LONDRA – Cala il sipario su un’era della mobilità urbana nel Regno Unito. Zipcar, il pioniere e gigante globale del car-sharing, ha ufficialmente annunciato la sua ritirata dal mercato britannico. La decisione, comunicata dalla casa madre, il colosso dell’autonoleggio Avis Budget Group, segna un punto di svolta per il settore e lascia un’eredità complessa, fatta di successi iniziali, difficoltà economiche crescenti e un impatto normativo sempre più stringente. A partire dal 31 dicembre, la piattaforma ha sospeso le nuove prenotazioni, avviando un processo di consultazione formale con i suoi 71 dipendenti nel Regno Unito in vista della chiusura definitiva.

Una ritirata strategica: le ragioni dell’addio

La scelta di abbandonare il suolo britannico non è un fulmine a ciel sereno, ma la conseguenza di una serie di fattori economici e strategici che hanno progressivamente eroso la redditività del servizio. Secondo gli ultimi bilanci depositati, Zipcar UK ha registrato nel 2024 una perdita di 11,7 milioni di sterline, a fronte di ricavi in calo da 53 a 47 milioni di sterline rispetto all’anno precedente. Questa performance negativa si inserisce in un contesto più ampio di “trasformazione del business internazionale” del gruppo Avis Budget, volto a “razionalizzare le operazioni, migliorare i rendimenti e posizionare l’azienda per una sostenibilità e una crescita a lungo termine“, come dichiarato da un portavoce. In parole povere, il mercato britannico non era più profittevole.

La crisi del costo della vita ha giocato un ruolo cruciale, spingendo gli utenti a ridurre le spese discrezionali, con viaggi più brevi e meno frequenti. Già nel corso del 2024, Zipcar aveva tentato di arginare le perdite concentrando le proprie forze su Londra, il suo mercato principale con oltre 550.000 iscritti, chiudendo le operazioni in città universitarie strategiche come Oxford, Cambridge e Bristol, giudicate non più sostenibili economicamente. Una mossa che, a posteriori, si è rivelata il preludio alla ritirata completa.

L’impatto della Congestion Charge: la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Un elemento determinante che sembra aver accelerato la decisione è stata la recente modifica della Congestion Charge di Londra. A partire da gennaio 2026, anche i veicoli elettrici, che costituivano oltre un terzo della flotta di circa 3.000 veicoli di Zipcar nel Regno Unito, non sono più esenti dal pagamento della tassa giornaliera per l’accesso al centro della città. Questa nuova normativa avrebbe comportato un aggravio di costi stimato in circa 1 milione di sterline all’anno per gli operatori di car club, una cifra insostenibile per un’azienda già in perdita. La difficoltà di ribaltare interamente questo costo sugli utenti finali senza perdere competitività ha rappresentato un ostacolo insormontabile.

Un mercato in trasformazione e le conseguenze per gli utenti

L’addio di Zipcar, che contava circa 650.000 iscritti nel Regno Unito, lascia un vuoto significativo nel mercato della mobilità condivisa. Per oltre un decennio, il servizio è stato una soluzione flessibile ed economica per studenti, freelance, famiglie e piccole imprese, rappresentando un’alternativa concreta all’auto di proprietà in contesti urbani densamente popolati. La sua scomparsa non solo crea un disagio per gli utenti abituati alla comodità del servizio, ma solleva anche preoccupazioni di natura ambientale e urbanistica. Molti esperti temono che la mancanza di alternative valide possa spingere una parte degli ex utenti a considerare nuovamente l’acquisto di un veicolo privato, vanificando anni di politiche volte a ridurre il traffico e l’inquinamento.

Il general manager di Zipcar UK, James Taylor, ha indirizzato i clienti verso il sito di CoMoUK, l’ente nazionale per il trasporto condiviso, per esplorare altre opzioni disponibili sul mercato. Tuttavia, la posizione quasi monopolistica di Zipcar, specialmente a Londra, rende la transizione complessa.

Il futuro del car-sharing nel Regno Unito

La vicenda di Zipcar evidenzia le fragilità di un modello di business che, sebbene promettente e allineato con le moderne esigenze di sostenibilità, si scontra con la dura realtà dei costi operativi, della competizione e di un quadro normativo in continua evoluzione. Mentre in Nord America il modello di Zipcar continua a prosperare, il contesto europeo, e in particolare quello londinese, si è rivelato più ostico. L’uscita di scena di un operatore così importante è un campanello d’allarme per l’intero settore e per le amministrazioni locali, chiamate a creare un ecosistema più favorevole per la mobilità condivisa, se si vuole davvero perseguire l’obiettivo di città meno congestionate e più sostenibili. La sfida ora passa ad altri operatori e a nuove possibili soluzioni, ma il cammino appare tutt’altro che in discesa.

Di davinci

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