Il mondo piange la scomparsa di Eva Schloss, una delle ultime testimoni dirette dell’orrore della Shoah, spentasi a Londra all’età di 96 anni. La sua non è stata solo una vita segnata dalla tragedia della deportazione e dalla perdita, ma anche un’esistenza dedicata con incrollabile determinazione a preservare la memoria dell’Olocausto e a educare i giovani alla pace e alla tolleranza. La sua storia, intrecciata a doppio filo con quella di Anna Frank, di cui fu amica d’infanzia e poi sorellastra, rappresenta un monito perenne contro le atrocità del passato e un faro di speranza per il futuro.
Un’infanzia spezzata dalla furia nazista
Nata a Vienna l’11 maggio 1929 come Eva Geiringer, visse un’infanzia serena fino all’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania nazista nel 1938. Di fronte alla crescente persecuzione contro gli ebrei, la sua famiglia fu costretta a una fuga disperata. Trovò rifugio prima in Belgio e poi nei Paesi Bassi, stabilendosi ad Amsterdam in un appartamento di fronte a quello della famiglia Frank. Fu in quel periodo che Eva e Anna, coetanee, strinsero un forte legame di amicizia, condividendo giochi e sogni adolescenziali ignare del terribile destino che le attendeva.
Dal 1942, con l’intensificarsi dei rastrellamenti, entrambe le famiglie furono costrette a entrare in clandestinità. Per due anni vissero nascoste, nel terrore costante di essere scoperte. Purtroppo, nel maggio del 1944, il giorno del suo quindicesimo compleanno, Eva, insieme al fratello Heinz e ai genitori Erich ed Elfriede, fu tradita da un delatore. La Gestapo fece irruzione nel loro nascondiglio e la famiglia fu arrestata e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.
L’orrore di Auschwitz e la forza della sopravvivenza
Ad Auschwitz, Eva conobbe l’inferno. Separata dal padre e dal fratello, che non sopravvissero alla prigionia, riuscì a rimanere accanto alla madre Elfriede. Insieme affrontarono la fame, le malattie, la disumanizzazione e la costante minaccia della morte. La loro liberazione avvenne il 27 gennaio 1945, per mano dell’Armata Rossa. Tornate ad Amsterdam, dovettero fare i conti con un mondo distrutto e con il dolore per le perdite subite.
Il destino volle che le loro vite si incrociassero di nuovo con quelle dei Frank. Anche Otto Frank, il padre di Anna e Margot, era sopravvissuto ad Auschwitz, unico della sua famiglia. Nel 1953, Elfriede Geiringer e Otto Frank, uniti da un dolore condiviso, si sposarono, ed Eva divenne così la sorellastra postuma di Anna Frank. Fu Otto a incoraggiarla a non cedere all’odio e a trovare la forza di continuare a vivere, trasformando la sua sofferenza in un messaggio di speranza.
Una vita per la memoria: l’impegno come testimone
Per molti anni, Eva Schloss mantenne il silenzio sulla sua terribile esperienza. Fu solo nel 1986, in occasione di una mostra su Anna Frank a Londra, che trovò il coraggio di parlare pubblicamente. Da quel momento, non si fermò più. Divenne una delle più attive e instancabili testimoni dell’Olocausto, viaggiando in tutto il mondo per raccontare la sua storia, soprattutto nelle scuole. La sua missione era chiara: educare le nuove generazioni affinché l’orrore della Shoah non venisse dimenticato e non si ripetesse mai più.
Nel 1990, è stata co-fondatrice dell’Anne Frank Trust UK, un’organizzazione dedicata a combattere i pregiudizi e a promuovere l’educazione sull’Olocausto. Il suo impegno le è valso numerosi riconoscimenti, tra cui un dottorato honoris causa dalla Northumbria University nel 2001 e la nomina a Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE) nel 2013. Ha inoltre scritto diversi libri, tra cui “Sopravvissuta ad Auschwitz”, in cui ha condiviso la sua drammatica testimonianza.
Il cordoglio e l’eredità di una donna straordinaria
La notizia della sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio in tutto il mondo. La sua famiglia l’ha ricordata come “una donna straordinaria, devota educatrice sull’Olocausto, instancabile nel suo lavoro per la memoria, la comprensione e la pace”. Anche Re Carlo III e la Regina Camilla, patrona dell’Anne Frank Trust UK, hanno espresso il loro dolore, definendo un “privilegio e un orgoglio” averla conosciuta.
Gillian Walnes, vicepresidente dell’Anne Frank Trust UK, ha sottolineato come Eva, “fino ai 90 anni, ha parlato con instancabile passione, tenendo spesso diversi discorsi al giorno, anche in prigioni e scuole”. La sua eredità, ha aggiunto, “vive nelle vite che ha toccato e nella storia che ha coraggiosamente mantenuto viva”. Eva Schloss lascia un vuoto incolmabile, ma il suo messaggio di speranza, coraggio e resilienza continuerà a risuonare forte e chiaro, un faro luminoso contro le tenebre dell’odio e dell’indifferenza.
