YANBU, Arabia Saudita – Il sipario sulla 48ª edizione della Dakar si è alzato ufficialmente sabato con il prologo disputato nei dintorni di Yanbu, sulle coste del Mar Rosso. Una prova inaugurale breve ma intensa di 23 chilometri cronometrati che ha già regalato emozioni e verdetti significativi, delineando i primi protagonisti di quello che si preannuncia come il rally raid più duro al mondo. A scrivere il proprio nome in cima alle classifiche sono stati lo svedese Mattias Ekström, al volante del suo Ford Raptor, e il giovanissimo talento spagnolo Edgar Canet, in sella alla sua KTM, che ha realizzato un’impresa storica.

Auto: Ekström e Ford partono con il piede giusto

Nella prestigiosa categoria “Ultimate” delle auto, l’esperienza e la velocità di Mattias Ekström hanno fatto la differenza. Il pilota svedese, navigato dal connazionale Emil Bergkvist, ha fermato il cronometro sul tempo di 10’48”, dimostrando fin da subito un feeling eccezionale con il tracciato sabbioso e roccioso di Yanbu. Per Ekström si tratta di un inizio perfetto che non solo gli consegna la vittoria del prologo, ma rappresenta anche la sua sesta vittoria di tappa in carriera alla Dakar e la terza consecutiva in un prologo dopo quelle del 2023 e 2024. Un risultato che lo proietta nella storia come il pilota svedese con più vittorie di tappa di sempre alla Dakar, superando una leggenda come Kenneth Eriksson.

La giornata è stata un trionfo per il marchio Ford, che ha piazzato una straordinaria doppietta. Alle spalle di Ekström si è infatti classificato il compagno di squadra americano Mitch Guthrie, staccato di soli otto secondi. A completare il podio di giornata, con lo stesso tempo di Guthrie, è stato il belga Guillaume de Mévius su Mini, confermando la competitività del team X-raid. Distacchi minimi che lasciano presagire una battaglia serratissima per le prossime tappe, con molti dei favoriti racchiusi in una manciata di secondi.

Moto: l’impresa storica del giovane Edgar Canet

Se tra le auto ha prevalso l’esperienza, nelle due ruote è stata la gioventù a prendersi la scena. Il ventenne spagnolo Edgar Canet, al suo debutto nella categoria regina Rally GP, ha compiuto un vero e proprio capolavoro. In sella alla sua KTM del team Red Bull KTM Factory Racing, Canet ha vinto il prologo con il tempo di 11’31”, scrivendo una nuova pagina nella storia della Dakar e diventando il pilota più giovane di sempre a vincere una tappa nella categoria moto.

Una prestazione maiuscola che ha relegato in seconda posizione il suo compagno di squadra e campione in carica, l’australiano Daniel Sanders, staccato di soli tre secondi. Terza piazza per l’americano Ricky Brabec su Honda, a cinque secondi dal vincitore. L’ottima giornata per il team KTM è stata completata dal quarto posto dell’argentino Luciano Benavides, a testimonianza di una strategia aggressiva che ha piazzato tre piloti nelle prime quattro posizioni.

Il percorso e le sfide del prologo

Il tracciato del prologo, sebbene breve, si è rivelato tutt’altro che una passeggiata. I piloti hanno affrontato un percorso ad anello nei pressi di Yanbu, caratterizzato da un mix di terreni: da canyon sabbiosi a sezioni rocciose più tecniche, che hanno richiesto grande abilità di guida e precisione nella navigazione. Questa prima presa di contatto con le insidie del deserto saudita è stata fondamentale non solo per la classifica, ma anche per una ragione strategica: i migliori classificati hanno infatti avuto la possibilità di scegliere la propria posizione di partenza per la prima vera tappa, un vantaggio non da poco in una gara dove la strategia gioca un ruolo cruciale.

Prospettive per la gara

Con il prologo in archivio, la Dakar 2026 entra ora nel vivo. La prima tappa, un anello di 518 km (di cui 305 cronometrati) sempre con partenza e arrivo a Yanbu, attende i concorrenti. Le prime indicazioni suggeriscono una competizione estremamente equilibrata sia tra le auto, con Ford che lancia il guanto di sfida ai colossi Toyota e Dacia, sia tra le moto, con la nuova generazione di talenti come Canet pronta a dare battaglia ai veterani. La resistenza, la navigazione e la capacità di gestire imprevisti saranno, come sempre, le chiavi per puntare alla vittoria finale in questo massacrante “Gran Premio del Deserto”.

Di davinci

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