalla letteratura: Beatrice, l’immortale musa di Dante; Matilde, la potente contessa di Canossa; Alice, l’avventurosa eroina di Lewis Carroll; e ancora Ludovica ed Emma, quest’ultimo un nome dal sapore internazionale tornato prepotentemente di moda.

Scorrendo la classifica, si nota una tendenza che Caffarelli definisce “lessicale”: nomi come Azzurra, Viola, Celeste, Iris e Jasmine dimostrano come i genitori amino attingere dal mondo dei colori e dei fiori, quasi a voler dipingere un futuro radioso per le proprie figlie. Questo fenomeno si contrappone al lento declino di nomi un tempo popolarissimi, come Maria. Per due secoli e mezzo regina incontrastata, oggi si trova addirittura fuori dalla lista dei 50 nomi più amati, un dato che segna in modo emblematico un cambiamento epocale nel gusto e nelle tradizioni del nostro Paese.

Leonardo e il fascino dei nomi dal sapore antico

Sul versante maschile, Leonardo continua la sua corsa in solitaria. Un nome che evoca immediatamente il genio universale di Vinci, ma la cui forza, secondo Caffarelli, risiede anche nella sua sonorità. La desinenza in “-ardo”, di probabile origine germanica, sembra infatti esercitare un forte appeal, trascinando con sé al secondo posto Edoardo e in decima posizione Riccardo. Una predilezione per echi “barbarici” che si mescola, nel caso di Leonardo, con la radice latina “Leo” (Leone), creando un connubio di forza e nobiltà.

Alle spalle del trio di testa, troviamo Tommaso, nome di origine aramaica che significa “gemello”, e Mattia, di radice ebraica, a testimonianza di come il repertorio biblico continui a essere una fonte inesauribile di ispirazione. Ma la vera sorpresa è l’irruzione di Enea. L’eroe virgiliano, simbolo di pietas e resilienza, sta vivendo una seconda giovinezza, portando con sé nella scia del successo altri protagonisti dell’epica classica come Ettore e Achille, e figure della storia romana come Cesare e Adriano. Un ritorno alla classicità che si affianca al crescente apprezzamento per i nomi ebraici.

Oltre ai già citati Tommaso e Mattia, si fanno notare nomi caratterizzati dalla desinenza in “-ele”, che rimanda a Elohim, uno dei nomi ebraici di Dio. Troviamo così Gabriele (ottavo), Samuele, Michele, Gioele, Emanuele, Daniele e Raffaele. Un altro fenomeno da segnalare è l’ascesa di Noah, che nella sua grafia anglofona supera l’associazione con il Noè biblico del diluvio universale, acquisendo un respiro più internazionale.

Lo “zoccolo duro” della tradizione

Nonostante le nuove tendenze, Caffarelli sottolinea l’esistenza di uno “zoccolo duro” di nomi classici del Novecento che resistono, soprattutto nel Meridione e nei piccoli centri. Nomi come Andrea (stabile al decimo posto), Giuseppe, Antonio, Pietro, Giovanni, Marco, Salvatore, Vincenzo, Giorgio e Luigi continuano a rappresentare un legame con le radici e la storia familiare. Una resistenza che, tuttavia, non è bastata a salvare dall’oblio altri due giganti del passato, Matteo e, come già detto, Maria, segnando la fine di un’era e l’alba di un nuovo capitolo nella grande storia dei nomi italiani.

Di euterpe

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