L’Italia piange la scomparsa di una delle sue figure più significative della lotta di Liberazione e della vita politica repubblicana. Ivonne Trebbi, conosciuta con il nome di battaglia partigiano “Bruna”, è morta all’età di 97 anni a Varese, città dove risiedeva da tempo. Nata ad Argelato, in provincia di Bologna, il 31 gennaio 1928, la sua è stata un’esistenza interamente dedicata alla difesa della libertà, all’impegno politico e alla testimonianza dei valori della Resistenza.

Una giovinezza nella Resistenza

La storia di Ivonne Trebbi si intreccia indissolubilmente con la storia d’Italia del Novecento. Giovanissima operaia a Castel Maggiore, nel Bolognese, con l’intensificarsi della guerra e dell’occupazione nazifascista, scelse da che parte stare. Nell’aprile del 1944, ad appena sedici anni, si unì al locale Gruppo di Difesa della Donna, un’organizzazione femminile antifascista, di cui divenne presto membro del comitato direttivo.

Il suo coraggio la portò a entrare nella 4ª Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica) “Venturoli Garibaldi”, dove operò come staffetta. Un ruolo pericolosissimo, che prevedeva di trasportare ordini, armi e stampa clandestina, sfidando ogni giorno i posti di blocco e il rischio di essere catturata. La sua attività non si limitò al supporto logistico; insieme a Cesare Mazzacurati, le fu affidato l’incarico di dirigere il Partito Comunista Italiano in una vasta zona che comprendeva dodici comuni della pianura bolognese.

Il 5 gennaio 1945, a pochi mesi dalla Liberazione, venne arrestata nella sua abitazione con l’accusa di essere una staffetta partigiana. Fu rinchiusa nel carcere di San Giovanni in Monte a Bologna, dove rimase prigioniera fino alla liberazione della città, il 21 aprile 1945. Per il suo fondamentale contributo alla lotta di Liberazione, le è stato riconosciuto il grado di sottotenente e le è stata conferita la Croce al Merito di Guerra per il servizio partigiano.

L’impegno politico nel dopoguerra

Con la fine del conflitto, l’impegno di Ivonne Trebbi non si è fermato. La sua passione civile e la sua dedizione alla causa dei lavoratori e della democrazia l’hanno portata a proseguire la sua attività in ambito politico e sindacale.

  • Consigliera Comunale: Nel 1951 fu eletta consigliera comunale a Bologna, per poi trasferirsi prima a Roma e successivamente a Varese, dove continuò il suo impegno politico, venendo eletta in Consiglio comunale dal 1970 al 1975.
  • Sindacalista: Fu un’attiva sindacalista nella CGIL tessile, difendendo sempre i diritti dei lavoratori e organizzando scioperi contro i licenziamenti.
  • Deputata della Repubblica: L’apice della sua carriera politica arrivò nel 1979, quando fu eletta alla Camera dei Deputati nelle file del Partito Comunista Italiano. Rimase in Parlamento per due legislature, fino al 1987, rappresentando la circoscrizione di Como-Sondrio-Varese.

Una vita per la memoria

Anche dopo la fine del suo mandato parlamentare, Ivonne Trebbi, che dopo il matrimonio con Giancarlo Aloardi aveva adottato il doppio cognome Trebbi Aloardi, non ha mai smesso di essere una voce attiva e un punto di riferimento. Si è dedicata instancabilmente a trasmettere la memoria della Resistenza alle nuove generazioni, partecipando a decine di incontri nelle scuole e a eventi pubblici. La sua testimonianza, lucida e appassionata, è stata fondamentale per non dimenticare il sacrificio di chi ha combattuto per la libertà di cui oggi godiamo. La sua vita è stata raccontata nel libro “Ivonne, una vita da partigiana”.

Il cordoglio e l’eredità

La notizia della sua scomparsa, diffusa dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), ha suscitato un profondo cordoglio in tutto il Paese. Il Comune di Castel Maggiore ha listato a lutto le bandiere del Municipio. Il sindaco, Luca Vignoli, ha dichiarato: “Non possiamo che avere un grande debito di gratitudine nei confronti di Ivonne. Con la sua attività ha partecipato attivamente alla costruzione della libertà di cui oggi godiamo quotidianamente”. Anche il mondo politico, da Andrea De Maria del PD al presidente della Regione Michele de Pascale, ha espresso il proprio dolore, ricordandola come “un esempio di vita, di grandissimo valore, di chi si è sempre battuta per l’antifascismo, la libertà, la giustizia sociale”.

I funerali si svolgeranno a Varese, ma le sue ceneri torneranno a Castel Maggiore, per riposare nella terra che l’ha vista nascere e combattere. Con Ivonne Trebbi “Bruna” se ne va una delle ultime testimoni di un’epoca cruciale della nostra storia, ma la sua eredità, fatta di coraggio, coerenza e impegno civile, rimane un faro per il presente e per il futuro.

Di veritas

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