L’imprenditoria umbra e nazionale ha perso una delle sue figure più carismatiche e lungimiranti. Arnaldo Caprai si è spento all’età di 92 anni nella sua casa di Montefalco, circondato dall’affetto della moglie Fiorella e dei figli Marco, Luca e Arianna. La sua scomparsa, avvenuta domenica 4 gennaio, lascia un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma in tutto il tessuto economico e culturale di una regione che ha contribuito a promuovere nel mondo.

Nato a Torino il 18 luglio 1933, figlio di un ferroviere, Caprai ha incarnato l’archetipo dell’imprenditore “self-made man”. La sua avventura professionale iniziò a soli 22 anni come venditore di corredi e biancheria per la casa nell’Italia Centrale. Un’esperienza che forgiò il suo spirito intraprendente e che lo portò, passo dopo passo, a costruire un solido percorso nel settore tessile. Nel 1964 aprì il suo primo maglificio artigianale, seguito dalla fondazione della società Maglital nel 1968, poi divenuta celebre con il marchio Cruciani. La sua visione lo portò a creare una filiera integrata, controllando l’intero processo produttivo e affermandosi come un nome di riferimento nel Made in Italy. Parallelamente, coltivò una raffinata passione per l’arte tessile, diventando il più grande collezionista di pizzi e merletti antichi, una collezione che superava i 25.000 reperti e che gli valse il prestigioso Premio Guggenheim “Impresa & Cultura” nel 2007 per la creazione del “Museo Virtuale delle Arti Tessili”.

La Svolta Enologica: La Rinascita del Sagrantino

Se il tessile ha rappresentato la prima parte di una carriera di successo, è nel mondo del vino che Arnaldo Caprai ha lasciato il segno più profondo e duraturo. La svolta avvenne nel 1971, quando, con un’intuizione allora controcorrente, decise di investire nella sua terra d’adozione, l’Umbria. Acquistò la tenuta Val di Maggio a Montefalco, una proprietà di 42 ettari di cui solo una piccola parte già vitata. In un’epoca in cui il Sagrantino era un vitigno quasi sconosciuto al di fuori dei confini locali, considerato rustico e difficile, Caprai ne intravide il potenziale inespresso.

Capì che quel vitigno autoctono, ricco di polifenoli e tannini come pochi altri al mondo, poteva diventare il simbolo di un territorio. La sua non era solo un’operazione commerciale, ma un progetto culturale: valorizzare un’identità, credere nell’agricoltura di qualità e scommettere sul futuro di Montefalco. Questa visione, definita “generosa e con un profondo impegno sociale” dal figlio Marco, è stata la chiave di volta per la rinascita del Sagrantino.

L’Eredità e il Passaggio di Testimone

Il vero punto di svolta per l’azienda vinicola arrivò nel 1986, con il passaggio di testimone al figlio Marco Caprai. Fu una transizione generazionale di straordinario successo. Marco, con lo stesso spirito pionieristico del padre, ha saputo unire la visione imprenditoriale a un rigoroso approccio scientifico. Avviò collaborazioni con l’Università di Milano e altri centri di ricerca per studiare a fondo il vitigno Sagrantino, creando la più ricca banca dati esistente. Questo lavoro meticoloso, unito a investimenti in cantina e in vigna, ha permesso di “domare” la potenza del Sagrantino, trasformandolo in un vino di grande eleganza, struttura e longevità, riconosciuto a livello mondiale.

Oggi, l’azienda Arnaldo Caprai gestisce circa 160 ettari di vigneti e produce etichette iconiche, come il celebre Montefalco Sagrantino DOCG “25 Anni”, che hanno acceso i riflettori internazionali su un’intera regione. Il successo della cantina Caprai ha agito da volano per tutto il territorio di Montefalco, stimolando la crescita di altre realtà produttive e dando un impulso decisivo all’enoturismo.

Il Ricordo delle Istituzioni e della Famiglia

La notizia della scomparsa di Arnaldo Caprai ha suscitato unanime cordoglio. La Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, lo ha definito “un uomo di straordinaria visione” e un “vero e proprio ambasciatore del Sagrantino nel mondo”. Anche il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha ricordato Caprai come “una delle figure più autorevoli e lungimiranti della storia imprenditoriale” della regione, un uomo che ha interpretato il lavoro come responsabilità verso il territorio.

Ma le parole più toccanti sono quelle del figlio Marco, che ha raccolto l’eredità paterna guidando l’azienda verso nuovi traguardi. “Mio padre è stato un ottimista e un generoso”, ha dichiarato all’ANSA, “e ci lascia l’insegnamento di guardare sempre avanti, di credere nell’impresa e nello sviluppo… fino all’ultimo ha trasmesso a tutti noi che il futuro si costruisce con passione e fiducia”. Un testamento morale che va oltre i successi economici e che resterà come faro per le future generazioni di imprenditori.

Nel 2002, Arnaldo Caprai era stato insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro per i suoi meriti nel settore agricolo, un riconoscimento che suggellava una vita dedicata all’eccellenza e all’innovazione. I funerali si terranno mercoledì 7 gennaio alle ore 10 nella chiesa di San Feliciano a Foligno.

Di atlante

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