Roma – Il governo italiano intensifica l’azione diplomatica per ottenere la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneziano detenuto in Venezuela da oltre un anno, e di circa altri venti cittadini italiani considerati prigionieri politici. Le massime cariche istituzionali seguono da vicino il caso, come dimostrano le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Le parole del Ministro Tajani: “Dialogo più facile con Rodriguez”
In un’intervista rilasciata a Rtl 102.5, il Ministro Tajani ha ribadito il fermo impegno dell’esecutivo: “Fino a ieri sera ho parlato con il nostro ambasciatore a Caracas, stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l’impossibile“. Con il recente e improvviso cambiamento al vertice del potere venezuelano, seguito al blitz statunitense che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, la Farnesina spera in un nuovo corso. “Speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male“, ha affermato Tajani, riferendosi a Delcy Rodríguez, nominata capo di Stato ad interim.
Il titolare della Farnesina ha poi allargato il campo, sottolineando come l’attenzione sia rivolta all’intera comunità italiana e a tutti i connazionali ingiustamente detenuti. “Dobbiamo garantire la nostra comunità e la liberazione dei prigionieri politici italiani, che sono una ventina, e quella di Trentini che è stato l’ultimo. Siamo fortemente impegnati per riportarli a casa. Anche gli altri sono detenuti politici, non perché abbiano commesso alcun male“, ha precisato il ministro.
L’appello alla prudenza del Sottosegretario Mantovano
Sulla stessa linea si è espresso il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha però invitato alla massima cautela per non compromettere le delicate trattative in corso. “Il governo ha lavorato fin dal primo giorno per la sua liberazione e continua a lavorare. Ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda“, ha dichiarato a margine di una conferenza stampa. Un appello alla discrezione che evidenzia la complessità di un dossier che si intreccia con i nuovi equilibri geopolitici dell’area.
Chi è Alberto Trentini e perché è stato arrestato
Alberto Trentini, 46 anni, originario di Venezia, è un operatore umanitario con una lunga esperienza nel campo della cooperazione internazionale. È stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre si trovava in Venezuela come coordinatore per l’organizzazione non governativa francese Humanity and Inclusion, che si occupa di fornire assistenza a persone con disabilità. Al momento del fermo, avvenuto a un posto di blocco, Trentini viaggiava da Caracas verso Guasdualito. Da allora è recluso nel carcere di El Rodeo I a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata un’accusa precisa nei suoi confronti. La sua detenzione è stata confermata ufficialmente solo due mesi dopo il suo arresto, periodo durante il quale la famiglia non ha avuto notizie certe.
La vicenda ha suscitato una vasta mobilitazione della società civile, con petizioni, flash mob e iniziative come il digiuno a staffetta per mantenere alta l’attenzione sul caso. Anche la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) è intervenuta, concedendo misure cautelari a suo favore nel gennaio 2025, riconoscendo la “situazione grave e urgente” e il rischio per i suoi diritti alla vita e all’integrità personale.
Un contesto internazionale complesso
La sorte di Trentini e degli altri detenuti italiani si inserisce in uno scenario internazionale estremamente fluido e complesso. L’intervento statunitense in Venezuela ha rimescolato le carte, creando un misto di apprensione e speranza. Da un lato, il cambio di regime potrebbe aprire nuovi canali di dialogo; dall’altro, l’instabilità politica potrebbe complicare ulteriormente le operazioni diplomatiche. L’Unione Europea, in una dichiarazione congiunta, ha assicurato che le autorità consolari dei Paesi membri stanno lavorando in stretto coordinamento per la protezione dei cittadini europei, inclusi quelli “detenuti illegalmente in Venezuela”.
La famiglia di Alberto Trentini, insieme a quella degli altri connazionali, resta in attesa di segnali concreti, sostenuta dalla solidarietà del Paese e dalla promessa del governo di non lasciare nulla di intentato per riportare i propri cittadini a casa.
